No baci e abbracci ma sorrisi, il trauma psicologico da Covid sulla generazione Alpha

di Cristina D'Armi | 09 Novembre 2020 @ 07:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Si parla ancora troppo poco della salute mentale e degli effetti che il Coronavirus ha avuto su di essa, eppure la pandemia e il lockdown che ne è scaturito, hanno portato conseguenze rischiose quasi quanto quelle causate dalla malattia stessa, soprattutto nei bambini.

Epidemie, attentati terroristici ma anche catastrofi naturali come quelle che la nostra regione ha subito in passato, lasciano profonde ferite psicologiche soprattutto sui più vulnerabili. Nei soggetti più piccoli prevalgono la sensazione di abbandono e solitudine che dal punto di vista clinico tendono a cronicizzarsi sentimenti di ansia, paura, disturbi del sonno e aumento dell’irritabilità. Lo evidenzia l’indagine sull’impatto psicologico della pandemia Covid-19 nelle famiglie in Italia, promossa dall’ospedale pediatrico Istituto Giannina Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, che dirige il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’istituto.

 Nonostante per i bambini in età di apprendimento sia  più “semplice”  affrontare situazioni nuove, questi sono stati spesso definiti vittime innocenti delle norme anti Covid: non poter andare a scuola, non poter vedere le proprie maestre e i propri compagni di classe, non poter correre e giocare in un parco con i propri amici, non potersi abbracciare, condividere la merenda o raccontarsi un segreto all’orecchio, li ha certamente penalizzati creandogli sentimenti di pericolo e diffidenza verso la realtà e verso il prossimo. Una generazione che vive sentimenti e vissuti di privazione.

In che modo un secondo lockdown potrebbe nuovamente influire sui più piccoli, lo spiega il dott. Dario Grigoli. “Oggi siamo forti dell’esperienza precedente e siamo quindi in grado di apportare delle modifiche alla chiusura totale della socializzazione. Le commissioni scientifiche non a caso stanno evitando ad esempio la chiusura delle scuole dei primi cicli scolastici, elementari e medie, proprio perché è troppo importante che i nostri giovani abbiano la possibilità di proseguire il loro percorso di crescita senza subire limitazioni, sia per quanto riguarda la didattica che lo sviluppo psicologico. Un secondo lockdown può ulteriormente abbattere gli animi e ridurre la speranza ai minimi termini”. Bambini più preparati e consapevoli  ma fino ad un certo punto, spiega il dott. Grigoli: “Una delle conseguenze possibili potrebbe essere la normalizzazione del limite alla socialità. In altri termini i nostri giovani rischiano di introiettare l’idea che la loro vita deve subire delle limitazioni fisiche, che possono diventare anche limitazioni all’inventiva alla creatività e alla socialità per l’appunto”.

Salvaguardarne la socializzazione, la creatività e la fantasia per aiutare i bambini. 


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