Partecipazione dei parlamentari a numeri ridotti, ancora tanti assenteisti

Al senato il livello di presenza più alto è del Movimento 5 stelle, alla camera invece al primo posto per livello di partecipazione troviamo l’Alleanza Verdi-Sinistra 

di Redazione | 02 Aprile 2024 @ 05:27 | POLITICA
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Il tema della partecipazione dei parlamentari ai lavori delle rispettive camere riscuote sempre grande attenzione da parte di media e opinione pubblica. D’altronde deputati e senatori, oltre a un dovere di natura morale, hanno anche obblighi specifici definiti dalle norme. Nell’attuale legislatura il livello medio di partecipazione è abbastanza alto ma ci sono ancora tanti assenteisti.

Ciò anche al netto dei parlamentari che vengono considerati come “in missione” e risultano quindi presenti anche se di fatto non lo sono. È il caso ad esempio di chi ricopre incarichi di governo. Tale istituto tuttavia ha ancora molte zone d’ombra e non riguarda solo i componenti dell’esecutivo. In molti casi risulta impossibile capire la ratio con cui ai deputati e ai senatori viene concesso questo status. Questo dovrebbe spingere a delle riflessioni, non solo sull’opportunità di una maggiore trasparenza nell’utilizzo di questo strumento ma anche sul tema degli incarichi multipli. Fattore che, impedendo a molti parlamentari di partecipare ai lavori, indebolisce ulteriormente un’istituzione in crisi.

Il tema della partecipazione dei parlamentari ai lavori delle rispettive camere riscuote sempre grande attenzione da parte di media e opinione pubblica. D’altronde deputati e senatori, oltre a un dovere di natura morale, hanno anche obblighi specifici definiti dalle norme.

Nell’attuale legislatura il livello medio di partecipazione è abbastanza alto. Una dinamica che è almeno in parte influenzata anche dal taglio del numero dei parlamentari. Questo infatti probabilmente spinge molti a essere più presenti, non solo per assicurare il numero legale ma anche per garantire la tenuta della maggioranza. Nonostante questo però, anche nell’attuale parlamento, ci sono dei casi di assenteismo per cui è difficile trovare una giustificazione.

111 i deputati e i senatori che hanno partecipato a meno della metà delle votazioni elettroniche.

Ciò anche al netto dei presidenti d’aula (che solitamente non partecipano alle votazioni) e dei parlamentari che hanno incarichi di governo. Spesso questi ultimi sono considerati come “in missione” e risultano quindi come presenti anche se di fatto non lo sono. Tale istituto tuttavia ha ancora molte zone d’ombra e non riguarda solo i componenti dell’esecutivo. In molti casi risulta impossibile capire la ratio con cui ai deputati e ai senatori viene concesso questo status.

Questo dovrebbe spingere a delle riflessioni, non solo sull’opportunità di una maggiore trasparenza nell’utilizzo di questo strumento ma anche sul tema degli incarichi multipli. Fattore che, impedendo a molti parlamentari di partecipare ai lavori, indebolisce ulteriormente un’istituzione in crisi.

Come si contano presenze, assenze e missioni dei parlamentari

La qualità del lavoro di un parlamentare non si può valutare esclusivamente attraverso i dati sul livello di partecipazione alle sedute dell’aula. Questo però è sicuramente un dato da tenere in considerazione.

Oltre alle fisiologiche assenze dovute a motivi di salute, ci sono anche altri casi in cui un parlamentare può non partecipare alle votazioni. Può infatti essere impegnato in altri incarichi istituzionali, oppure è possibile che si tratti di casi di assenteismo. Per questo motivo è importante monitorare costantemente il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive camere.

I dati possono essere ricavati dagli esiti delle votazioni elettroniche che vengono messi a disposizione da camera e senato. A seguito di ogni singolo scrutinio i parlamentari possono risultare presenti, assenti o in missione. La somma di tutti gli esiti delle votazioni restituisce il livello di partecipazione dei singoli esponenti.

10.920 le votazioni elettroniche effettuate alla camera e al senato dall’inizio della XIX legislatura.

Si definisce come “in missione” quel parlamentare che non partecipa al voto perché occupato in altri compiti istituzionali. Può trattarsi di un incarico ricevuto dalla camera o dal senato (solitamente se componente dell’ufficio di presidenza, presidente di una commissione parlamentare o capogruppo) oppure di attività connesse ad altri incarichi politico-istituzionali e di governo.

Poiché si tratta di una sorta di assenza giustificata, i parlamentari in missione non subiscono alcuna decurtazione della diaria.

I dati sulle presenze per gruppo

Come anticipato, il livello di partecipazione ai lavori delle camere è mediamente alto. A Montecitorio il dato relativo alla partecipazione si attesta complessivamente sul 69,4%. Le assenze sono in media il 16,7% mentre la mancata partecipazione dovuta alle missioni è del 13,9%. Oltre la metà dei deputati (220) può vantare un livello di partecipazione compreso tra il 75% e il 100% mentre sono 80 (il 20%) coloro che hanno votato in meno della metà delle occasioni.

71,8% il livello di partecipazione media complessiva alle votazioni elettroniche di deputati e senatori. 

A palazzo Madama la media della partecipazione è del 78,4%, le assenze costituiscono il 6,4% e le missioni il 15,3%. In questo caso circa 3 quarti degli esponenti presenti può vantare un livello di partecipazione compreso tra il 75% e il 100% mentre solo 31 fanno registrare un valore inferiore al 50%.

Analizzando i dati sulla partecipazione in base ai gruppi presenti in parlamento possiamo osservare che al senato il livello di presenza più alto è del Movimento 5 stelle (86,8%). Seguono Partito democratico (81,2%) e Fratelli d’Italia (81,1%) mentre il valore inferiore è quello del gruppo misto (55,4%). Alla camera invece al primo posto per livello di partecipazione troviamo l’Alleanza Verdi-Sinistra (che al senato fa parte del misto) con un valore del 79,9%. Anche in questo ramo del parlamento troviamo il Pd al secondo posto (75,1%) e Fdi al terzo (73,2%). Il dato più basso invece è quello di Noi moderati (54,4%).

Ovviamente soprattutto nel caso dei gruppi di maggioranza occorre tenere presente che spesso la mancata partecipazione alle votazioni è dovuta a impegni concomitanti legati agli altri incarichi che gli esponenti di queste formazioni ricoprono. Per questo è sempre importante valutare i dati sulle presenze congiuntamente a quelli sulle missioni.

A volte è impossibile capire perché un parlamentare è in missione.

La percentuale di missioni è infatti significativa nel caso di LegaForza Italia e Noi moderati (che però non ha rappresentanti nell’esecutivo) mentre probabilmente Fdi compensa questa dinamica con l’alto numero di esponenti che può vantare in parlamento. Questo consente al partito di Giorgia Meloni di avere comunque una percentuale di presenze molto alta.

C’è da tenere presente però che l’istituto delle missioni non è mai stato normato in maniera adeguata e presenta ancora molte zone oscure. Ad esempio non viene mai specificata la motivazione che ha portato la presidenza dell’aula ad autorizzare la missione. Se per gli esponenti dell’esecutivo questa può essere abbastanza ovvia, in altri casi non è così. Come ad esempio per il gruppo di Azione alla camera o Per le autonomie al senato. Gruppi con una percentuale di assenze per missioni piuttosto elevata ma che non fanno parte della maggioranza e non hanno quindi esponenti al loro interno con incarichi nell’esecutivo.

Chi sono i parlamentari più assenteisti

Come detto, nell’attuale legislatura il livello medio di partecipazione alle votazioni elettroniche è piuttosto alto anche se non mancano i casi in cui l’assenza in aula è difficilmente giustificabile. Sia alla camera che al senato sono molti i nomi noti anche al grande pubblico che fanno registrare una percentuale di partecipazione alle votazioni elettroniche particolarmente bassa.

Tra questi, a Montecitorio troviamo l’ex leader della Lega Umberto Bossi (i cui problemi di salute sono noti) che non ha praticamente mai partecipato ai lavori. Lo stesso vale per il collega di partito Antonio Angelucci. Troviamo poi tra gli altri anche l’ex ministro e attuale presidente della commissione esteri Giulio Tremonti (4,3% di presenze), Marta Fascina (5,2%), l’ex ministro del Pd e attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (10,7%) e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi (22,3%).

palazzo Madama la media di partecipazione è sensibilmente più alta rispetto alla camera. Tanto che tra i senatori con la percentuale di presenze più bassa figura anche la capogruppo del Pd Simona Malpezzi che però è stata presente a oltre la metà delle votazioni (61,9%). Tra i meno presenti troviamo poi Franco Mirabelli (4,8%), Guido Castelli (15,3%) e Claudio Borghi (34,3%). Anche in questo caso incontriamo alcuni nomi noti tra i meno presenti. Si tratta di Carlo Calenda (53,8%) e Matteo Renzi (55,5%).

È importante ribadire ancora una volta che in alcuni casi la bassa percentuale di presenze è dovuta a un altissimo tasso di missioni. Ma se in certe situazioni il motivo è facilmente riconducibile ad altri incarichi in altre ciò è meno comprensibile. Peraltro, se è vero che generalmente gli esponenti del governo partecipano poco alle sedute dell’aula, c’è anche da dire che questo non vale per tutti nella stessa misura.

Ad esempio, il sottosegretario all’informazione e all’editoria Alberto Barchini registra un tasso di partecipazione alle sedute del senato del 48,7%. Il sottosegretario alle infrastrutture e i trasporti Tullio Ferrante si attesta al 46,1% mentre quello alla giustizia Andrea Ostellari al 46%.

Fonte Openpolis


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