Tre mostre di Presepi a L’Aquila

di Fra Piero Sirianni | 06 Gennaio 2024 @ 05:00 | CREDERE OGGI
Mostra presepi
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Fede, tradizione, arte

La bellezza e la meraviglia ci stanno catturando, in questo tempo natalizio, ammirando tre mostre di presepi presenti nella nostra città aquilana: presso il palazzo dell’Emiciclo, alla Villa Comunale; nella chiesa del monastero di San Basilio; al convento francescano di San Giuliano.

La fede, la tradizione e l’arte si sposano nella creazione del Presepe; ormai, da otto secoli: da quel 1223, quando il santo Francesco d’Assisi volle «in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» (Fonti Francescane 468), e realizzò l’evento nella valle reatina, precisamente a Greccio. Tuttavia, facciamo anche esperienza, nel nostro Occidente, di quanto i segni cristiani siano oltraggiati, rifiutati, o spenti dall’indifferenza.

Contemplare questi capolavori di manifattura riempie il cuore di stupore e gratitudine!

Il Palazzo del Consiglio Regionale d’Abruzzo accoglie i lavori del maestro Piero Boschetti: “I paesaggi d’Abruzzo diventano Presepi”; questi sono stati realizzati in legno, pietra, sughero e materiali naturali. La mostra raccoglie, ogni anno, circa ventimila visitatori.

La chiesa del monastero delle monache Benedettine Celestiniane di San Basilio sta custodendo – in queste settimane – l’esposizione: “Il Presepe nella Tradizione Contadina Abruzzese”, curata da Maddalena Piccari e Giuseppe Scarsella; si tratta di allestimenti in scala, che ricostruiscono i piccoli borghi di montagna abruzzesi, tra villaggi a misura d’uomo e strutture urbane.

A colloquio con il presepista Maurizio de Benedictis scopriamo che per la realizzazione di un solo presepe occorrono dagli undici ai dodici mesi. Le sue opere si ispirano ai borghi e ai panorami del territorio abruzzese; il materiale utilizzato è vario: polistirene, polistirolo, gesso scagliola, cortecce, legno, das, segatura, gommapiuma, piantine di timo, texola aristata, capelvenere, licheni artificiali, pigmenti e acrilici, terracotta.

Il Presepe, dunque, non appartiene a una tradizione cristiana del passato: esso ci affascina sempre; ma, primieramente, viene a rammendarci che il nostro Dio, per amore e gratuità, si è incarnato, concretamente, nella nostra povera umanità, per riempirla del fulgore della propria bellezza. Ammirare questo segno nelle nostre abitazioni, nei locali pubblici, nelle nostre piazze, ci fa sperimentare quel calore familiare che ogni tanto smarriamo; e ci invita a soffermarci, in questo tempo di smarrimento e di consumismo, sull’essenzialità della vita, a partire dalla povertà di quella grotta di Betlemme, che sa di follia divina e di bontà.

Vogliamo ringraziare gli appassionati e gli artisti, che dedicano il loro tempo a queste delicate opere, per donarci un pezzo di paradiso, e per tramandare alle future generazioni la semplicità e l’entusiasmo di una vita che profuma di divino, di umano, di vita.


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