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Orto Botanico di Collemaggio, prosegue la rinascita dell’oasi verde

L’Orto Botanico di Collemaggio torna a vivere tra volontariato, recupero storico e nuovi percorsi

Orto Botanico di Collemaggio, prosegue la rinascita dell’oasi verde
Appena oltre la Porta Santa della Basilica di Collemaggio si apre un’oasi verde che diversi aquilani ancora non conoscono bene

L’Aquila – Appena oltre la Porta Santa della Basilica di Collemaggio si apre un’oasi verde che diversi aquilani ancora non conoscono bene, e che invece custodisce un pezzo di storia della città: è l’Orto Botanico di Collemaggio.

Oggi, mentre i lavori di recupero proseguono giorno dopo giorno, quell’area per anni dimenticata sta tornando lentamente a respirare e rinascere attraverso gesti concreti, mani sporche di terra e passione condivisa.

Un anno dopo, lo sguardo di chi lo vive

“Questo luogo, secondo me, ha un potenziale enorme… ma è stato quasi sempre trascurato e sconosciuto a molti”.

Le parole di Massimo Prova raccontano meglio di qualsiasi dato la condizione dell’orto fino a poco tempo fa. Il suo incontro con questo spazio nasce quasi per caso, durante “L’Aquila in Fiore 2025”, davanti allo stand dell’associazione che oggi lo gestisce.

“Il primo impatto nel vedere quest’area così inaccessibile è stato tremendo”, racconta. Sentieri chiusi, rovi ovunque, strutture compromesse. Eppure, a distanza di meno di un anno, qualcosa è cambiato.

“Oggi tanto è stato fatto, anche se c’è ancora molto da fare”.

Ed è proprio in quel “molto da fare” che si nasconde la vera anima dell’orto. Attualmente l’Orto Botanico è come un cantiere vivo. Aperto ogni giorno fino al tramonto, accessibile a chiunque voglia scoprire questo spazio, anche solo per una passeggiata. Le serre, invece, si possono visitare solo in presenza dei volontari, veri custodi di questo processo di rinascita.

Lavori in corso

La rinascita passa da interventi concreti e quotidiani. La serra è stata recuperata con la verniciatura della struttura e la sostituzione dei pannelli in plexiglas, mentre gli edifici esterni sono stati sistemati e impermeabilizzati, insieme alla vasca per la raccolta delle acque.

Ripulite le aree più selvatiche, oggi i percorsi tornano accessibili e illuminati grazie a luci LED a energia solare con crepuscolare. Ripristinate anche fontanelle, rubinetti e canali di raccolta delle acque meteoriche, in un’ottica sostenibile. Completano gli interventi la sistemazione della recinzione lato autostradale e l’installazione di tavoli e panche in pietra: segni semplici ma concreti di uno spazio che torna a vivere. Il Parco della Transumanza, adiacente alla Basilica, oggi purtroppo è ancora in parte zona di cantiere.

È un intervento paziente, dal sapore artigianale, che esige tempo e, soprattutto, impegno umano. Come si vede nell’ultima immagine condivisa ieri da Paolo del Papà: si sta operando per recuperare il sentiero in salita, attraverso la reinstallazione dei pali in legno e il rafforzamento dei gradini. Ogni contributo è benvenuto, sia economico che come braccia da lavoro. Qui i lavori non finiscono mai.

Un’oasi nel cuore della città

L’orto conserva già oggi una bellezza sorprendente. Si estende per circa 7 ettari, con quasi 5 chilometri di percorsi e centinaia di piante e fiori. È uno spazio dove il verde e silenzio prendono il posto del rumore urbano. Dove ci si può fermare, ritrovare calma e meraviglia. Quello che oggi sta rinascendo affonda nella storia secolare dell’Aquila.

Prima ancora di diventare orto botanico, quest’area era coltivata dai monaci celestiniani, che utilizzavano le piante per scopi medicinali, alimentari ed erboristici. Una tradizione antica che ha lasciato un’impronta profonda. Negli anni ’60, grazie all’Università dell’Aquila, nasce il vero orto botanico scientifico: giardino delle peonie, coltivazioni di zafferano, collezioni botaniche. Negli anni ’90 l’espansione, con la creazione del Giardino della Transumanza, che ricorda il punto di partenza storico del tratturo L’Aquila-Foggia usato dai pastori durante la transumanza e la valorizzazione della flora abruzzese. Poi però il lento declino e l’abbandono. Soprattutto tra il 2000 e il 2010, l’orto botanico attraversa una fase di marcato declino, dovuta principalmente alla scarsità di fondi, alle difficoltà gestionali e alla progressiva riduzione delle attività universitarie. Per anni l’area rimane in uno stato di quasi abbandono, con sentieri invasi dai rovi e strutture ormai deteriorate.

Ma dal 2023 le cose cambiano; grazie all’impegno delle associazioni locali – tra cui 180 Amici L’Aquila e Don Bosco – l’orto ha iniziato una nuova vita. Non è solo un recupero ambientale, ma un progetto più ampio: ecologico, perché coltivare un orto significa coltivare coscienza; sociale, perché è uno spazio aperto e inclusivo e culturale, perché ogni pianta racconta una storia. Passeggiate, vivaio, eventi, visite guidate: l’orto sta nel tempo tornando a essere un luogo vissuto.

E forse è proprio questo il suo valore più grande: ricordare che anche una città ferita può tornare a fiorire, se c’è qualcuno disposto a prendersene cura.