Movida, dai gestori ultimo appello al Comune: fare presto

di Marco Signori | 31 Maggio 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Alcuni hanno riaperto ma tanti altri preferiscono aspettare. In tutti i casi i gestori dei pubblici esercizi del centro storico dell’Aquila concordano nel ritenere che è tutta in salita la socialità post-Covid.

Antonio Tresca e Michele Gallucci gestiscono un cocktail bar e un pub-ristorante nel cuore della movida, in piazza Regina Margherita e in via Garibaldi: il primo continua con il delivery, avviato quasi subito appena è scattato il lockdown, il secondo è tornato operativo con lo scattare della fase 2.

Entrambi, come decine di loro colleghi, credono che per un ritorno alla normalità serve collaborazione da parte di tutti, avventori – che devono essere rispettosi delle regole – e istituzioni, che devono creare le condizioni per un lavoro sereno e proficuo.

Ma il Comune – dicono – deve fare la sua parte con la velocizzazione delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico, la predisposizione di maggiori punti di raccolta dei rifiuti e la pedonalizzazione di via Garibaldi.

“Stiamo mantenendo il servizio d’asporto, prepariamo drink serviti in contenitori di carta ma in questo modo vengono meno tutte le funzioni che svolge un’attività come la nostra”, dice Tresca, “che sono anche quella di offrire servizi igienici di cui la città è sguarnita piuttosto che alimentare una sana socialità”.

“In un momento storico delicato c’è il rischio che si acuiscano le tensioni sociali, credo sia un problema – aggiunge – la mentalità per la quale il locale rappresenta una movida da condannare ritengo sia obsoleta”.

Per Tresca non è un problema di convivenza coi residenti, che nei giorni scorsi sono tornati a denunciare la movida chiassosa persino diffondendo immagini della videosorveglianza di un palazzo che si affaccia su piazza Chiarino, quanto piuttosto “la criminalizzazione dei frequentatori della città – dice – come quando all’inizio del lockdown si puntava l’indice contro chi andava a correre per strada”.

“Avere un’attività come la nostra aperta significa garantire degli stipendi”, fa osservare Tresca, “siamo a tutti gli effetti degli imprenditori. Perché non ho riaperto? Perché per un’attività come la nostra, di piccola metratura, è molto difficile rispettare il distanziamento sociale riuscendo a sostenere i costi di gestione”.

Al Comune, nell’immediato i gestori chiedono la velocizzazione dei tempi per le autorizzazioni all’occupazione del suolo pubblico, che nonostante le procedure semplificate adottate proprio alla luce della crisi post-Covid saranno istruite non prima della metà di giugno, e la predisposizione di contenitori per i rifiuti temporanei almeno nelle serate di maggiore afflusso.

La realizzazione di bagni pubblici che scongiurino che i vicoli si trasformino in latrine, è poi un altro auspicio indirizzato all’amministrazione per il quale si è consapevoli che i tempi saranno fisiologicamente più lunghi.

“Ho deciso di riaprire anche con il servizio di ristorazione, riscontrando però vari problemi – ammette Gallucci – a partire dalla forte contrazione di presenze che, ritengo, sia dovuta a una generalizzata mancanza di risorse da parte delle famiglie. Proviamo a rispettare tutte le regole ma la capienza del locale è molto più ristretta rispetto a prima, la ripresa sembra più rapida sul fronte della somministrazione delle bevande soprattutto a partire dal giovedì”.

“Prima di essere gestori che somministrano alcolici siamo imprenditori che creano lavoro e danno un servizio offrendo l’opportunità di socializzare”, fa notare, “chiediamo comprensione e sostegno nell’impegno di mantenere la città pulita e non fare assembramenti”.

“Se le misure del Comune sono sufficienti? Servirebbero più punti di raccolta dei rifiuti, raccogliamo giustamente lamentele da parte dei residenti”.


Print Friendly and PDF

TAGS