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Non è più solo un incendio. Da Roio il racconto di un pomeriggio surreale

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Alle 17'30 a Roio Piano, mentre è in corso un incontro della popolazione per organizzare le squadre, si presentano due mezzi antincendio della Sam. A bordo del primo scendono una donna, due ragazze, una è proprio di Roio, e un ragazzo. "Siamo andati al centro operativo e abbiamo detto che saremo venuti con voi civili".

L’AQUILA – Alle 17’30 a Roio Piano, mentre è in corso un incontro della popolazione per organizzare le squadre, si presentano due mezzi antincendio della Sam. A bordo del primo mezzo scendono una donna con due ragazze, una è proprio di Roio, e un ragazzo. “Siamo andati al centro operativo e abbiamo detto che saremo venuti con voi civili” raccontano. La risposta dei comandi è stata che i civili non possono salire. “Ma intanto sono su” hanno risposto i volontari, “quindi andiamo in supporto”. Poi i due mezzi si sono messi in marcia con una jeep di roiani in direzione dell’incendio dove un’altra dozzina di roiani era già salita nel pomeriggio.

Poco prima c’era stato un momento di tensione al campo base, tra alcuni volontari da una parte e i Vigili e la Protezione civile regionale dall’altra. Un alterco duro che si è esaurito dopo minuti. Tensioni ma non solo, al campo ufficialmente nessuno parla ma tutti sembrano tenerci a voler fare sapere cosa non va. Tralasciando gli inevitabili scaricabile reciproci, le parole, a differenza del vento, vanno sempre nella stessa direzione: non c’è abbastanza personale per affrontare l’emergenza come si deve.

Due scene, la prima ha anche commosso i presenti, che raccontano ormai non solo un incendio che ovviamente, e noi abbiamo provato a spiegarlo per tutta la giornata, era destinato a riprendere vigore.

Sono altri due momenti di queste lunghissime giornate, due episodi, che raccontano ormai non solo un incendio, ma anche una crisi istituzionale che si allarga minuto dopo minuto e trova combustile ormai in ogni anfratto della filiera dell’emergenza. E raccontano anche la voglia di riscatto degli aquilani, e ora con loro dei gruppi di protezione civile, che non ci stanno a guardarsi una montagna bruciare senza fare il possibile, senza sfruttare al meglio mezzi e risorse costruite in anni di sacrifici e investimenti loro e dello Stato.

E poi c’è anche una lettera che gli abitanti di Roio, ma non solo, stanno inviando a Marsilio, presidente della Regione ma anche assessore alla Protezione civile, e al Prefetto, chiedendo di attivare i poteri emergenziali che servono per mobilitare più personale.

Alle associazioni proprio in queste ore, dai piani alti, si è chiesto di aumentare gli sforzi, ma su base volontaria. Nessuno ancora ha attivato le facoltà di cui alle norme di Protezione civile, che permetterebbero ai volontari iscritti ma in età lavorativa, di assentarsi dal lavoro senza conseguenze invece di guardarsi un incendio dall’ufficio o dalle fabbriche.

No allora, a qualcuno, a un numero crescente di persone, non va bene che una montagna bruci per consunzione – per inciso la Questura dell’Aquila non ha confermato per ora la presenza di inneschi -, perché non c’è abbastanza personale o perché non ci sono abbastanza risorse, salvo che per fare volare i Canadair. Quest’ultimo è dovuto ovviamente tornare a Roio quando ieri aveva comunque preparato il grosso del lavoro per la bonifica. Bonifica che però stamattina è partita con pochissime risorse e in alcune zone senza nessuna risorsa. Così, come nei giorni precedenti, un incendio di prateria, controllabile secondo tutti gli esperti Aib ascoltati in questi giorni, minaccia di nuovo boschi e, a cascata, paesi. I canadair fanno quello che devono ma senza un lavoro a terra vero e capillare, lo abbiamo testimoniato in questi giorni, e senza pioggia che gira maledettamente intorno a questo incendio, si rischia di andare avanti ad oltranza.

No allora, mentre la montagna brucia, c’è anche chi ci mette la faccia, insieme ai pochi vigili e strutturati che da giorni combattono le fiamme, e in attesa che dalle mille giravolte dei vertici istituzionali di questi giorni esca fuori anche un qualcosa di diverso dall’armiamoci e partite il cui odore si alterna pesantemente a quello di bruciato. Perché un incendio è pericoloso sì, ma proprio per questo non è giusto mettere a rischio chi meno è attrezzato, e tenere fermi tanti mezzi e uomini addestrati da anni.