Openpolis, come è cambiata la spesa delle famiglie dal periodo pre-covid

di Redazione | 18 Aprile 2024 @ 06:00 | ATTUALITA'
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Openpolis indaga su come è cambiata la spesa delle famiglie dal periodo pre-covid. La spesa delle famiglie è un elemento fondamentale dell’economia: nel 2022 in Europa ammontava a più della metà (51,5%) del Pil complessivo. Per via della sua importanza, costituisce un interessante indicatore, capace di fornire un quadro del benessere dei cittadini. In Europa, è l’ufficio statistico dell’Ue (Eurostat) che si occupa di monitorare queste uscite.

Nel 2022, mediamente la voce di spesa più gravosa per i cittadini europei è stata quella legata alla casa (costituita principalmente dai costi dell’affitto, ma anche dalle spese di manutenzione e da energia e acqua). Quasi un quarto delle uscite familiari ricadono in questa categoria. Mentre in cibo e bevande non alcoliche si indirizza mediamente quasi il 14% della spesa annua. Significative anche le uscite per i trasporti (12,5% del totale).

La pandemia ha causato dei mutamenti nella spesa familiare. Per molti mesi infatti le attività fuori di casa si sono sostanzialmente ridotte, i ristoranti e i luoghi ricreativi e culturali hanno chiuso e molti viaggi sono stati rimandati. Le attività non essenziali si sono fermate. Ma qual è la situazione ora che l’emergenza sanitaria si è conclusa? Possiamo dire che si è ripristinata la situazione precedente allo scoppio della pandemia?

La spesa aumenta molto debolmente dopo il Covid

Durante il Covid molte attività non essenziali si sono fermate e l’impatto economico di questa situazione di lockdown si può misurare sulle uscite familiari. Queste si sono infatti sostanzialmente ridotte, soprattutto, come si può intuire, le voci relative a ristoranti, viaggi, alberghi, trasporti e attività culturali. Tuttavia, come evidenzia Eurostatuna volta conclusa l’emergenza sanitaria la spesa è tornata ai livelli precedenti e in alcuni casi è anche aumentata.

+11,5% la spesa familiare in Ue dopo il Covid, rispetto a prima.

In questo contesto è però importante evidenziare che diversi beni e servizi hanno subito una forte spinta inflazionistica, come abbiamo documentato in diversi approfondimenti nel corso degli ultimi due anni.

L’inflazione ha colpito proprio le voci di spesa principali

Le voci maggiormente interessate dai rincari sono state, in diversi momenti, i beni alimentari, i trasporti e i costi legati alla casa (questi ultimi due riconducibili alla forte inflazione dei beni energetici nella prima fase). Queste tre voci hanno visto rincari compresi tra il 28% e il 33% Si tratta anche, come abbiamo accennato, delle principali voci di spesa delle famiglie, pertanto non si può prescindere da questo aspetto se si parla di un incremento delle uscite. Se vogliamo togliere gli effetti dell’inflazione, l’aumento si ridimensiona fino a raggiungere appena l’1%.

Aumenta la spesa per comunicazione, cala quella per trasporti

Su 12 voci di spesa, 9 risultano aumentate tra 2019 e 2022. L’incremento maggiore riguarda le comunicazioni (+11,6%, si tratta inoltre della voce che ha subito la maggiore deflazione, pari al -25%) e la salute (+8,8%). Ma anche le spese per la casa, sia per l’arredo e il mantenimento che per l’energia e l’acqua, hanno registrato una crescita significativa. In calo invece educazione, ristoranti e alberghi e soprattutto i trasporti (-7,8%).

Le uscite delle famiglie italiane

Insieme a Repubblica Ceca, Spagna, Germania e Austria, l’Italia è l’unico paese membro in cui la spesa delle famiglie ancora non è tornata ai livelli pre-Covid. In altri casi si è raggiunto (Romania) o superato (Croazia) un aumento pari al 10%. Nel nostro paese il calo è stato comunque contenuto: -0,8%.

Diminuiscono le uscite per ristoranti, alberghi e trasporti

Come abbiamo osservato anche per l’Ue nel suo complesso, anche in Italia ad aumentare sono state soprattutto le comunicazioni (+15,8%). A differenza della media Ue, però, la metà delle voci risultano in calo. Quest’ultimo è visibile soprattutto per quanto riguarda trasporti (-9,8%) e ristoranti e alberghi (-10%).


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