Nel silenzio di una Pasqua segnata dalla pandemia il rito dell’abluzione dell’altare

di don Daniele Pinton | 11 Aprile 2020 @ 15:26 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Nella Chiesa di S. Maria del Suffragio all’Aquila, nella mattina dell’11 aprile 2020, si è ripetuto anche quest’anno, a porte chiuse e senza la partecipazione dei fedeli, il rito dell’abluzione dell’Altare della mattina del Sabato Santo, segnato dal silenzio del Sepolcro di Cristo, in una Città dell’Aquila deserta, nel rispetto delle indicazioni del Governo italiano per il contenimento della diffusione del contagio pandemico.

Conclusa la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi mattutine del Sabato Santo, l’accolito, il lettore, il cantore, il Diacono e il Rettore della Chiesa del Suffragio, si sono portati all’altare maggiore, sotto la cupola del Valadier.

Arrivati all’altare, si sono messi in ginocchio, davanti all’altare privo della tovaglia. Il lettore ha introdotto il momento liturgico con una monizione che ha illustrato i gesti che poi si sono compiuti:

‘La Pietra dell’Unzione, venerata secondo l’antica tradizione, dove il corpo di Gesù venne unto di oli aromatici dopo la deposizione dalla Croce al suolo e prima di essere deposto nel Sepolcro, è la memoria dei Vangeli che riportano la sepoltura di Gesù: un letto di roccia del Monte Calvario “dove il corpo del Signore, staccato dalla Croce, fu imbalsamato e avvolto in un lenzuolo prima d’essere inumato”. Oggi la pietra, molto venerata dagli Ortodossi, appartiene alle tre Confessioni religiose, alla Comunità dei Francescani, degli Armeni e degli Ortodossi, che congiuntamente hanno installato a devozione, otto lampade che ardono di continuo, sotto drappi di seta azzurra. Armeni, Ortodossi e Francescani a vicenda, ogni giorno, si recano ad incensare la Pietra. La Pietà di Nicodemo e di Giuseppe di Arimatea, preparò il corpo di Gesù per la sepoltura con l’unzione di una mistura composta da mirra, da una resina aromatica e dall’aloe come era usanza nei Giudei.  Anche noi oggi, rivivremo questo rito lavando con il vino bianco e acqua l’altare e ungendolo con un Balsamo profumato, l’altare infatti simboleggia Cristo’.

Dopo che la guida ha illustrato questo rito, il Rettore del Suffragio ha intonato un’antica antifona, Diviserunt sibi, a cui in seguito si è proseguito con il canto del Salmo 21, eseguito alternativamente dal Rettore del Suffragio e dal diacono, secondo il testo del Salterio romano.

Mentre si stava cantando il Salmo 21, il Celebrante si è alzato e dopo avere dimesso il piviale, è salito con un accolito all’altare, che gli ha consegnato una spugna imbevuta di vino e acqua e con l’aiuto del Diacono, ha lavato l’altare e infine lo ha asciugato con panni di lino.

Terminata questa operazione, sono di nuovo scesi dall’altare e si sono di nuovo posti in ginocchio, mentre il Diacono dall’ambone ha proclamato il brano del vangelo di Luca al capitolo 23 che narra il ‘recupero’ del corpo di Gesù da parte di Giuseppe di Arimatea per metterlo in un sepolcro, in attesa che passasse il giorno della parascève.

Al termine della proclamazione del Vangelo, il Rettore del Suffragio, nel silenzio ha cosparso l’altare con un balsamo e ha concluso la liturgia dell’unzione con una preghiera, a cui è seguito il canto delle lamentazioni.

Questo antico rito, reintrodotto il Sabato Santo del 2019, dopo una interruzione di 10 anni, per i danni che erano stati prodotti dal sisma del 2009, è stato ripetuto anche quest’anno, nonostante la pandemia in atto, per unirsi alla preghiera della Chiesa e al dolore dell’umanità, in questo giorno di silenzio meditativo sulla morte di Cristo, nel silenzio  e nel dolore per la morte di molte persone a causa del Covid-19, in attesa dell’annuncio della Risurrezione di Cristo nel giorno di Pasqua, che porterà luce nuova e speranza in Cristo Gesù che ha vinto la morte e donato la Salvezza al mondo.


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