Olimpiadi Tokyo, sfortunata la termana Sabbatini che conclude la sua avventura in semifinale

di Redazione | 04 Agosto 2021 @ 12:47 | SPORT
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TOKYO – Non ce l’ha fatta la teramana Gaia Sabbatini a conquistare la finale dei 1.500 femminili alle Olimpiadi Giapponesi. La giovane atleta abruzzese è stata sfortunata, perchè alcune avversarie sono cadute davanti a lei e le hanno fatto perdere il ritmo.

Come piccola soddisfazione ha migliorato il suo personale di 2 secondi: da 4:04.23  a 4.02.25. 

“Sono rammaricata – ha detto la Sabbatini – perché sono stata sfortunata, visto che delle avversarie mi sono cadute davanti. Ho cercato di recuperare ma mi hanno iniziato a farmi male le gambe, in quanto ho dovuto fare un sforzo nel cercare di recuperare. Sono felice che ho migliorato il mio primato, ma mi rode di non aver conquistato la finale. Ora ci concentreremo per le olimpiadi di Parigi 2024”.  Il suo tempo in Giappone è la seconda prestazione italiana. Meglio della 22enne teramana è stata Gabriella Deorio, con 3:58.65 ottenuto nel 1984.

Questa stagione per la 22enne Sabbatini si può definire di grande livello: ha vinto la Coppa Europa a squadre e il titolo di campione europea Under 23.

Insomma una ragazza di alto livello che può soltanto migliorare e regalare soddisfazione ed emozioni all’Italia.

Gaia Sabbatini

Gaia Sabbatini

Dal sito della Fidal

di Marco Sicari

La ragazza è cresciuta. Non più “solo” i progressi cronometrici, le vittorie ed i piazzamenti internazionali, l’oro under 23 centrato nella rassegna continentale di categoria di Tallinn. A Tokyo, Gaia Sabbatini, 22enne teramana, sale un altro gradino della salita verso l’élite internazionale. La sua semifinale non conduce alla qualificazione, ma la porta a correre in 4:02.25, poco meno di due secondi di miglioramento rispetto al primato personale (aveva 4:04.23), seconda prestazione italiana di sempre alle spalle del 3:58.65 di Gabriella Dorio, la cifra del primato italiano, e miglior tempo di una nostra rappresentante dal 1984. La sua gara non brilla però per fortuna: la caduta di due atlete, dopo circa 800 metri di corsa, finisce per danneggiarla (l’azzurra scarta, salta, perde almeno un paio di appoggi), determinando una frattura nel gruppo che non potrà più essere saldata. La Sabbatini si batte come una leonessa, tenta di recuperare ma non riesce ad andare oltre l’ottavo posto (vittoria alla keniana Kipyegon, in 3:56.80, e le prime cinque scendono sotto i 4 minuti). Per lei, quattordicesimo posto finale, con la ceca Maki che la precede sul traguardo (4:01.25) e conquista l’ultimo posto a disposizione per la finale. In considerazione di quanto accaduto, la delegazione italiana ha presentato ricorso per l’ammissione dell’abruzzese alla finale, che però è stato respinto. Nella lista delle ammesse, ci sono tutte le migliori, inclusa l’olandese Sifan Hassan, che si impone nella seconda semifinale in 4:00.23. “Sono contenta per il tempo finale – il racconto di Gaia Sabbatini – ma per quanto riguarda la caduta, sono molto arrabbiata. Ho perso il ritmo, due appoggi, e le altre sono andate via, senza che io potessi giocarmela equamente. La statunitense McGee è caduta a causa della caduta di una keniana (Winny Chebet, ndr), ed io ho rischiato di fare altrettanto, prendendo chiodate sui polpacci. Nel frattempo, erano già andate via. Purtroppo è sempre così: ogni volta che ottengo il primato personale, finisco per arrabbiarmi”.


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