Non tutti coloro che vagano si sono persi

di Alessio Ludovici | 06 Aprile 2024 @ 13:08 | ANNIVERSARIO
Federico Vittorini
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L’AQUILA – Nel panorama delle iniziative in occasione del quindicesimo anniversario del sisma del 6 aprile 2009, una menzione particolare forse la merita quello che è successo nel parco della memoria. “Memoria e prevenzione per un futuro migliore”, questo il titolo di un tentativo coraggioso di trasformare memorie, ricordi e testimonianza, per forza di cose personali, in qualcosa che va oltre e dialoga con le nuove generazioni e con i nuovi aquilani.

Un tentativo tanto più coraggioso se a farlo è lo stesso Comitato dei familiari delle vittime che più di tutti si porta dietro il fardello del ricordo personale. Un passo di lato magari, per fare tutti insieme un passo avanti, per trasformare il ricordo in memoria collettiva e Storia. Protagonisti i bambini delle scuole elementari Rodari e Mazzini dell’Aquila, un esperimento che l’anno prossimo sarà sicuramente allargato ad altre scuole.

L’idea di coinvolgere i più piccoli è nata proprio l’anno scorso, sempre il 6 aprile, e proprio per la necessità di andare oltre ed evitare il rischio della rimozione. Stamattina, tra bambini che corrono e progetti portati avanti in classe nel corso dei mesi, anche la memoria del 6 aprile si è proiettata un po’ nel futuro, alleggerendo anche un po’ il fardello dei sopravvissuti: “Passare il 6 aprile con voi” ha detto Vincenzo Vittorini dal palco rivolgendosi a più piccoli, “è il miglior modo per ricordare chi non c’è più”.

Del resto un terzo circa dei residenti, tra chi è nato dopo il sisma e chi è arrivato in città dopo, il terremoto non lo ha vissuto, e tra tanti che lo hanno vissuto e sono ancora qui è forte la tentazione di rimuovere quel che è stato. Fuori dalle retoriche c’è la necessità di piantare nuovi semi nella terra, nuove radici, nella bella immagine utilizzata da un membro del comitato dal palco. Le radici profonde, del resto, non gelano mai. Quindici anni complessi da attraversare ma con la certezza che, in questa stramba città, non tutti coloro che vagano si sono persi, che dalle ceneri rinasce un fuoco e si sprigiona una scintilla, quella di una comunità nuova.

L’intervista a Federico Vittorini


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