Occhi, Alzheimer e Parkinson: la ricerca in Usa parla anche aquilano

La storia del ricercatore Federico Di Staso: dall'Aquila a Yale per scoprire nuove frontiere terapeutiche per gli occhi

di Marianna Gianforte | 27 Febbraio 2022 @ 06:17 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – Prurito, dolore, infiammazione, edema, vesciche. La dermatite atopica grave è una delle malattie più fastidiose e invadenti che attaccano le palpebre e gli occhi, influenzando la qualità della vita delle persone che ne sono colpite per la difficoltà di gestire i suoi sintomi nella quotidianità, una di quelle patologie verso le quali le attuali terapie possono risultare intollerabili a causa degli effetti collaterali che provocano. Ora, però, arriva una nuova strada da percorrere per curare la fastidiosa patologia, grazie alla terapia messa a punto da un giovane ricercatore aquilano in collaborazione con la comunità scientifica degli Stati Uniti. Federico Di Staso, 34 anni, “figlio d’arte” (il papà è professore universitario e medico dell’Oculistica dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, una realtà sanitaria di rilievo per la correzione dei difetti visivi, per la chirurgia del glaucoma, della cataratta e per la chirurgia oncologica e funzionale delle palpebre), ha sempre avuto le idee chiare: specializzarsi in oftalmologia e fare ricerca. Ma le difficoltà del mondo universitario e scientifico italiano sono note a tutti: la mancanza di fondi per sostenere le ricerche e i loro autori, la lotta continua contro la cultura dell’antimerito, la burocrazia sfiancante anche in un ambito così importante come quello della salute e della sanità.

AMERICA NEGLI OCCHI
Federico sin da molto giovane ha negli occhi l’America e l’intero percorso di studio e di professionalizzazione lo porterà proprio lì. Appena laureato, decide di fare esperienza all’estero, s’ingegna per avviare un tirocinio, lo “shadowing”, e parte per Hartford e poi Boston, lasciando la famiglia e le comodità di casa all’Aquila. Trova subito un ambiente stimolante, nel quale si lavora molto “ma in modo organizzato – racconta Di Staso – arrivi stanco alla sera, ma soddisfatto e motivato”. Il contesto è, infatti, giovane e innovativo, di quelli in cui viene riconosciuto il valore di chi studia e fa ricerca. Chiusa questa prima fase di shadowing, Di Staso torna in Italia, incomincia la specializzazione in Oftalmologia e incomincia a lavorare sulla ricerca:

“Tra mille ostacoli, perchè i soldi non ci sono, la struttura organizzativa è pari a zero e avviare un trial clinico da specializzando è un’impresa impossibile”.

L’idea degli Stati Uniti non lo abbandona, anzi dopo la prima esperienza la voglia di tornare diventa ancora più forte e decide di studiare il più possibile per passare gli esami di abilitazione americani, tra i più duri al mondo per uno straniero:

“Non è stato semplice, lavoravo dieci ore al giorno in ospedale e studiavo sino a notte fonda e nei weekend. Ero stanco, ma poi i risultati sono arrivati: ho passato gli esami al primo colpo e con un bel punteggio”.

Nello stesso periodo, il giovane ricercatore scrive un manuale di medicina territoriale e finalmente incomincia a pubblicare i suoi lavori scientifici.

LA FRONTIERA DELLA RICERCA SU PARKINSON E ALZHEIMER PARLA ANCHE AQUILANO
Con lo studio “Optical coherence tomography of choroid in common neurological diseases”, realizzato nel 2019, Di Staso si fa notare dalla comunità scientifica americana e internazionale; il lavoro è incentrato sull’utilizzo dell’Oct (il metodo che permette di ottenere delle scansioni della retina molto precise, in grado di analizzare anche il nervo ottico) nelle malattie neurologiche, che viene subito adottato come fonte e base di partenza per lo studio della progressione delle malattie neurodegenerative di Alzheimer e Parkinson. Lo studio viene citato da diverse riviste scientifiche: nel solo 2019 lo si trova in sette articoli di altrettante riviste, tra cui alcune di neurologia, come ad esempio la “Journal of Alzheimer’s desease”, la quale ha messo in evidenza – riprendendo il lavoro del ricercatore aquilano – che il sistema dell’utilizzo dell’Oct può essere molto utile per monitorare la progressione della malattia di Alzheimer in quanto permette di studiare, ad esempio, la riduzione delle fibre nervose, agevolando così l’eventuale scelta terapeutica di una malattia della quale si sa ancora molto poco e che ha un impatto negativo notevole sulla vita quotidiana delle persone.

NUOVE STRADE PER COMBATTERE LA DERMATITE ATOPICA GRAVE
Tuttavia è un altro studio nel quale nel frattempo il ricercatore stava lavorando, ad avere un importante impatto nel dibattito scientifico: il “Treatment of refractory conjunctivitis associated to Dupilumab with topical pimecrolimus applied to the eyelid skin”, sempre nel 2019, che apre le porte a una nuova terapia per gestire gli effetti collaterali di un farmaco, il Dupilumab, contro la dermatite atopica. Lo studio ha subito un’ampia diffusione tra le riviste scientifiche, soprattutto del settore oculistico; viene ripreso da “Eye“, rivista edita da Nature, che dà spazio alle ultime ricerche cliniche e di laboratorio in tutti gli aspetti del campo delle scienze visive, e ripubblicato dall’ “American Journal of Ophthalmology“. Nel caso di “Eye”, Di Stato approfondisce la sua ricerca e nota che la cura messa a punto per combattere gli effetti collaterali gravi sull’occhio della terapia contro la dermatite atopica funziona, come viene riconosciuto dal mondo scientifico. Il lavoro viene rapidamente incluso tra le terapie al momento disponibili indicate nella revisione sistematica di “Eye”, e sulla base di questa novità viene aggiornato il panorama terapeutico adottato negli ultimi anni per chi soffre di dermatite atopica grave.

I pazienti che devono assumere il farmaco Dupilumab, unico efficace al momento per questa malattia che comporta effetti collaterali pesanti, sono indotti spesso a sospendere la terapia. Con lo schema terapeutico e farmacologico messo a punto dal dottor Di Staso (e i suoi colleghi americani) si supera questo fastidioso ostacolo, consentendo, così, la sua prosecuzione a tempo “indeterminato’. Una svolta importante. Di Staso racconta di essere “soddisfatto di aver contribuito a individuare una strada diversa per affrontare una malattia apparentemente semplice, ma in grado di dare complicanze gravi e avere grande impatto sulla vita di chi ne è affetto. Tutti i pazienti che hanno fatto parte dello studio del giovane ricercatore aquilani e i suoi colleghi hanno mostrato la risoluzione totale della sintomatologia seguendo la terapia nel modo indicato:

“Occorre adesso, però, proseguire la sperimentazione con numeri ben più grandi e il trial clinico più massiccio”, fa notare il dottore.

LA CHIAMATA DA YALE: IL SOGNO CHE SI AVVERA
Con la pubblicazione della ricerca su “Eye” arriva subito un’importante chiamata dalla “Yale University” di New Haven, la terza più antica istituzione di istruzione superiore negli Stati Uniti:

“Mi hanno chiamato alcuni esperti di uveiti che avevano letto i miei lavori, e mi hanno proposto di fare ricerca con questa importante università. Ho accettato e incominciato subito tre progetti di ricerca molto seri, tuttora in corso, tra cui uno sul sequenziamento del genoma virale dell’Herpes oculare, un’altra patologia addirittura distruttiva perché può provocare cheratiti, uveiti e cecità se non curata nel modo opportuno. Ora è partito l’iter per mettere a punto tutti i documenti per l’immigrazione (la green card) e il contratto”.

Poi è arrivata la pandemia da Covid-19 e con essa l’emergenza sanitaria adottata a livello planetario, che ha rallentato l’iter di regolarizzazione della posizione del dottore, rimasto così un po’ a metà strada tra l’Italia, che ama e dove ha le sue radici, e gli Stati Uniti, la nuova patria, quella in cui i suoi studi, la sua ricerca scientifica hanno, invece, “messo le radici”.


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