“Panem et circenses”, calci alla morale e all’umanità

di Carlo Di Stanislao

di Redazione | 21 Giugno 2024 @ 17:56 | RACCONTANDO
PANEM ET CIRCENSES
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“Ti stupirai di quanto l’idiozia sia imperante” (Seneca). C’erano già arrivati i Romani. Nel tentativo di controllare la rabbia e la frustrazione sociale sostenevano “duas tantum res anxius optat panem et circenses” (il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi). “Panem et circenses”, tradotto dal latino, significa “pane e giochi del circo”, e indica la strategia di distrazione di massa consistente nel fornire un “piatto a tavola” e varie forme di intrattenimento in modo da tenere tranquillo e soggiogare il popolo, mantenendolo indifferente verso i soprusi di chi concentra nelle sue mani il potere, di chi effettivamente comanda. Una versione più evoluta dell’espressione risale all’epoca del Regno delle Due Sicilie ed è nota come quella delle “tre F”, ossia “Feste, Farina e Forca”: al cibo e alle feste si affianca anche l’elemento della paura, tramite la repressione giudiziaria e quindi con le impiccagioni esemplari.

Siamo giunti nel terzo millennio, e nonostante le conquiste tecnologiche della nostra specie, talmente evoluta da essere votata all’autodistruzione, si riescono ad assicurare (non sempre) delle condizioni minime di vita e dei diritti umani basilari solo a una parte della società globale, quella più opulenta, moralmente e materialmente affogata in sprechi materiali e intellettuali futili: mentre l’industria alimentare ci rimpinza di cibo spazzatura e quella mediatica ci propina show salottieri e frivoli, un’altra parte del Mondo, saccheggiata e sfruttata da secoli, fa fatica a mettere insieme la quantità minima di calorie necessarie per arrivare alla fine della giornata, fuggendo da guerre e carestie per poi essere tacciata di “rubare il lavoro” e addirittura di essere colpevole di una fantomatica “sostituzione etnica”.

Gli Attici infiltrati dai Sinnici generarono Peastum ed Empedocle. La presunta “apolitica” industria dello “sport-show-business” fomenta una particolare forma di “voyeurismo sportivo”, unita a una perversa logica politica identitaria che porta all’immedesimazione con chi materialmente è impegnato in una competizione: spendiamo miliardi per lo sport ad alti livelli, investendo risorse spropositate su élite di professionisti che dovrebbero fungere da modello per invogliare le nuove generazioni a praticare una sana attività fisica, che finiscono però per diventare gli idoli di tifosi che, letteralmente, si ammazzano sulla spinta di un para-nazionalismo sportivo.

L’“evoluta” società del terzo millennio riesce però a trovare miliardi da spendere nel marketing e nei diritti televisivi per trasmettere incontri, competizioni e campionati, arricchendo ulteriormente una ristretta cerchia di persone, ed esaltando non i valori di fratellanza e divertimento che dovrebbero essere tipici dello sport, ma quelli della concezione di una competizione esasperata, se non addirittura sleale, che a sua volta riflette le meccaniche del capitalismo che pervadono ogni ambito della nostra esistenza, individuale e collettiva, oltre a quelle della guerra che si traduce in scontri fisici tra ultras (quasi sempre di estrema destra) in nome di assurde logiche nazional-localiste.

Ma la logica del “pane e giochi circensi” non la troviamo solo nell’ambito sportivo: oltre al “pizza e calcio” potremmo parlare di “pizza e Netflix”, o ancora meglio di “surgelati, social e soppressione” penale, rielaborando il concetto borbonico delle “tre F” con quello più attuale delle “tre S”. La dimensione dell’intrattenimento malsano e frivolo, fine a sé stesso o finalizzato a vendere pubblicità, invade anche gli ambiti della vita politica. Parallelamente chi si impegna in battaglie per un mondo migliore viene visto come un pericoloso sovversivo, un poco di buono, un perditempo e un ingenuo lavativo, una persona socialmente divergente e “deviata” da isolare, reprimere e sopprimere, mentre il sostegno a una fede politica si tramuta in appartenenza da stadio, nel tifo di un “leader” politico, degradato a chiacchiera da bar, tramutando la scheda elettorale in schedina del totocalcio.

Ma nonostante le “armi di distrazioni di massa” abbiamo ancora il potere di comprendere e cambiare la nostra società, le nostre abitudini, anche se a qualcuno fa più comodo “imporre” dei prodotti e delle scelte omologanti e omologate! “Dirottiamo” più risorse per praticarlo lo sport invece di fare i “guardoni” delle partite, impieghiamo le nostre energie per sperimentare pratiche più fruttuose di intrattenimento che non ci riducano a semplici “consumatori”, ma cittadini del mondo consapevoli e protagonisti: nell’immediato dovremmo costruire più parchi, campetti, strutture sportive per fare sport gratuitamente, dovremmo finanziare le biblioteche, le attività teatrali e cinematografiche dal basso, le sperimentazioni artistiche, artigianali, scientifiche, i luoghi in cui fare musica, ballare e gioire in maniera libera e senza dover pagare la “consumazione”… Insomma, in estrema sintesi: riappropriamoci della Cultura e di una Vita sana, libere e inclusive, diventiamo protagonisti ed estendiamo le pratiche culturali auto-gestionarie anche all’auto-governo, diffondendo il potere decisionale e immaginativo e non accentrandolo nelle mani di chi impone un’egemonia culturale qualunquista e subordinata alla divinità capitalista.

 Nelle sue satire Giovenale denunciava la tendenza dei potenti della sua epoca (e di quelle precedenti) a cercare di conquistare il consenso delle masse urbane distribuendo cibo gratis e organizzando spettacoli, spesso sanguinosi, nelle arene dei circhi costruiti allo scopo. Da quei tempi ad oggi la formula del “panem et circenses” è stata sempre usata per mettere in luce le operazioni di distrazione di massa compiute dai governi per distogliere i cittadini del proprio Paese dai problemi reali ed indirizzare le loro attenzioni verso questioni illusorie e marginali.

Dovremo pagare fra 10 e 14 miliardi ogni anno e non si sa per quanti anni alla UE per eccesso di deficit, abbiamo un disavanzo fra entrate e uscite del 135 per cento, 3 giovani su 10 neanche lo cercano un lavoro, muore un operaio ogni 3 giorni, mancano medici, infermieri, e scuole e insegnanti, e tutti a palpitare per Italia Spagna.


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