Parrucchieri aperti ma nel mirino del Fisco: arriva lo shampometro contro l’evasione

di Cristina D'Armi | 20 Novembre 2020 @ 07:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
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L’AQUILA – Niente stop per i saloni di acconciatori con il Dpcm del 3 novembre, neanche nelle zone rosse dove di fatto è in vigore un nuovo lockdown, ma, a limitare i parrucchieri, sarà il fisco. Sebbene tutti gli accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate siano congelati fino a fine anno per l’emergenza covid-19, l’amministrazione finanziaria potrà contare su un nuovo strumento per monitorare tali attività con maggiore attenzione. Lo shampometro è lo strumento promosso dai giudici tributari del Lazio attraverso il quale  è possibile ricostruire quanti clienti sono stati serviti in base al consumo di shampo: se è alto, ma i redditi dichiarati sono bassi, scatta l’allarme rosso. Tale metodo analitico-induttivo è stato ritenuto perfettamente idoneo dalla commissione tributaria del Lazio, che ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate in sede di ricorso presentato da una società contribuente.

Tutto ha origine in una contestazione del Fisco per l’anno 2014: il ricalcolo di Irap, Ires e Iva, più sanzioni e interessi conseguenti, avevano portato a richiedere 78mila euro ad società. Una rettifica in cui l’Agenzia si è avvalsa della ricostruzione sulla base delle materie prime utilizzate per servire la clientela. Dopo il respingimento del ricorso in primo grado, la società ha presentato appello in Commissione regionale. Nello specifico la difesa della Srl ha fatto rilevare che dalla ricostruzione effettuata con lo shampometro,  non  si teneva conto di autoconsumo, sapone neutro utilizzato nei bagni e scorte riportate nell’anno successivo che, insieme  alle ore effettivamente lavorate risultanti dal libro unico del consulente del lavoro, erano sufficienti a giustificare il reddito dichiarato. Il Fisco, convinto della scarsa proficuità dell’attività della Spa rispetto ai reali ricavi, ha replicato constatando consistenti liquidità in cassa e restituzioni in contanti dei prestiti fatti dai soci in fase di costituzione della società. Anche i giudici della Ctr hanno pertanto respinto il ricorso della Spa, riconoscendo la legittimità dell’accertamento effettuato con lo shampometro.

Questa pratica, come ricordato dalla Ctr, si è legittimata anche in altre attività, come il tovagliometro per i ristoranti, con cui si conta il numero di tovaglioli utilizzati per risalire al numero dei clienti. In sintesi bisogna fare attenzione alle materie prime che si consumano: maggiori saranno, più consistente sarà reputato il volume d’affari conseguito.

 


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