Openpolis, il 2023 si è concluso con un ridimensionamento dell’inflazione

di Redazione | 13 Gennaio 2024 @ 06:00 | UTILI
inflazione
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Negli ultimi due anni si è molto parlato della spinta inflazionistica che ha pesato in modo diffuso sui paesi europei. Inizialmente a riportare i tassi più elevati sono stati i beni energetici, poi sostituiti da quelli alimentari. Dopo la scorsa estate l’andamento ha registrato un progressivo rallentamento e gli ultimi dati Eurostat mostrano una situazione ormai quasi normalizzata. A novembre il tasso di inflazione nell’area euro si attestava infatti al 2,4%, un livello considerato fisiologico per un’economia.

Bisogna comunque sottolineare che l’inflazione persiste (nonostante si sia ridotta) e che alcuni paesi, in particolare quelli dell’Europa centrale, ne sono ancora duramente colpiti. A essersi ridimensionata è soprattutto la componente energetica, che nell’area euro aveva toccato un tasso di inflazione pari al 44% a marzo 2022 e oggi registra valori negativi. A trainare i rincari sono i beni alimentari.

Negli ultimi due anni si è molto parlato della spinta inflazionistica che ha pesato diffusamente sui paesi europei. Inizialmente a riportare i tassi più elevati sono stati i beni energetici, poi sostituiti da quelli alimentari.

Dopo la scorsa estate l’andamento ha registrato un progressivo rallentamento e gli ultimi dati Eurostat mostrano una situazione ormai quasi normalizzata, in cui l’aumento dei prezzi si è fortemente ridimensionato. A novembre il tasso di inflazione si attesta infatti al 2,4%, un livello considerato fisiologico per un’economia.

L’inflazione a fine 2023

Il 2021 ha registrato un tasso di inflazione senza precedenti e il 2022 è proseguito nella medesima direzione. Complici soprattutto la recrudescenza della pandemia, ma anche l’aumento del costo dell’energia, inasprito ulteriormente dal conflitto in Ucraina. Anche nel corso del 2023 si è continuato a parlare di caro vita. Molti beni di prima necessità come l’energia e gli alimenti hanno registrato fortissimi aumenti dei prezzi.

Il picco è stato toccato a ottobre del 2022, quando il tasso tendenziale (con cui si intende l’aumento dei prezzi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) ha raggiunto il 10,6% nell’area euro. Da allora tale valore si è progressivamente ridimensionato, fino a raggiungere, a novembre scorso, il 2,4%

Le banche centrali riconoscono nei tassi intorno al 2% un andamento normale e in questo senso si può dire che l’inflazione si è pressoché normalizzata. Innanzitutto, questo implica che c’è ancora, ovvero che i prezzi a novembre scorso erano comunque superiori a quelli di novembre 2022, solo che l’entità dell’incremento è considerata normale. A questo occorre aggiungere che la situazione non è omogenea: in molti stati i rincari sono ancora oggi notevoli.

In Italia il terzo valore più basso dell’Ue.

A novembre, l’ultimo mese per cui sono disponibili dati definitivi, i paesi più colpiti si trovano nell’Europa centrale. In particolare Repubblica Ceca e Ungheria, con tassi pari rispettivamente all’8% e al 7,7%. Seguono Romania e Slovacchia, entrambe con il 6,9%. L’Italia è invece il paese che registra il dato più basso (0,6%) insieme alla Danimarca (0,3%) e al Belgio, unico stato membro a riportare un valore negativo (-0,8%). Mediamente in Ue il dato si aggira intorno al 3%, 3,1% il tasso di inflazione in Ue (novembre 2023).

L’inflazione è tornata a livelli normali


Da circa un anno il tasso di inflazione è in calo: i prezzi sono aumentati ma l’entità dell’incremento è stata inferiore rispetto all’anno precedente. Soprattutto a partire da agosto e settembre il calo si è intensificato.

In Italia in misura maggiore rispetto agli altri grandi paesi dell’Ue e rispetto alla media dell’area euro. Dopo aver registrato il più forte incremento (12,6% tra ottobre e novembre del 2022), a novembre scorso il tasso di inflazione è pari allo 0,6%. Solo in Spagna si rileva invece un aumento da giugno scorso a oggi.

Si riassorbe l’inflazione di beni alimentari ed energetici

L’energia è stata per diversi mesi il bene maggiormente interessato dalla spinta inflazionistica. Oggi i rincari di questa componente del paniere si sono decisamente ridimensionati, segnando nell’area euro un valore negativo da marzo scorso.

Ci sono però paesi in cui la situazione non si è ancora ristabilita. Ancora una volta, la Repubblica Ceca riporta il dato più elevato per la componente energetica: 28,8%. Per quanto riguarda invece gli alimenti, interessati da rincari significativi in tempi più recenti, i valori più alti si osservano in Spagna e Grecia, con tassi intorno al 9%.

Dopo un importante incremento, cala l’inflazione di energia e beni alimentari

Eurostat utilizza l’indice di panieri armonizzato, costruito sull’ipotetica spesa mensile di un europeo medio. Questa metodologia permette di confrontare più paesi all’interno dello spazio comunitario. Il dato rappresenta la differenza percentuale tra l’indice dei prezzi registrato nel medesimo mese di due anni consecutivi diviso per macrosettori. Per formare l’aggregato dell’area euro si tiene conto del peso che ogni singolo paese ha sui vari settori di spesa.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat

Negli ultimi due anni, mentre i beni industriali non energetici e i servizi sono rimasti relativamente stabili, con un tasso di inflazione compreso tra il 2% e il 7%, i beni alimentari e l’energia hanno registrato un aumento molto pronunciato e poi un calo.

Questo è particolarmente evidente per l’energia, che ha raggiunto un tasso di inflazione pari al 44,1% a marzo del 2022, mentre i beni alimentari hanno raggiunto un picco del 17,5% a marzo dell’anno successivo. Sono comunque questi ultimi a registrare, a novembre, il tasso di inflazione più elevato (6,9%).


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