Niente di nuovo sul fronte occidentale. La prima, e non ultima, guerra mondiale

di Carmen Marinacci | 21 Novembre 2022 @ 06:26 | RECENSIONI
Niente di nuovo sul fronte occidentale
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Già, niente di nuovo. La storia è ciclica. Come la stoltezza degli uomini.

Niente di nuovo sul fronte occidentale è un dramma, prima che un film storico. Il regista Edward Berger traspone l’omonimo romanzo di Erich Maria Remarque in questo lungometraggio, e lo fa allontanandosi dall’idea di realizzare un classico war movie: nessun eroe senza paura, nessun vessillo da sbandierare, nessun orgoglio patriottico. Solo la guerra. Quella che è giusto mostrare, per scuotere gli animi di chi, ieri ed oggi, l’ha letta solo come un “pezzo” di storia.

Il romanzo fu pubblicato su una rivista tedesca nel 1928. Ebbe un enorme successo e fu tradotto in 32 lingue. Nonostante avesse un chiaro stile documentaristico, venne tacciato di propagandismo contro la guerra ed i suoi sostenitori, tanto che Goebbels ordinò lo smantellamento della sua rappresentazione cinematografica. Il libro fu bandito e poi bruciato dai nazisti. Nel nostro Paese se ne tentò la traduzione, ma la circolazione fu bloccata, e solo nel 1931 Mussolini ne consentì la stampa ma non la distribuzione in Italia. Il testo venne stampato con la dicitura «Edizione per l’estero», e pertanto distribuita solo fuori confine.

Il film di Berger, terzo riadattamento del romanzo per il grande schermo, rappresenterà la Germania agli Oscar 2023. Siamo durante la Prima Guerra Mondiale. Paul Baümer, studente di 17 anni, incantato dalle “lezioni” di patriottismo del suo professore, decide di arruolarsi nell’esercito tedesco. Insieme ad un gruppo di compagni, viene dirottato sul fronte occidentale in una disperata offensiva contro la Francia. Già ai primi attacchi l’idea evanescente della forza, di un Paese e di un uomo, lascia spazio all’inimmaginabile.

Attraverso una fotografia tragica ma necessaria, il film ci fagocita. Siamo lì. I nostri timpani fischiano allo sgancio delle bombe, le nostre gambe corrono schivando proiettili, uomini, cadaveri. I nostri occhi vedono l’orrore. I nostri volti sono pieni di fango, così come il nostro cuore.

La crudeltà è all’origine…si inietta nelle menti vergini di ragazzi bramosi di vita, il seme dell’illusione, della gloria, della forza e dell’orgoglio di una Nazione. Solo dopo, troppo tardi, si accorgono che è veleno. Un veleno che riesce a renderti un mostro capace di uccidere, capace di guardare negli occhi un uomo mentre muore, mosso solo da un’azzerata incoscienza alla sopravvivenza, nonostante tutto.

L’uomo si sveste. Diventa solo carne. Una targa da staccare. Una divisa da ricucire. Una pedina da sacrificare. Il ricordo di ciò che si era si annebbia, non ha spazio nel frastuono.  

Ma Berger vuole ricucirne i brandelli. Le scene aperte del campo di battaglia, in cui il caos mortifica il singolo, spesso si riducono; cattura i dettagli, quelli che testimoniano l’uomo diventato inumano.  Grazie a continui primi piani, assistiamo alla degenerazione, non solo sociale ma personale. Gli occhi brillanti di un ragazzo pieno di idee spacciate per ideali, si spengono, dentro c’è solo buio. Adesso riescono a guardare un uomo morire, un uomo che uccide…si guardano mentre uccidono…mentre dentro lentamente muoiono.

Niente di nuovo sul fronte occidentale è una nuova memoria, un’arma da sguainare di fronte ad una nuova guerra tra qualcuno ed ad una nuova sconfitta per tutti.

Altrimenti la storia di un ragazzo, e di altri 17 milioni di persone, non ha futuro.

Lo trovate su Netflix.


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