Nel 2041 popolazione in crescita a L’Aquila ma in calo nel resto d’Abruzzo

di Michela Santoro | 06 Febbraio 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Stando alle previsioni basate sui dati Istat dell’economista Aldo Ronci, entro il 2041 l’Abruzzo vedrà una diminuzione della popolazione di 100.000 abitanti, vale a dire un calo dell’8,33% rispetto al 2022 (il doppio di quanto previsto per l’Italia nel suo complesso, che si prevede sarà del 4,83%).

Scendendo nei dettagli, da un lato si prevede una diminuzione di 200.000 abitanti di età compresa tra 0 e 64 anni, dall’altro, si prevede un aumento di 100.000 abitanti di età 65 anni e oltre, numeri che portano la regione, a livello demografico, indietro di un secolo.

Nello scenario delineato da Ronci, l’unico capoluogo di provincia che registrerà una crescita sarà L’Aquila, con un aumento di 1.150 abitanti. Al contrario, si prevedono cali a Pescara (-4.520), Teramo (-6.245) e Chieti (-6.037). 

Tra i comuni con più di 15.000 abitanti, solo Martinsicuro (+626) e Silvi (+7) vedranno una crescita. Sulmona, invece, perderà un quarto della sua popolazione, attestandosi a 16.744 abitanti, un livello demografico simile a quello del 1875.

“Questi squilibri nella composizione della popolazione per classi di età creeranno squilibri nel rapporto tra generazioni a svantaggio della popolazione potenzialmente più attiva e produttiva, con implicazioni allarmanti di carattere sociale ed economico”, dichiara Ronci all’Ansa.

Le conseguenze (da manuale)

L’invecchiamento della popolazione e la denatalità possono portare a uno squilibrio demografico, con un aumento della percentuale di anziani rispetto alla popolazione più giovane e attiva. Una condizione che può tradursi in una minore disponibilità di forza lavoro e in un aumento del carico sui sistemi di welfare; un numero maggiore di anziani, infatti, richiede più assistenza sanitaria e servizi sociali.

Sul piano economico, la diminuzione della popolazione in età lavorativa può comportare una riduzione della produttività e della relativa crescita economica. La difficoltà delle imprese a reperire lavoratori qualificati può, inoltre, influenzare negativamente l’attrattività della regione per gli investimenti. 

Una riduzione della popolazione può portare anche una minore domanda interna di beni e servizi, con conseguenti impatti negativi sulle attività commerciali locali. Figuriamoci nelle aree interne!

Inoltre, il calo demografico può influenzare la composizione e la distribuzione della popolazione, con alcune aree, della stessa regione, che potrebbero sperimentare una crescita e altre che potrebbero subire un declino più marcato, portando a una concentrazione di risorse e opportunità in determinate aree a scapito di altre. 


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