Palamara, Legnini: mio intervento doveroso, no a letture fuorvianti

di Redazione | 28 Maggio 2020 @ 17:47 | ATTUALITA'
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ROMA – “Si trattò di un intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Csm, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini poiché mi sono sempre battuto per affermare le reciproche sfere di autonomia tra magistratura e politica. I messaggi oggi pubblicati non hanno nulla a che vedere, dunque, con la vicenda Palamara”.

Lo dichiara all’Ansa Giovanni Legnini auspicando la chiusura di “una polemica generata dallo stillicidio di pubblicazioni di messaggi decontestualizzati e perciò parziali e fuorvianti”.

L’intervento di Legnini è legato alle “ricostruzioni apparse oggi sul quotidiano La Verità e alle prese di posizione di alcuni esponenti politici”.

Il 24 agosto 2018, secondo quanto riporta La Verità, Legnini scrive al magistrato Luca Palamara subito dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Matteo Salvini, per la vicenda della nave Diciotti: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave”.

Palamara, pm ex presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), finito nella bufera, risponde: “Ok, sono pronto”, ma Legnini sembra avere fretta: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”.

Il pomeriggio successivo la nota esce e il caso della nave Diciotti viene messo all’ordine del giorno del plenum del Csm. La nota: “Le vicende relative al trattenimento a bordo della nave Diciotti, hanno fatto registrare interventi di esponenti del mondo politico e delle istituzioni, anche in relazione agli accertamenti giurisdizionali in corso. La verifica del rispetto delle norme è doverosa nell’interesse delle istituzioni”.

Segnale, che – si legge sulle colonne del quotidiano La Verità – conferma la volontà di attaccare Salvini, come scritto nello scambio di messaggi tra Palamara e Auriemma: “Ha ragione…ma ora bisogna attaccarlo”.

“I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento – ricorda Legnini all’Ansa – aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, ed in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del Procuratore: intervenne pubblicamente l’Anm, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli ed autorevoli magistrati”.

“Le attività del Consiglio Superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale vice presidente era mio dovere istituzionale – sottolinea – , prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del Consiglio. Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità“.

“Il mio lavoro – chiarisce – era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un Procuratore aggredito ed intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale vice presidente resi pubblica la posizione del Csm con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della Procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso. Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura. Di tutto ciò diedi conto con un’intervista al quotidiano La Stampa il 26 agosto, che riporta esattamente tali fatti e le posizioni espresse”.


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