Paola Michelini e il suo “Introversa”: lotta al patriarcato con dati alla mano

di Eleonora Iacobone | 10 Aprile 2024 @ 05:00 | CULTURA
Print Friendly and PDF

Il penultimo appuntamento della Stand Up Comedy del TSA vede in scena Paola Michelini con “Introversa”

L’AQUILA – Si è da poco conclusa la stagione teatrale del Teatro Stabile d’Abruzzo, ma gli eventi continuano con gli appuntamenti irriverenti della Stand Up Comedy che, ieri sera, ha visto sul palco dell’Auditorium del Parco l’attrice Paola Michelini con il suo spettacolo Introversa. Il titolo è frutto di un’attenta analisi della definizione che Aristotele dà della donna come “un uomo mancato” che, appunto, trattiene dentro di sé ciò che l’uomo porta nel mondo in bella vista! Dunque, un’introversa.

La Michelini lo annuncia come “un evento unico ed irripetibile” che ha “la stessa valenza storica dello sbarco sulla luna”. Il motivo? “Per la prima volta proveremo definitivamente, dati scientifici alla mano, la netta superiorità della donna sull’uomo”. E secondo Paola Michelini “Lo dice la Scienza”!

Non mancano, infatti, le argomentazioni valide per combattere un mostro che, nonostante i tempi moderni, sembra essere sempre alle calcagna: il patriarcato, tema di cui molte scrittrici hanno parlato, da Michela Murgia in “Stai zitta!” a Caroline Criado Perez con il suo “Invisibili”, in cui analizza il gender data gap e il totale silenzio sul mondo femminile. Ma cos’è questo gender data gap? “No, non è il nome di una band K-Pop super cool!”, ironizza la Michelini, e ce lo spiega parlando della totale (o quasi!) assenza di dati sull’universo femminile, sui loro corpi, bisogni e abitudini.

Sapevate che i sedili delle automobili sono costruiti sulla base di modelli esclusivamente maschili? Così le cinture di sicurezza, che avrebbero lo scopo di “salvarci la vita”, sono pensate su corpi maschili. Lo stesso vale per i test sui medicinali, fatti per lo più sugli uomini, perché le donne “hanno altro da fare”, “hanno i figli, la famiglia”, e potremmo andare avanti con infiniti cliché. Insomma, “l’unico motivo per cui una donna avrebbe la meglio a nascere donna è perché almeno non sarebbe una cavia da laboratorio”!

Paola Michelini porta in scena, senza mezzi termini – o al massimo li inglesizza! -, tematiche e “mostri” diversi con cui le donne si ritrovano a combattere oggigiorno, che sia una malattia invalidante e poco attenzionata come l’endometriosi, o il dover stare sempre attenta a non urtare la sensibilità maschile. Ebbene sì, perché, se tra le paure più grandi di una donna c’è quella di subire violenza, tra quelle di un uomo c’è il “sentirsi ridicolo. E allora che si fa? “Si ride anche alle sue battute di merda pur di non farlo sentire stupido”.

E se lo stereotipo del maschio alfa che deve predominare ad ogni costo fosse qualcosa che alimentiamo noi donne con la nostra eccessiva attenzione e accondiscendenza?

Rebecca Solnit, nel saggio “Gli uomini mi spiegano le cose. Riflessioni sulla sopraffazione maschile”, ci pone dinanzi al fenomeno del mainsplainig, quel tentativo – oserei dire saccente e non richiesto – messo in atto da un uomo quando si erge a grande sapiente che deve spiegare ad una donna “come si fa”, come se questa non avesse le stesse capacità nella vita.

Eppure la Michelini si chiede, con un’implicita richiesta al mondo maschile, perché le donne sono una minoranza a governare il mondo? E invoca così un’utopica fiducia da parte dell’altro sesso, concludendo “Io mi fiderei di una che per una settimana al mese sfida l’esercito degli ormoni e ne esce viva”. Gli uomini sarebbero in grado di uscirne altrettanto illesi? Chi può dirlo?! È utopia anche questa!


Print Friendly and PDF

TAGS