OpenData L’Aquila, che fine ha fatto il progetto Comune-Gssi?

di Alessio Ludovici | 10 Novembre 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – All’Aquila di smartcity si parla da più di un decennio, ma di dati pubblici, o almeno di set di dati su cui qualcuno può lavorare, ce ne sono davvero pochi. Uno dei pochi casi virtuosi, è OpenData Ricostruzione, ma era solo una parte del progetto Open Data L’Aquila annunciato alla stampa un anno fa e di cui non si sa più nulla.

Eppure proprio in queste settimane l’emergenza Covid ha ricordato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza della gestione trasparente di dati e informazioni con il supporto delle nuove tecnologie. All’Aquila non sappiamo esattamente quanti sono i contagiati e quanti i guariti, quanti i ricoverati e quanti sono usciti, in piedi, dai vari reparti covid, né sappiamo se ci sono informazioni sul numero di focolai, se sono a scuola o altrove. In consiglio comunale si discute per esperienza diretta, “sono passato davanti una scuola”. Così non ci siamo.
Poco più di un anno fa, però, fa veniva presentato OpenData L’Aquila, un portale che avrebbe dovuto far fare un passo importante alla città in un’ottica di amministrazione data driven, guidata dai dati. Un protocollo con il Gssi, approvato in Giunta, ne definiva i primi obiettivi e un primo paniere di dataset che il Comune avrebbe dovuto mettere a disposizione del Gssi e con i quali il Gssi avrebbe dovuto far partire il portale Open Data L’Aquila. 

Il protocollo d’intesa prevedeva la realizzazione della banca dati denominata appunto “OpenData L’Aquila”, l’acquisizione di dati del patrimonio informativo pubblico del Comune dell’Aquila, l’integrazione dei dati del Comune dell’Aquila con quelli prodotti dallo stesso GSSI e con dati di altri soggetti pubblici, quali, a titolo di esempio, Governo, Ministeri, Regione Abruzzo ed Uffici speciali per la ricostruzione. 

Oggi solo la ricostruzione è in opendata, vi si trovano informazioni sullo stato di avanzamento della ricostruzione del cratere, diviso per comuni e quartieri nel caso dell’Aquila, o per tipologia, pubblica o privata, con informazioni abbastanza intuitive da navigare. Ma ci fermiamo lì.
Oltre alla ricostruzione il progetto avrebbe dovuto raccogliere ed elaborare dati su ambiente, commercio, cultura, energia, mobilità e trasporti, sicurezza, bilanci, territorio e turismo. Per ogni area il protocollo immaginaga dei contenuti minimi da pubblicare, dalla carte degli incendi alla mappa delle aree verdi per quanto riguarda l’Ambiente ad esempio, dalla mappa dei servizi alla persona ai bilanci delle partecipate o del Comune, le carte navigabili della rete viaria, degli incidenti stradali, delle presenze commerciali e tanto altro. 
E’ così che lavorano i comuni più avanzati. Se si vuole sapere quali sono i progetti di mobilità in corso, o quali sono i trend demografici o i flussi turistici di un territorio, si dovrebbe poter andare su una mappa, navigabile, e verificarlo. Sono informazioni preziose, qualunque sia il proprio interesse, per curiosi, amministratori, per chi governa ma anche per chi si candida a farlo, per aver un cittadino o un investitore più consapevole. L’impatto dei dati sulle scelte amministrative è studiato e acclarato.
Un anno fa, alla firma del protocollo, l’allora rettore del Gssi, Eugenio Coccia, e l’assessore alla Mobilità, Carla Mannetti lo definivano “un servizio fondamentale per rendere L’Aquila una città moderna, europea ed inclusiva” e “l’operatività del portale OpenData L’Aquila è prevista per il 30 novembre (2019, ndr)”.

Ora speriamo di non dover aspettare troppo a lungo. 


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