Nardella (Uil): “Il 56enne di San Severo ha scritto a Mattarella per trovare un lavoro”

di Redazione | 21 Settembre 2021 @ 16:37 | ATTUALITA'
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SULMONA – Riceviamo e pubblichiamo da Mauro Nardella sindacalista Uil Pa.

Vincenzo , il cinquantacinquenne di San Severo che, morente, aveva vinto la sfida con il Covid e invocato invano un nuovo miracolo chiedendo di trasformare il suo rapporto con il reddito di cittadinanza che lo sta facendo sopravvivere ai suoi 11 anni di disoccupazione, ha scritto al Presidente della Repubblica.

Lo ha fatto stanco di inviare curriculum a tutte le aziende e avere sempre la stesse risposta (quando ce l’ha) ovviamente negativa.

D’altronde come si fa, secondo il pensiero dominante della società italiana, a rimettersi in discussione dal punto di vista lavorativo a 56 anni?

Ha invocato l’aiuto di tutti sindacati, navigator, politici ed amministratori locali ma niente da fare. Vincenzo allo stato attuale continua ad “alimentarsi” di cibarie e quant’altro offre di avere il reddito di cittadinanza ma non di dignità.

Ovviamente Vincenzo ringrazia tutti coloro i quali gli stanno permettendo di sopravvivere attraverso il prezioso assegno ma vorrebbe di più se fosse possibile (a 56 anni): Lavorare!

LA LETTERA

Egregio Signor Presidente!!

Chi Le scrive è una persona che ha la disperata voglia di rimettersi in discussione dal punto di vista lavorativo.

Mi chiamo Vincenzo, ho 56 anni e disoccupato, mio malgrado, da oramai 11 anni.

Allo stato attuale risulto essere percettore di reddito di cittadinanza.

Una misura che seppur mi consente di mangiare, lavare e vestire ( di questo ringrazio tutti coloro i quali hanno permesso a chi Le scrive di riscuoterla) mi priva di quella caratteristica umana che non può prescindere dal percorso vitale di una persona: LA DIGNITA’!!!!

A dir la verità sono stato ad un passo dal raggiungere l’agognato obiettivo lavorativo se non fosse stato per il terribile morbo del terzo millenio.

Avrei, infatti, dovuto prendere servizio, alle dipendenze della Protezione Civile, in un penitenziario pugliese proprio per contenere quel maledetto virus che invece ha rappresentato la causa della mia attuale posizione di inoccupato. Come Ella potrà leggere in alcuni articoli di stampa il COVID-19 mi ha colpito duramente. Sono vivo per miracolo e questo lo devo in primis ai medici che mi hanno curato e, in considerazione della mia fede nel Signore, a due persone speciali che hanno caratterizzato il mio vissuto spirituale vale a dire San Pio da Pietralcina e il compianto Frate Cipriano De Meo.

La gioia di vivere come potrete immaginare ha pervaso la mia persona. Tuttavia quella che vivo è una gioia a metà. La mia felicità non può dirsi tale se non attraverso la metamorfosi decritta in premessa.

Considerato quanto sopra sono qui a chiedere di perorare la mia causa.

Mi ponga nelle condizioni, La prego, di mettere da parte il reddito di cittadinanza e, attraverso un impiego non importa se da Operatore Socio Sanitario, da Falegname ( professione che ho svolto per diversi lustri) o da addetto alle pulizie, permettermi di riconquistare la dignità perduta, ovvero di credere nel principio costituzionale statuito nell’articolo primo della madre di tutte le leggi.

Rimettendomi nelle vostre preziose mani colgo l’occasione per inviarLe molti cordiali saluti ed anticipati ringraziamenti .

In fede

 


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