Omicidio Barisciano, arrestato il 25enne aquilano Gianmarco Paolucci

di Matilde Albani | 03 Febbraio 2021 @ 11:10 | CRONACA
Omicidio Barisciano
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L’AQUILA – Ieri mattina i carabinieri del Comando Provinciale di L’Aquila hanno arrestato Gianmarco Paolucci, 25enne aquilano, presunto responsabile dell’omicidio di Paolo D’Amico, avvenuto a Barisciano a novembre del 2019. L’accusa è  di omicidio volontario.

A stroncare la vita del 55enne sono stati 20 colpi di cesello su varie parti del corpo. L’indagine ha richiesto oltre un anno di inteso lavoro durante il quale è stata ricostruita e scandagliata la rete di conoscenze della vittima e sono state sentite dai militari numerose persone, tra familiari, amici e conoscenti.

D’Amico, 55 anni, operatore ecologico originario di Roma, venne ritrovato morto dalla madre e dal fratello, residenti nella capitale, domenica 24 novembre 2019. Il corpo, totalmente ricoperto di sangue, si trovava nel garage della casa dove viveva da solo  nella sua abitazione. La telefonata al 112 ha fatto scattare le indagini, che da subito si sono rivelate piuttosto complesse, in assenza di testimoni o indizi che potessero aiutare a capire in quale direzione rivolgere gli accertamenti. Se da un lato la presenza di numerose piante di marijuana risultate poi coltivate dallo stesso D’Amico, ha aiutato a comprendere come l’omicidio si fosse consumato per vicende relative allo stupefacente detenuto o ai crediti maturati nei confronti di alcuni acquirenti (9 i chilogrammi di-marijuana messi ad essiccare nel garage teatro dell’omicidio e sequestrati dai carabinieri), dall’altro la vita appartata e il carattere schivo dell’uomo, hanno contribuito a delineare un quadro decisamente ampio, dove ogni pista sembrava percorribile. A ció è dovuto il lungo tempo necessario a districare la notevole matassa di piccoli indizi. sospetti.

Fondamentale è stato l’operato dei carabinieri della Stazione di Barisciano e del Nucleo Radiomobile della Compagnia di L’Aquila, che sono intervenuti per primi sul posto, dopo la chiamata al 112 dei familiari della vittima, delimitando l’area della scena del crimine. Area poi battuta centimetro per centimetro fino all’indomani mattina, e poi numerose altre volte nei giorni successivi, dai militari della SIS (Sezione Investigazioni Scientifiche) del Reparto Operativo specializzati nei sopralluoghi e nei rilievi tecnici. La complessità della situazione ha fatto si che le indagini, da subito coordinate sul posto dal pubblico ministero Simonetta Ciccarelli, fossero affidate al Nucleo Investigativo.

Secondo le testimonianze raccolte, Paolo D’Amico era ancora vivo la mattina di venerdì 22 novembre. Aveva regolarmente preso servizio prima dell’alba e verso le 10.00 era stato visto da un amico mentre tornava a casa. Poi sembra scomparire. Nelle ore successive, familiari ed amici affermano di averlo chiamato più volte senza ricevere alcuna risposta. La ricostruzione dei fatti colloca temporalmente l’omicidio nel pomeriggio di venerdi 22 novembre. Il cadavere verrà ritrovato solo due giorni dopo.  Nelle settimane successive le indagini si sono concentrate sull’attività di spaccio di stupefacenti fino all’incongruenza delle dichiarazioni rilasciate ai carabinieri dal 25enne, incensurato, macellaio impiegato da anni in un supermercato di una frazione di L’Aquila, ha fatto sorgere forti sospetti sul suo conto. Gli accertamenti condotti hanno rivelato che il ragazzo, nel giorno in cui viene collocato l’omicidio, non si trovava dove aveva invece dichiarato di essere quando venne sentito negli uffici del Comando Provinciale dei carabinieri. Quella che all’inizio sembrava una piccola contraddizione ha invece mostrato in quale direzione volgere le indagini. Prima è risultato che il ragazzo nelle ore in cui è avvenuto l’omicidio non fosse nella propria abitazione, come aveva dichiarato, ma fosse invece non lontano dalla casa di D’Amico. Decisivo è stato poi il risultato delle analisi affidate al Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, a cui sono stati inviati nel corso dell’attività numerosi reperti provenienti dalla scena del crimine e campioni biologici di possibili sospetti. 

Il Ris di Roma ha confermato la corrispondenza tra il DNA del 25enne e quello dei campioni biologici presenti su un capo di abbigliamento indossato da Paolo D’Amico al momento del ritrovamento del suo cadavere, repertato durante il sopralluogo e trasmesso al R.S. dai carabinieri del Nucleo Investigativo.

Già dai primi mesi del 2020 era emerso che sul capo di abbigliamento fosse presente, oltre al sangue di D’Amico, anche un’altra traccia di DNA apparteņente ad un uomo ignoto. Non era stato possibile dare un nome al proprietario di questa ulteriore traccia biologica fino all’individuazione del 25enne incensurato e alla trasmissione di un suo campione di saliva al R.I.S. di Roma. Tale operazione è stata resa possibile tramite un alcol test cui è stato sottoposto il ragazzo.  Il giudice per le indagini preliminari, Guendalina Buccella, ha quindi concordato con le risultanze investigative, compendiate nella richiesta della Procura della Repubblica, ravvedendo gravi, univoci e concordanti indizi di reato ed emettendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere Questa mattina, dopo l’arresto, i militari del Nucleo Investigativo hanno sottoposto i perquisizione e sequestro l’abitazione del giovane e le due autovetture nella su disponibilità, per compiere nei prossimi giorni ulteriori accertamenti tecnici. L’arrestate dopo le formalità di rito, è stato condotto nel carcere di Frosinone, in attesa di comparire pe l’interrogatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari.

 

 


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