Papa Francesco concede l’indulgenza plenaria per coloro che soffrono a causa della pandemia

di don Daniele Pinton | 22 Marzo 2020, @02:03 | CREDERE OGGI
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L’impegno di papa Francesco di portare consolazione a coloro che soffrono per il Coronavirus, si manifesta con segni concreti di attenzione concreta ai sofferenti che la Chiesa attua non solo con le opere corporali, ma anche con azioni volte a portare sollievo spirituale ai credenti, attraverso il dono della misericordia di Dio, che vuole manifestare il volto paterno e amorevole del Padre verso coloro che soffrono a causa di questa pandemia.

‘Il momento presente in cui versa l’intera umanità, minacciata da un morbo invisibile e insidioso, che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti è scandito giorno dopo giorno da angosciose paure, nuove incertezze e soprattutto diffusa sofferenza fisica e morale’. Con queste parole in un Decreto del 20 marzo 2020, la Penitenzieria Apostolica Vaticana, ha indicato il contesto per il quale viene concessa una Indulgenza plenaria rivolta ‘ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni’.

La Penitenzieria Apostolica indica inoltre nel Decreto le condizioni per poter acquisire questa speciale indulgenza plenaria: ‘se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile’.

Sempre di più, la Chiesa a causa di questa pandemia che sta ormai affliggendo l’umanità, adotta tutti gli strumenti necessari ad impedire ogni pericolo di contagio e anche per l’applicazione delle disposizioni per ottenere le indulgenze plenarie, concedendo di unirsi spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alle celebrazioni e pratiche di pietà necessarie per l’acquisto delle indulgenze, diventa una Chiesa 3.0.

Ma l’attenzione di Papa Francesco verso ‘tutti i samaritani’ che costantemente si adoperano verso i malati e i sofferenti affetti dal Coronavirus, più volta sottolineata nelle omelie tenute durante la Santa Messa mattutina a Santa Marta, trasmessa in diretta su TV2000 alle ore 7.00, viene ulteriormente espressa attraverso questo Decreto in cui si dedica particolare attenzione a coloro che mettono a rischio la propria vita per compiere questa ‘missione d’amore’: ‘gli operatori sanitari, i familiari e quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus secondo le parole del divino Redentore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13), otterranno il medesimo dono dell’Indulgenza plenaria alle stesse condizioni’.

Nella stessa data, la Penitenzieria Apostolica Vaticana ha trasmesso anche una Nota circa il Sacramento della Riconciliazione  nell’attuale situazione pandemica in cui per ‘la gravità delle attuali circostanze, e soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà’, si ricorda che, qualora la Conferenza Episcopale o il Vescovo Diocesano lo ritengano opportuno, viene concessa la possibilità di impartire ‘l’assoluzione collettiva’ a più fedeli insieme, ‘senza la previa confessione individuale’. 

Questo passaggio della Nota della Penitenzieria, attua la possibilità di utilizzare uno schema presente nel Rituale della Penitenza, approvato da papa Paolo VI nella Riforma Liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Il nuovo Rito della Penitenza, pubblicato il 7 febbraio 1974, subito tradotto in italiano ed entrato in vigore il 21 aprile 1974, fu motivo di studio per alcuni mesi e con una lettera della Segreteria Generale  della CEI, n. 1198/74 del 7.IX.1974, fu chiesto ai membri della Conferenza  Episcopale il voto circa alcune precisazioni sul Rito della Penitenza e tra queste si chiedeva un valido parere ai vescovi italiani sulla confessione collettiva. A tal proposito i vescovi non approvarono questa modalità con cui amministrare il sacramento della Penitenza perché non si erano riscontrati in Italia casi tali da ammettere l’assoluzione generale. Oggi, come sottolineato dalla Penitenzieria Apostolica, a causa del Coronavirus, si viene a creare un contesto in cui la confessione collettiva, con l’attenta valutazione dei nostri Vescovi, potrà essere una modalità con cui sacramentalmente si potrà sperimentare la misericordia di Dio, evitando ulteriori pericoli di contagio sia per i fedeli come anche per i sacerdoti.

Nella stessa nota della Penitenzieria, si afferma che laddove ‘i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale’, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali’.

La nota si conclude affermando che ‘mai come in questo tempo la Chiesa sperimenta la forza della comunione dei santi, innalza al suo Signore Crocifisso e Risorto voti e preghiere, in particolare il Sacrificio della Santa Messa, quotidianamente celebrato, anche senza popolo, dai sacerdoti’.

di don Daniele Pinton


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