Palazzo Ciolina e via Indipendenza, ultimi due giorni della mostra di Ciccozzi

di Redazione | 05 Settembre 2020 @ 10:13 | EVENTI
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L’AQUILA – Giancarlo Ciccozzi, con la mostra UNTITLED, inizialmente programmata al Palazzo dell’Emiciclo con Vittorio Sgarbi, rimarrà ancora visitabile nei giorni del 5 e 6 settembre per il Festival Jazz dell’Aquila. L’affermato artista aquilano di caratura internazionale ha esposto puntualmente, come ogni anno, per la Perdonanza Celestinana.
Le mostre aperte sono due: a Palazzo Ciolina nei pressi dei Quattro Cantoni e a Palazzo Ciccozzi, in via Indipendenza (traversa di piazza Duomo verdo la ex Prefettura). Le opere esposte fanno parte della serie “Trasposizioni”, delle “Terre e Malte” e di “Carte antiche”, serie prodotte dall’artista negli ultimi due anni, che saranno esposte a breve a Salerno presso Prince Art Gallery/ArtCode Auction del noto gallerista amalfitano Armando Principe. 
 
Ciccozzi, sempre originale, riflessivo e emozionante – si legge in una nota –  si trova apparentemente dinanzi ad uno spericolato sperimentalismo, che distrugge e ricrea allo stesso tempo qualsiasi idea di pittura convenzionale a favore di un’espressione estemporanea non meditata, ma “gettata” sulla tela, forte della scuola di Burri, Vedova, Basaldella e Fontana. 
Profetizzando le parole di Jean Blancheart in una sua recensione su Ciccozzi sembra che l’artista aquilano voglia spazzare via tutto ciò che è stato detto, pensato e realizzato prima. Una specie di free jazz dell’arte. Ma non è solo così. 
Ciccozzi è un artista comunque classico che lavora con tecniche e materiali antichi la cui parabola procede perfettamente in sintonia con un altro grande della sua terra, a lui vicinissimo anche in vita che è Marcello Mariani. 
Elimina qualsiasi l’idea di retorica, orpello, fronzolo, accademia, virtuosismo, scendendo vigorosamente e coraggiosamente in quello che potrebbe essere definito uno spietato esistenzialismo plastico materico. Tutto viene decostruito per essere poi ricomposto alla luce di ciò che l’occhio dello spettatore non aveva. Entrambi innamorati della purezza dei colori a volte camuffati dall’anticatura dei matetiali utilizzati. Dall’azzurro e il Blu del lapislazzulo di Ciccozzi parte l’idea dell’essenza e la metafisica dell’artista. Il rosso è il sangue, l’essenza del dolore, della vita. Le sfumature del bianco, la purezza. Le terre bruciate il suolo arso, la terra. E poi gli squarci sulle tele per vedere cosa c’è dopo. Dopo il dolore, dopo il colore, dopo la morte. Disperatamente. Fino a raggiungere l’ermetismo nero delle opere creste durante il terremoto.
 

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