Muri della sofferenza e dell’indifferenza in questo Natale

di Redazione | 17 Dicembre 2021 @ 06:00 | CREDERE OGGI
Muri
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Muri della sofferenza e dell’indifferenza: siamo nel lontano 1989, quando il 9 novembre cadeva il muro di Berlino. Chi ha assistito a quel fatto storico, pensava che il mondo sarebbe cambiato, eppure dopo più di trent’anni, nonostante molteplici azioni politico-strategiche ed etico-morali, fatte da capi di governo e anche in particolare modo da papa Giovanni Paolo II e ancor di più da papa Francesco, anche questo Natale, sarà segnato dai muri della sofferenza e dell’indifferenza.

La globalizzazione, il libero mercato, i tanto decantati valori europei di uguaglianza e sussidiarietà, l’era di internet e i confini nazionali che si assottigliavano, sono un qualcosa di ormai lontano.

Nonostante la società globale e la democrazia liberale, apparentemente hanno preso il sopravvento, abbiamo avuto un ‘11 settembre’, guerre di egemonia economica, terrorismo, migranti, pandemia e tanti nuovi muri, per arroccare il benessere e allontanare, quasi come facendo un esorcismo, la sofferenza e la fame da cui masse di uomini e donne, volevano fuggire.

La migrazione dei popoli, ha prodotto nuove ideologie politiche, nuovi cavalli di battaglia che all’insegna della difesa dei confini nazionali per salvaguardare valori e radici di un popolo, hanno disseminato morte e indifferenza alle porte delle nostre case.

Eppure, soprattutto l’Europa dei nostri padri, era nata all’insegna della solidarietà e dell’accoglienza. Nonostante gli ultimi interventi di autorevoli politici europei, che vorrebbero cancellare le radici cristiane tra cui il Natale dall’Europa del ventunesimo secolo, la nostra società e cultura, non possono affondare il valore della solidarietà e inclusività tra i popoli.

Oggi, più di settanta barriere fisiche, formano in vari continenti del mondo, una nuova cortina di ferro, ma questa volta non più tra l’occidente e la repubblica sovietica, ma tra chi ha un futuro di benessere e chi un presente di fame, morte e disperazione.

Nell’era della globalizzazione, che comporta apertura e interdipendenze reciproche, la distinzione fra un “noi” e un “loro” e la volontà di separare con barriere, ha il fine di impedire i flussi migratori, vera causa per la quale i governi innalzano muri per impedire che la gente non possa migrare da situazioni di povertà e instabilità a situazioni più benestanti.

In più occasioni, papa Francesco si è fatto voce di coloro che non sono ascoltati, e che non sono accolti, nonostante siano in fuga da guerre, terrorismo, persecuzione e fame.

Anche nel suo recente viaggio apostolico a Cipro e in Grecia, nell’isola di Lesbo, simbolo della tragedia migratoria, il Papa ha denunciato con forza la violazione dei diritti umani e ha esortato a fermare questo naufragio di civiltà, non permettendo che il ‘mare nostrum’ diventi ‘mare mortuum’, della ‘catastrofe umanitaria più grave della seconda guerra mondiale’.

A questi muri, realmente edificati, vanno poi aggiunti i ‘muri ideologici e sociali’, che possiamo trovare anche all’interno dei nostri quartieri, dove, con spirito anti-evangelico,  di fronte alle molte povertà che ci circondano, ci relazioniamo con indifferenza.

In due interventi significativi, nei giorni scorsi, in ambito etico, politico ed economico, sono state sollevate problematiche inerenti la migrazione e i ‘muri’ di isolamento dell’Europa, travolta dalla crisi economica, ideologica e identitaria.

Il card. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, intervenendo a Ginevra il 15 dicembre scorso, ad un incontro dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha ripreso i temi trattati dal Pontefice sui migranti, nel suo recente viaggio in Grecia, denunciando il pericolo di rimanere ‘indifferenti alla sofferenza dei rifugiati e di innumerevoli altri – proseguendo nell’affermare che – sopraffatti dal numero sempre crescente di sfollati, è facile dimenticare che si tratta di persone e famiglie umane in cerca di sicurezza e di pace’.

Toccando anche il tema della costruzione di muri per impedire l’accesso in Europa di persone in fuga dalla guerra, dalla fame e dalla morte certa, il sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati, ha affermato che non porterà ‘a soluzioni reali e sostenibili’, ma piuttosto a esacerbare ‘solo la sofferenza umana e il conflitto’. La soluzione proposta dal Card. Czerny, è quella della ‘fraternità e della solidarietà umana’.

Lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo il 16 dicembre alla Camera dei Deputati in vista del Consiglio europeo che ha avuto luogo a Bruxelles, ha parlato del problema europeo dei migranti, prendendo una chiara posizione sul loro utilizzo come ‘strumento di pressione politica internazionale’, con la conseguenza della violazione dei diritti umani che sta avvenendo al confine tra Polonia e Bielorussia.

I migranti vanno trattati bene, non è pensabile violare i diritti umani – ha affermato Draghi – non si può sbagliare sull’accoglienza, se si sbaglia sull’accoglienza la migrazione diventa un peso maggiore, se si fa bene questi migranti diventano delle risorse.

Per Draghi, non si può pensare che il problema migrazione, in seno al Consiglio europeo, vada affrontato solo in riferimento a eventuali limitazioni al trattato di Schengen con controlli alle frontiere per impedire il passaggio degli irregolari da uno stato all’altro, ma è necessario attivare corridoi umanitari dai Paesi terzi verso gli Stati Ue, con ‘una gestione condivisa, solidale, umana e sicura’. Concludendo il suo intervento sul tema immigrazione, il Presidente del Consiglio ha anche affermato che:

non è sufficiente che sia solo l’Italia ad attuarli: serve un chiaro impegno europeo. Dobbiamo rafforzare i canali legali di migrazione. Allo stesso tempo, serve una gestione condivisa, rapida ed efficace dei rimpatri.


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