Niente buoni pasto in smart working, dipendenti Comune L’Aquila insorgono

di Redazione | 27 Marzo 2020 @ 08:15 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Sindacati sul piede di guerra al Comune dell’Aquila, dove una circolare del segretario generale, Lucio Luzzetti, ha previsto che i dipendenti in smart working dopo le disposizioni restrittive per l’emergenza Coronavirus non abbiano diritto ai buoni pasto.

Una disposizione considerata “inaccettabile” dalla Uil Fpl, che in una missiva firmata dal segretario provinciale Antonio Ginnetti la giudica “inspiegabile alla luce della legge n. 81/2017”, che stabilisce come “il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda”.

L’attivazione dello smart working ha sin da subito creato qualche frizione tra sindacati e amministrazione, dopo che una circolare della dirigente del Personale, Paola Giuliani, aveva interpretato un decreto in modo restrittivo precludendo a molti la possibilità di proseguire il proprio lavoro da casa: è servita una diffida delle rsu proprio al segretario generale per ottenerne il ritiro.

“L’erogazione del buono pasto, nato inizialmente come sostitutivo del servizio mensa”, scrive oggi Ginnetti, “non è derogabile, tanto più in assenza di un accordo sindacale, come ricordato nell’introduzione della circolare, ai lavoratori che svolgono lavoro da casa”.

Indice puntato anche contro le ferie forzate, misura che i decreti del premier Giuseppe Conte individuano come subordinata a quella dello smart working: “Nell’ottica del clima di armonia che si sta mantenendo, vista la situazione e considerate le esigenze dell’amministrazione, si raccomanda di porre in ferie forzate i dipendenti solo dopo aver raggiunto un accordo individuale – dice il sindacalista nella missiva – stante il fatto che lo scopo di recupero psicofisico, tipico delle ferie, in un contesto come quello che stiamo vivendo è di fatto vanificato, arrecando un danno di medio lungo termine al lavoratore che non potrà usufruire in seguito del riposo che gli spetta”.

La Uil chiede infine al segretario generale del Comune “di porre in liquidazione tutte le indennità già individuate dai dirigenti, come parziale riconoscimento dell’abnegazione e della serietà che stanno dimostrando i dipendenti comunali, che a fronte di un’emergenza, ampiamente paragonabile al sisma 2009, non hanno mai interrotto i servizi al cittadino e, come dimostra il volume degli atti lavorati, hanno addirittura aumentato la loro produttività”. (m.sig.)


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