Nella rubrica di Michele Fina “La città dei vivi” di Nicola Lagioia

di Redazione | 08 Marzo 2021 @ 10:23 | EVENTI
Nella rubrica di Michele Fina “La città dei vivi” di Nicola Lagioia
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L’AQUILA – Il 49esimo incontro della rubrica “Un libro, il dialogo, la politica” curata da Michele Fina è stato dedicato al libro “La città dei vivi” di Nicola Lagioia. Fina ha dialogato con l’autore. Ha presentato il libro, che parte dall’omicidio di Luca Varani nel 2016, definendolo “un racconto fedele in cui il ruolo della realtà è molto forte, tanto da costituirne il tratto principale. Si avverte la sofferenza di essere immersi in una storia che è diventata anche un’ossessione: il lavoro è durato quattro anni. C’è costante l’interrogarsi sulla natura, della vittima, dei carnefici, delle famiglie”.  

Lagioia ha spiegato che si tratta “di un’opera letteraria che racconta un fatto vero, che nasce da molti incontri e raccolte di testimonianze. La letteratura è in grado di gettare, a differenza di altri approcci come la cronaca, una luce di verità sugli avvenimenti, catturare qualcosa che sfugge. In Italia lo facciamo da molto tempo, si pensi a Se questo è un uomo di Levi”.
 
Un’altra importante caratteristica è la presenza dell’io narrante. L’autore ha spiegato che “mi sembrava giusto in questo contesto mettermi in gioco ma in realtà lo scrittore nei suoi libri si mette sempre a nudo. La lingua è rivelatoria. La parte difficile è stato raggiungere le persone che si sono fidate appena hanno compreso il mio coinvolgimento”.
 
Fina ha notato che si tratta anche di “un libro su Roma, se ne racconta il cinismo, lo scetticismo, per di più in una fase storica molto particolare, senza sindaco, con due papi, quando esplode l’operazione Mondo di mezzo. Tuttavia nei personaggi ho trovato un’insufficiente dose di cinismo romano: sia i carnefici che la vittima cercano in tutti i modi di dare un senso alla loro vita”.
 
E’ vero, ha detto Lagioia, che gli assassini Manuel Foffo e Marco Prato “non sono due cinici, fermo restando ovviamente che hanno colpe gravissime. Non regge il confronto con il massacro del Circeo, dove gli assassini erano determinati. Loro due non sono meno colpevoli proprio perché non sanno bene chi sono e hanno una difficoltà mostruosa a distogliersi da sé”.
 

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