Nel giorno del verdetto del tribunale sulla morte del piccolo Tommaso, i genitori Alessia e Patrizio affidano a una lettera aperta il dolore accumulato in quattro anni e una riflessione sulla sicurezza nelle scuole, sulle responsabilità degli adulti e sul percorso giudiziario seguito dopo la tragedia.
Un giorno che per la famiglia ha assunto anche un significato particolare: mentre arrivava la decisione del tribunale, Luigi, fratello di Tommaso, usciva di casa per il suo primo giorno di asilo.
“Se vivi un lutto di questa portata, a ragione o a torto, ti attacchi a tutto pur di continuare a respirare, fino a sperare che tuo figlio sia ancora con te e persino che ti guardi mentre sopravvivi e che, in qualche maniera irrazionale, ti indichi la strada”, scrivono.
Nel loro racconto torna il ricordo del grembiulino di Tommaso e di quella che definiscono una tragedia che avrebbe potuto essere evitata attraverso semplici misure di sicurezza.
“Sarebbe bastato tirare un freno a mano, apporre un divieto di accesso alle auto nel cortile e il volto di Tommaso sarebbe solo parte della nostra intimità familiare e non sarebbe finito sui giornali nazionali”, affermano Alessia e Patrizio.
I genitori ricordano anche i progetti familiari interrotti dalla morte del bambino: una crociera programmata insieme e il matrimonio che avrebbe dovuto essere celebrato il mese successivo. Nella stessa basilica scelta per le nozze si tenne invece il funerale del figlio.
La lettera affronta quindi il giudizio maturato dalla famiglia sul procedimento giudiziario.
“La giustizia non deve essere vendetta, lo sappiamo, ma nella fredda macchina delle procedure fatichiamo oggi a vederci persino il rispetto che abbiamo cercato per quattro anni”, scrivono.
Alessia e Patrizio parlano di una condanna percepita come insufficiente rispetto alla perdita subita e ricordano di aver seguito personalmente tutte le udienze, affrontando rinvii, procedure e accertamenti.
“Abbiamo assistito personalmente per quattro anni ad ogni udienza, subendone rimandi, burocrazia e riti assurdi, restando al nostro posto in assoluta compostezza anche quando avremmo voluto imprecare”.
Particolarmente duro il passaggio dedicato alle procedure per la valutazione del danno subito dai familiari, vissute dai genitori come un’ulteriore sofferenza.
La lettera diventa poi un appello alla responsabilità delle istituzioni educative.
“Le famiglie affidano alle istituzioni il loro bene più prezioso. Se la scuola è un diritto deve esserlo anche la sicurezza garantita, senza scuse, senza attenuanti e senza sottrazioni di responsabilità che siano giuridiche o anche solo morali”.
Per Alessia e Patrizio, la tutela dei bambini deve rappresentare una priorità assoluta per chiunque ne assuma la custodia.
“I nostri figli devono essere protetti da chi li prende in custodia come li proteggerebbe una madre o un padre. Se non accade, la giustizia dovrebbe tuonare”.
I genitori esprimono inoltre una forte critica nei confronti di un sistema che, a loro giudizio, non avrebbe garantito controlli e procedure di sicurezza adeguati e nel quale le conseguenze delle decisioni giudiziarie risultano difficili da accettare per chi ha subito la perdita.
“La pena sospesa è un lusso che a noi non è concesso. La nostra pena sarà eterna”, scrivono.
La lettera si chiude tornando al presente e al primo giorno di scuola di Luigi.
“Ma Luigi ha indossato il grembiulino e un nodo ci strozzava le parole”.
“Oggi Tommaso avrebbe otto anni e forse sarebbe stato un ottimo alunno, brillante e curioso come già prometteva”, scrivono Alessia e Patrizio.
“Ci auguriamo che almeno la severa lezione sia chiara a tutti, mentre noi, che soli ne paghiamo le reali conseguenze, possiamo solo prendere una foto del nostro bimbo mai cresciuto e dargli un bacino”.









