Ottocento anni dal primo presepe di San Francesco

Riflessione di Vladimiro Placidi

di Redazione | 10 Dicembre 2023 @ 05:00 | CULTURA
presepe
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L’AQUILA – Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della nascita del primo presepe creato a Greccio nel 1223 da Francesco di Assisi. Entrato fortemente nella tradizione cattolico-cristiana come ricostruzione della Natività esso è memoria e custodia nella storia francescana fin dall’esordio e da allora ancora oggi possiamo visitare moltissimi presepi in tutte le chiese ed in particolare in quelle francescane.

Nel Convento di San Giuliano il Padre Francesco Rossi, proveniente da Greccio, è uno dei massimi esperti presepiali e oltre a comporre personalmente alcuni presepi negli spazi conventuali e a realizzarne sempre nuovi in tutta Italia, ne ospita una numerosa raccolta opera di Maurizio De Benedictis, tutta volta alla celebrazione della Natività ricostruendo dal vero ambienti e borghi delle nostre montagne.

Prima di indirizzare i visitatori al Convento di San Giuliano per la scoperta di presepi e tecniche costruttive e scenografiche è utile ricordare come nasce il presepe e la sua importanza non solo in ambito di fede, ma sociale e storico. I Vangeli Sinottici ( i Quattro Vangeli) e quelli Apocrifi sono di fatto la citazione autentica della nascita della divinità.

La rappresentazione della nascita in una stalla con i due animali, bue e asinello, la troviamo nel Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo mentre Luca cita solo una mangiatoia e più tardi in ambito tardo antico entra nel racconto la “grotta”. La “grotta” è presente già nel mondo orientale come luogo ammantato di sacralità e di misticismo ( Il culto mitraico per ricordarne uno).

Le motivazioni della scelta di un antro naturale per la nascita della divinità vanno ricercate nella valenza simbolica e segnica che il subterraneo racchiude già nelle epoche arcaiche. Il mito della caverna platonico molto influenzerà i padri della chiesa che vedranno nella “grotta” il momento della rinascenza a nuova vita, l’uomo che abbatte le tenebre dell’antro, le paure e il male dell’ignoranza con la virtù e la conoscenza.

La “grotta” è luogo di riti pagani celebrati nell’oscurità che con il cristianesimo si trasforma da luogo di lotta tra morte e vita a luogo di spiritualità sulla carnalità. La nascita del Salvatore nella “grotta” viene vissuta come illuminazione dell’animo umano oppresso dal peccato che ascensionalmente risale dal basso all’altitudine del cielo lucente.

Tutti i simboli presenti nel presepe sono significato metaforico della salvezza: la stella, poi divenuta cometa, è elemento di ordine nel disordine terreno che con la segnalazione della nascita del Dio vivente pone equilibrio e giustizia nel mondo, il fiume come alternanza tra morte e vita, passaggio del tempo, il pozzo come collegamento tra il mondo dei morti sotterraneo e la superficie dei vivi, la palma come albero della vita e della conoscenza già apparso nell’Eden.

Con Francesco i simboli si arricchiscono di personaggi umani, veri, autentici e nel 1223, esattamente otto secoli fa, a Greccio compose la prima rappresentazione presepiale per spiegare la Natività agli umili ed alle classi sociali più deboli e marginali. Attraverso le immagini immediate di pastori e pellegrini, donne, bambini ed animali Francesco arricchì le simbologie e i significati più complessi avvicinando il popolo al mistero e dando universalità al messaggio.

La grotta o la stalla e la mangiatoia perderanno il significato allegorico per divenire segni di povertà e di precarietà dando contenuto alla volontà del Cristo di nascere tra gli ultimi, i deboli, gli umili.
La rappresentazione del presepe di Francesco è rivoluzionaria e visionaria, comunitaria, incline agli affetti, solidale tra gli uomini/personaggi che rappresenta, esclude ogni individualismo e gerarchia, abbraccia la coralità ed espelle l’egocentrismo a favore della buona novella.

Il presepe è speranza e strada di salvezza, fede e patto tra Dio e gli uomini, ma è anche programma ( oggi diremmo programma politico) perché è messaggio forte di giustizia, di equità, di aspettativa.
A causa di questo annuncio “ideologico” e dottrinale il presepe non è presente nel mondo luterano e calvinista, al di là delle motivazioni teologiche e pedagogiche.

Il presepe è parte della nostra storia e l’integrità di Francesco ci garantisce il suo messaggio ed è per questo che non si può mercanteggiare la sua rappresentazione e a San Giuliano, luogo francescano, si possono apprezzare presepi scenografici attualizzati in ambienti desunti dai nostri borghi di montagna che ben ricordano la precarietà della Nascita.


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