Palazzo crollato in zona Villa Gioia nella notte del 6 aprile 2009, in Appello riconosciuto risarcimento

Fonte Il Messaggero

di Redazione | 19 Giugno 2024 @ 10:51 | CRONACA
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L’AQUILA – Enza Terzini, 21 anni, era venuta dalla provincia di Pescara per studiare Scienze biologiche all’Università dell’Aquila. La sera prima del terremoto era tornata dal suo paese, Tocco da Casauria: poche ore più tardi avrebbe avuto le ultime lezioni prima delle vacanze di Pasqua, è quanto leggiamo dalle pagine del quotidiano IL MESSAGGERO. La palazzina di via Poggio Santa Maria, zona di Villa Gioia, dove alloggiava con altre tre ragazze, era crollata completamente. Nella stessa stanza di Enza dormiva Eleonora Calesini, la ragazza di Rimini che 43 ore dopo il sisma, è stata estratta viva dalle macerie.

Recentemente il doloroso dramma è stato affrontato in sede di Corte d’Appello civile dell’Aquila che ha ribaltato il verdetto emesso in primo grado in cui era stata rigettata la domanda risarcitoria ai parenti della giovane studentessa pescarese, ritenendo che sul caso fosse intervenuta la prescrizione.

La Corte invece aderendo a quanto sostenuto dagli avvocati Enrico Marinucci, Domenico Fazio e Antonella Micele, ha sostenuto la fondatezza della richiesta risarcitoria per i familiari della ragazza, condannando il Ministero per le Infrastrutture al pagamento di una somma che sfiora il milione e i 200 mila euro.

Sul punto della prescrizione, il collegio di secondo grado civile ha rimarcato come lo stesso Ministero nel sollevare tale eccezione, sia stato generico, non indicando esattamente quando la prescrizione sarebbe intervenuta e quali conseguenze avrebbe comportato. Sulla responsabilità civile del crollo, l’Appello ha aderito alle consulenze dell’ingegnere Maria Gabriella Mulas (in sede penale, concluso con un nulla di fatto per la morte dei presunti responsabili del crollo) e dell’ingegnere Giulia De Simone (consulente del Tribunale civile dell’Aquila) concordi nel ritenere alla base del crollo dell’edificio gravi errori progettuali di calcolo (da parte dell’ingegnere Paolo Cimino) come a esempio nella previsione di un possibile sisma, la tenuta della palazzina solo su una direzione.

Dito puntato degli esperti chiamati a esaminare gli aspetti del crollo dell’edificio, anche sull’appesantimento dell’immobile e la qualità di materiali utilizzati. Lavori difformi alle normative antisismiche dell’epoca avallati dal Genio civile (rappresentato dagli ingegneri Orlando De Rosa e Domenico Colarossi) che al contrario avrebbe dovuto provvedere a un dettagliato controllo sul cantiere o comunque impedire il rilascio dei documenti per la realizzazione dei lavori affidati successivamente alla ditta edile di Luigi Marrone.

NESSUN CASO FORTUITO

Infine il Ctu nella sua relazione in relazione al sisma «ha escluso- si legge nella sentenza d’Appello- che esso sia stata la causa unica e determinante del crollo, poiché, ove correttamente progettato e realizzato, avrebbe retto alle sollecitazioni sismiche, peraltro di gravità non anomala per il territorio aquilano, rispetto al quale esse non possono dunque ritenersi evento eccezionale e imprevedibile, tale da integrare una ipotesi di caso fortuito o forza maggiore”


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