L’AQUILA – Sono state rese note le motivazioni della richiesta di archiviazione sull’inchiesta relativa alla morte di Cristian Gualdi e Luca Perazzini, i due alpinisti morti sul Gran Sasso nel dicembre del 2024. Nelle argomentazioni depositate dalla pm di Teramo Laura Colica si sostiene che la macchina dei soccorsi abbia operato correttamente e che non emergano condotte omissive, dal momento che il quadro meteorologico era già estremamente critico prima ancora della chiamata di emergenza arrivata alle 14:56 del 22 dicembre.
Il fascicolo era stato avviato nei confronti di un responsabile dei soccorsi dopo l’esposto presentato dai familiari delle due vittime, che hanno già fatto sapere di voler contestare la richiesta di archiviazione. La Procura, nella propria ricostruzione, ritiene che Gualdi e Perazzini abbiano smarrito l’orientamento a quota 2.440 metri, con ogni probabilità in una situazione di “whiteout”, cioè una condizione in cui neve, nebbia e luce diffusa annullano i riferimenti visivi, rendendo difficile distinguere pendio, orizzonte e direzione.
Secondo gli inquirenti, proprio questo scenario avrebbe contribuito all’errore di percorso che portò i due alpinisti a deviare dal tracciato e a imboccare la Valle dell’Inferno. Nelle motivazioni si evidenzia inoltre che l’ondata di maltempo rendeva altamente rischiose anche le operazioni di ricerca e recupero, sia via terra sia dall’alto, già nel primo pomeriggio del 22 dicembre e nei giorni successivi.
La richiesta di archiviazione esclude dunque responsabilità per omissioni nei soccorsi. Anche sul fronte dell’eventuale utilizzo degli elicotteri, la Procura ritiene che non vi fossero margini di sicurezza sufficienti: le condizioni atmosferiche, secondo questa valutazione, erano incompatibili con un intervento efficace dei mezzi aerei. Adesso la parola passa al giudice per le indagini preliminari, chiamato a esaminare le motivazioni depositate dalla Procura e l’opposizione annunciata dai familiari.








