terremoto-macerie-fiori-300x200di Giustino Parisse, Il Centro/Blog – Oggi (ieri, ndr) sul Corsera un articolo di Stella fa notare come si rischia la prescrizione per il processo sui cosiddetti isolatori sismici difettosi. Stella conclude: lo Stato ci metta la faccia. Tutto vero e tutto bene. Quasi nessuno dei giornali nazionali si è però accorto delle motivazioni della sentenza Grandi Rischi (che assolve sei dei 7 componenti della commissione che si riunì all’Aquila il 31 marzo del 2009). I giudici di secondo grado (in nome del popolo italiano) arrivano quasi a negare che all’Aquila ci sia stato un terremoto scrivendo anche cose non vere. Questo ha scritto il collega Enrico Nardecchia sul Centro pochi giorni fa a proposito di un passaggio delle motivazioni (pagina 215): “Nonostante le carenze costruttive” scrivono i giudici “evidenziate nel Rapporto Barberi» (dal quale risultava che all’Aquila, su 752 edifici in muratura censiti, ben 555 rientravano nella fascia di vulnerabilità medio-alta) può affermarsi che il tessuto urbanistico della città ha nel suo complesso assolto alla funzione di proteggere i residenti, essendo collassato a seguito del sisma solo l’1 per cento dei fabbricati in cemento armato (tutti costruiti in violazione della normativa antisismica) mentre l’alta percentuale di studenti tra le vittime è dovuta al cedimento della Casa dello studente, che ne ospitava molti, non già a una particolare fragilità di tale categoria di residenti”.
“A questo proposito” chiosa Nardecchia “va tuttavia precisato che, secondo le stime, sono stati 55 gli universitari che hanno perso la vita la notte del terremoto, otto dei quali abitavano nella Casa dello studente”.
Dunque per i giudici, all’Aquila il terremoto non c’è stato, e se c’è stato è stato una bazzecola, se qualcuno è morto fa parte del gioco, stava semplicemente nel posto sbagliato. E poi quel dato allucinante sugli studenti. Un cinismo macabro a cui si aggiunge uno schiaffo alla verità e a chi ha sofferto e soffre. Non contesto le assoluzioni _ rispetto questa come altre sentenze _ ma almeno permettetemi di indignarmi per le bugie. E’ qui che lo Stato, caro Stella, dovrebbe metterci la faccia, mentre se l’è già coperta di vergogna.

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