Moti aquilani, 50 anni dalla “guerra” del capoluogo. Il ricordo di mio padre

di Cristina D'Armi | 27 Febbraio 2021 @ 07:00 | RACCONTANDO
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“Ricordo che ero in chiesa con mia madre, e sentivamo le grida e il caos della guerriglia provenire da fuori. All’improvviso lanciarono un fumogeno all’interno dell’edificio. Ricordo l’animo di alcuni dei miei amici poco più grandi di me, che parteciparono attivamente alla sommossa. Affacciandomi dalla finestra di casa, vedevo la piazza colma di rivoluzionari che misero fuoco alle abitazioni e alle serrande dei negozi dei politici. Vennero ribaltate e messe a fuoco anche le macchine targate Pescara ed il negozio Monti, sempre di Pescara. Andavo in classe con una delle sorelle Fabiani, Francesca. Misero fuoco alla sua abitazione, il padre era uno degli esponenti Dc”.

Questo il racconto di mio padre, da sempre residente in centro storico, che al tempo aveva solo 13 anni e assistette alle sommosse con gli occhi ingenui di un bambino.

Sono passati 50 anni dalla famosa “guerra” del capoluogo. Una sommossa popolare di portata mai vista prima in città, vide gli aquilani scendere in piazza e lungo tutte le strade per protestare a seguito della decisione del Consiglio regionale dell’Abruzzo di prevedere due sedi, una all’Aquila e una a Pescara, per la Giunta e il Consiglio stesso. L’Aquila avrebbe mantenuto il titolo di capoluogo ma anche la maggior parte degli assessorati regionali sarebbero stati trasferita nella città adriatica. Questi i due punti previsti dal famoso articolo 2 del nuovo Statuto.

Il 26 gennaio del 1971, L’Aquila fu organizzato un primo sciopero per portare avanti la causa del capoluogo appenninico. Esattamente un mese dopo, alla lettura del nuovo statuto, prima dell’inizio della votazione sulla norma, il presidente Mattucci, per errore, lesse “il Consiglio e la Giunta regionali si riuniscono a L’Aquila e a Pescara” piuttosto che “a L’Aquila o a Pescara”.

L’errore fu la scintilla che fece scoppiare le sommosse

Furono assaltate le sedi del Partito comunista e di Democrazia cristiana. Nessuna conseguenza, invece, per la sede del Movimento Sociale Italiano, unico partito che votò contro l’articolo 2 dello Statuto. E proprio una delle sorelle Fabiani, Lilia, spiega all’Ansa che suo padre “non ha mai avuto risentimento nei confronti di quel gesto così infame. Mio padre da subito cercò di rileggere il problema come una manifestazione di ignoranza collettiva e cercò di capire chi fosse stato il manovratore. Non è stato facile, nell’immediato, capire questa posizione, ma grazie al suo atteggiamento di pacificazione abbiamo superato la paura dell’aggressore, un rischio concreto per un adolescente come me. Non furono mai usate parole di vendetta da parte di mio padre”.

Moti aquilani 50 anni dalla "guerra” del capoluogo. Il ricordo di mio padre

 

A ricordare i moti dell’Aquila, c’è anche. lo storico Walter Capezzali:

“Il discorso che una città già carica di importanza prevalente a livello di economia regionale acquisisse pure la gestione degli assessorati più importanti proprio sotto il profilo economico sembrò effettivamente voler svuotare del tutto L’Aquila di un ruolo che si era guadagnata non soltanto per motivi storici, ma anche per le scelte dello Stato italiano”.

Capoluogo di regione: “A L’Aquila o a Pescara?”

Ancora oggi fa discutere. Per il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, pescarese: “Pescara è già il capoluogo di Regione. Lo è nella sostanza dei fatti, anche se non nella forma […]. Credo che sia così e quindi invece crediamo non sia poi il massimo dire alle persone che si recano a Pescara per servizi, dire poi di farsi un viaggio di un’ora e mezza per recarsi all’Aquila. Ci vogliono norme non confuse, ma puntuali e precise che descrivano precisamente il ruolo delle due città, le competenze e i finanziamenti a sostegno”.

Al contrario Giorgia Meloni, leader di Fdi ritiene che “Il capoluogo della Regione Abruzzo deve rimanere L’Aquila, a maggior ragione adesso, perché è una città in difficoltà, che ha bisogno, al contrario, del sostegno di tutta la regione e di tutta la nazione”.


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