“Non sappiamo che fare”. Studenti in lacrime per l’avviso dell’Adsu per Campomizzi

di Alessio Ludovici | 15 Settembre 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Antonio, studente Univaq, non sa che pesci prendere. E’ in carrozzina anche se completamente autonomo. “La mia è soprattutto una questione organizzativa, a Campomizzi dovevo gestirmi poche cose da solo. Ora dovrei trovare una casa con il bagno adibito, l’ascensore, capire come fare la spesa, cucinare, fare cose che al momento non sono attrezzato per fare”. 

Ieri è uscito l’avviso dell’Adsu per gli alloggi di Campomizzi. Un incredibile ritardo dovuto alla difficile trattativa con l’esercito che rivuole le strutture, l’Adsu non ha ancora la sua casa dello studente realizzata e a rimetterci sono stati gli studenti universitari. A complicare le cose i ritardi dell’Adsu stessa che conosceva da tempo la situazione ma si è arrivati a far uscire l’avviso solo ieri. Una soluzione poteva e doveva essere trovata prima lamentano gli studenti che abbiamo ascoltato.

I posti, come annunciato dalla presidente Morgante, saranno solo 80, nel 2019 erano 360. La data di ingresso nella struttura non è chiara, nell’avviso si parla primi di ottobre. C’è invece una data di uscita: il 23 dicembre 2022 tutti dovranno andare via, salvo ulteriori proroghe che dovrebbero arrivare in questi mesi. Così gli studenti devono decidere se fare domanda di alloggio entro la fine di settembre, per tre mesi e poi eventualmente decidere se trovarsi un alloggio privato o, ancora, tornarsene a casa. 

“Io ho investito tutto sui miei studi – ci racconta un altro studente fuorisede che preferisce rimanere anonimo – ora sto valutando se andare via dall’Aquila. Ho capito cosa stava succedendo quando mi ha chiamato una collega in lacrime. Non solo sono stati tolti posti, non solo a dicembre dobbiamo andare via ma in più rischiamo di perdere parte della borsa di studio. Sono arrabbiato e mi sento allo stesso tempo impotente, non è giusto ma è chiaro che quello che sta accadendo è voluto. Forse a qualcuno da fastidio che anche chi non si può permettere un alloggio privato possa studiare qui. La gestione della struttura è pessima e la trattativa con l”esercito è solo una scusa, conoscono la situazione da 12 anni”.

Il paradosso delle borse di studio

Per gli studenti, come Antonio, si tratta anche di rimettere in discussione le condizioni della sua borsa di studio per ottenere la quale ha dichiarato di essere fuori sede: “Si sarebbe dovuto fare prima un bando per gli alloggi e poi quello per le borse, invece si è fatto il contrario. A questo punto non so cosa fare”. 

Il rischio è infatti di vedersi decurtata la borsa da fuorisede. Per ottenerla i richiedenti come Antonio devono dimostrare di aver un contratto di almeno 10 mesi ma con l’avviso uscito gli studenti firmeranno con l’Adsu un contratto di appena tre mesi che la stessa Adsu, carte alla mano, dovrebbe ritenere insufficienti ai fine dell’ottenimento della borsa da fuori sede che è molto più corposa di quella da pendolare. 

A spiegare il problema è l’Udu dell’Aquila: “Nell’avviso pubblicato dall’ADSU si legge che il contratto che lo studente dovrà siglare con l’ADSU per la Campomizzi avrà termine il 23 dicembre e pertanto gli studenti che alloggeranno in Campomizzi non saranno ritenuti fuorisede, non riceveranno la borsa di studio da fuorisede e saranno in serissime difficoltà economiche: anzi è ovvio dire che diversi di loro non potranno studiare all’Aquila”. 

“La residenza pubblica – continua l’Udu – è per molte studentesse e studenti l’unico modo per studiare all’Aquila come fuorisede: chi sta a Campomizzi con la borsa di studio regionale infatti non paga affitto, non paga utenze ed ha una struttura equipaggiata con mensa e 2 alloggi per studenti con disabilità, 3 sale studio (riaperte solo dal mese di giugno in seguito a mobilitazione studentesca) e 3 lavanderie (anche queste mantenute aperte a seguito di mobilitazione studentesca e scontro in Consiglio di Amministrazione). Secondo il piano regionale per le borse di studio sono da definirsi studenti fuorisede coloro che presentano un contratto di affitto della durata di 10 mesi. La borsa di studio di uno studente fuorisede vale molto di più di quella di uno studente in sede (viste le maggiori spese sostenute): la quota contante è in media 452 euro più alta, i pasti gratuiti al giorno sono 2 invece che 1 (per un valore di 785 euro in più) e ovviamente il fuorisede riceve 1500 euro di quota alloggio con cui pagare l’affitto. In totale parliamo di una differenza di 2735 euro.”

Nulla si sa nemmeno della soluzione ponte con Ater di cui si è vociferato sulla stampa in questi mesi. Nell’avviso non se ne fa alcuna menzione, non si sa di quanti e quali alloggi e soprattutto servizi usufruiranno gli studenti che nel frattempo con l’anno accademico alle porte pensano direttamente all’alloggio privato se se lo potranno permettere. 

“Non si sa se e quando ci sarà un provvedimento di proroga per le palazzine” continua l’Udu L’Aquila. “Non si sa quando gli studenti e le studentesse entreranno in Campomizzi (l’avviso ufficiale dell’ADSU recita “orientativamente dai primi giorni di ottobre”) Non si sa per quante palazzine e per quanto tempo. Non ci sono ancora provvedimenti regionali (che noi come UDU e come rappresentanza in CdA ADSU abbiamo chiesto) che consentano una deroga dai 10 mesi di contratto di affitto per lo status di fuorisede e che comunque equiparino, ai fini della borsa di studio, il contratto di domiciliazione a Campomizzi con quello di 10 mesi nel mercato privato, salvando in questo modo la borsa di studio da fuorisede per chi alloggerà in Campomizzi come borsista. E’ il 15 settembre e non ci sono risposte. Studiare all’Aquila sta diventando impossibile”.

“Chiediamo – la richiesta dell’Udu – con somma urgenza un provvedimento della Regione Abruzzo che permetta agli studenti e alle studentesse, che abbiano fatto domanda di borsa di studio come fuorisede, di rispondere all’avviso per Campomizzi senza perdere lo status di fuorisede. Altrimenti saremmo l’unico luogo al mondo dove l’accesso ad una residenza pubblica è, di fatto, ostacolato ai più bisognosi della stessa”


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