Moti aquilani, Umberto Dante: “L’Aquila si muoveva come patria”

di Redazione | 01 Marzo 2021 @ 12:31 | RACCONTANDO
Moti aquilani, Umberto Dante: "L'Aquila si muoveva come patria"
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L’AQUILA – “Studiando con più attenzione la storia dell’Aquila, in particolare la nascita, attorno alla fine del primo millennio e i primi secoli di storia, quelli di Buccio di Ranallo, noto una inclinazione forte della città a muoversi come ‘patria’, spesso ritrovandosi dentro la piazza e facendo partire dalla piazza addirittura una forza militare. L’Aquila delle origini, d’altro canto, era una città cruciale. Mi piace definirla un Texas italiano, una padrona della lana quando la lana era come il petrolio nei nostri tempi”. Parte dalla fine del primo millennio l’analisi sulle ragioni storiche dei moti dell’Aquila del ’71 da parte del docente dell’università dell’Aquila e storico Umberto Dante, 73 anni, originario di Roma ma aquilano di adozione che arrivò nel capoluogo regionale all’età di 23 anni poco dopo la sommossa popolare.

“Questo Texas sicuro di sé era abituato a farsi largo con spregiudicatezza tra potenze come Roma, Napoli, Firenze, gli imperiali, la Francia, gli aragonesi. Parliamo dell’Italia rinascimentale, quella della politica degli equilibri, in cui un città come L’Aquila, ricca e dinamica, orgogliosamente indipendente, poteva ricavarsi un ruolo da protagonista – spiega ancora il professor Dante -. In fondo, L’Aquila rischia tutto quello di cui dispone nella guerra contro Braccio da Montone.

Perché lo fa? Per affermare un principio di forza e di autonomia. Vuole far sapere all’Europa intera che per comandare sul Gran Sasso le grandi potenze debbono essere disposte a battersi. Solo la grande Spagna del Cinquecento sarà disponibile a questa azione di forza, con la costruzione del Castello.

 Un’opera di architettura militare immane volta a sottomettere l’audacia degli aquilani. Io proporrei di ripensare ai fatti del ’71 in questa prospettiva. Come una manifestazione dell’Aquila delle origini, quella che si afferma sostituendo Amiterno e Forcona, che convoca l’Italia a Collemaggio per affermare il prestigio celestiniano, che sfida Braccio, che “rifà faccia” a tutti i poteri europei. Quello che distingue L’Aquila dalla gran parte delle città italiane è un sentimento forte ed attuale delle proprie origini e delle proprie vicende storiche. Dentro questa memoria c’è anche la capacità di battersi e di rischiare quando ne vale la pena – conclude Dante -, quando la patria è minacciata nel suo prestigio e nelle sue risorse”. 


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