Papa: abbiate il coraggio di dire ‘Pensa che c’è una strada migliore’

di don Daniele Pinton | 08 Dicembre 2021 @ 19:37 | CREDERE OGGI
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Recatosi nel tardo pomeriggio di oggi, alla ‘Fraternità Buon samaritano’, presente a Roma, per chiudere l’Anno speciale dedicato a San Giuseppe, Papa Francesco, ha incontrato circa 25 fratelli e sorelle provenienti da alcune fraternità delle ‘Comunità Cenacolo’ di Madre Elvira Petrozzi, esortandoli ad avere ‘il coraggio di dire: Pensa che c’è una strada migliore’.

‘Dopo aver visto un film sulla vita di San Giuseppe, realizzato dai ragazzi ospiti delle due fraternità a Medjugorje, e aver ascoltato alcune delle storie di accoglienza e rinascita vissute dai membri della Comunità, il Papa ha preso la parola per ringraziare la Comunità Cenacolo e incoraggiare il cammino di questi giovani: “Non avere paura della realtà, della verità, delle nostre miserie. Non avere paura perché a Gesù piace la realtà come è, non truccata, al Signore non piace la gente che si trucca l’anima, che si trucca il cuore” e ha aggiunto “Aiutate tanti giovani che sono in situazioni come la vostra”. Infine, ha esortato il Papa: “abbiate il coraggio di dire: ‘Pensa che c’è una strada migliore’”.

Ad accompagnare il Papa nella visita alla fraternità Buon Samaritano, anche don Luigi Maria Epicoco, presbitero dell’Arcidiocesi di L’Aquila, attualmente direttore dell’ISSR ‘Fides et Ratio’ e assistente ecclesiastico del Dicastero per la comunicazione ed editorialista dell’Osservatore Romano.

Nella Lettera apostolica Patris corde, con la quale l’8 dicembre 2020 papa Francesco aveva indetto l’Anno speciale dedicato a S. Giuseppe, aveva descritto la paternità di S. Giuseppe, affermando che “Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché cisi prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti”. 

Se ci domandiamo perché il Papa abbia voluto chiudere questo anno speciale tra i giovani della fraternità ‘Buon Samariato’, possiamo probabilmente trovare una chiara risposta in questo passaggio, di cui Francesco ha fatto una ‘regola di vita’, fin dall’inizio del suo pontificato: essere padre che esercita la sua paternità, prendendosi cura di coloro che a volte un padre non lo hanno avuto.

Il 16 luglio 1983, suor Elvira Petrozzi, per rispondere ‘all’urlo di disperazione di tanti giovani smarriti, ingannati e delusi, che cercano la gioia di vivere e il vero senso dell’esistenza nelle false luci del mondo, dà inizio alla Comunità Cenacolo sulla collina di Saluzzo (CN), creando un ‘un luogo di accoglienza, di amore e di servizio alla vita che negli anni è divenuto fonte di speranza e di risurrezione per tante persone perse nel mondo delle tenebre, tristi, emarginate, disperate, drogate’. 

Madre Elvira si trova in breve tempo a rispondere alla richiesta di aiuto di molti giovani provenienti da più parti del mondo che chiedono di essere accolti ‘per risorgere a vita nuova, e così le case della Comunità Cenacolo, chiamate fraternità, negli anni si moltiplicano prima in Italia, quindi in Europa e poi in altre terre’ arrivando oggi ad essere settantuno.

Nel corso degli anni, affascinati dallo stile di vita, di fede, di condivisione e di servizio vissuti nella Comunità, si sono uniti a Madre Elvira giovani volontari, laici, famiglie, fratelli (tra i quali alcuni sacerdoti) e sorelle consacrate, che vivono e si dedicano a tempo pieno e nella totale gratuità a servizio di quest’opera, condividendo la loro vita insieme alle persone accolte, in un cammino fraterno “dalle tenebre alla Luce” che porta alla riscoperta della gioia della fede, della bellezza della vita e della vera libertà. La Comunità Cenacolo è stata riconosciuta nella Chiesa, presso il Pontificio Consiglio per i Laici, come Associazione Privata Internazionale di Fedeli. Madre Elvira ripete spesso che “… siamo noi i primi testimoni di un miracolo di Dio mai pensato né programmato a tavolino, che ci supera e ci sorprende, di cui per grazia siamo partecipi”. La Comunità desidera non solo essere un luogo di recupero e di assistenza sociale, ma una “scuola di vita”, una “grande famiglia” dove la persona accolta possa sentirsi “a casa” e ritrovare così la propria dignità, la guarigione delle ferite, la pace nel cuore, la gioia di vivere e il desiderio di amare. 

Anche la Chiesa aquilana, nell’immediato post-sisma del 2009, ha visto l’energica presenza di Madre Elvira, che in quei giorni si fece presente per sostenere con i suoi ragazzi i bisogni dei terremotati, e anche dalla nostra Chiesa sono partiti giovani, che sono entrati nella Comunità Cenacolo, prima come volontari e poi dopo avere costituito una famiglia con il matrimonio cristiano, si sono dedicati a tempo pieno e gratuito al servizio delle persone accolte, in un cammino fraterno “dalle tenebre alla Luce“.


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