Mors tua, vitalizio meo!

di Redazione | 05 Dicembre 2011 @ 00:00 | EDITORIALI
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La manovra “lacrime è sangue” di 24 mld che prevede l’aumento delle tasse regionali sta creando discussioni e disagi nel Paese. A L’Aquila, le polemiche sulla Zfu e sui presunti 90 milioni di fondi decurtati continuano a distrarre tutti, politici e cittadini, dai problemi concreti della ricostruzione. Nel frattempo, gli abruzzesi continuano a mantenere un Consiglio regionale “fantasma”: quello composto da ex consiglieri, vedove di ex consiglieri e dai loro figli studenti fino ai 26 anni di età, che continua a costare 320.000 euro al mese, 5 milioni e mezzo di euro l’anno. 60 milioni di euro, per i prossimi dieci; quasi quanto i fondi necessari per istituire la sbandierata Zfu.Malgrado i recenti annunci di tagli ai costi della politica, non bisogna arrivare fino in fondo alle otto pagine del Bilancio di previsione 2012 del Consiglio regionale, attualmente al vaglio delle Commissioni, per trovare la prima amara sorpresa. Basta fermarsi, infatti, ai primissimi due capitoli per scoprire che in Abruzzo, oltre all’attuale Consiglio regionale che ci costa già 7 milioni e 730 mila euro ogni anno, contribuiamo con le nostre tasse a mantenere un’altra eterea, invisibile Assemblea. La seconda voce di bilancio, infatti, si riferisce ai costi di un Consiglio regionale “fantasma” composto da ex consiglieri, vedove e orfani che ci costano 5 milioni e mezzo di euro l’anno. 320.000 euro al mese. E per mesi, esattamente dal 10 agosto scorso, abbiamo sentito parlare di crisi catastrofica e di presunti tagli ai costi della politica. Tagli del 10% e innalzamento dell’età minima a 65 anni. I limiti ai nuovi vitalizi inizieranno dalla prossima legislatura ma ciò non impedirà di continuare a pagare 5 milioni e mezzo di euro all’anno per chi non c’è più. Questo – ci hanno spiegato – è il massimo che si poteva fare per fronteggiare una crisi economica che rischia di cancellare l’euro e l’intera Comunità europea  in pochi mesi. Ma, la realtà, non è così. Per recuperare almeno quei soldi basterebbe abrogare o modificare una legge regionale con un’altra legge regionale.

Per il diritto del lavoro, infatti, quei 5 milioni e mezzo di euro vengono versati ogni anno come “indennizzo differito” e non come “pensione” contributiva o di anzianità, quella cioè dovuta ai lavoratori che producono, pagano i contributi per una lontana, sempre più improbabile pensione. I 134 vitalizi, da quello di 1.064 euro staccato a favore di tale Maria Di Clemente a quello di 4.397 staccato ogni mese a Gaetano Novello, non sono regolati e tassati giuridicamente come contributi pensionistici o tantomeno sono inviolabili “diritti acquisiti” dietro i quali vorrebbero nascondersi i politici. Quelli che chiamiamo “vitalizi” sono una parte dello stipendio mensile dei Consiglieri riscosso in “differita” , secondo modi e forme decise da leggi regionali ordinarie. In pratica, un costo “nascosto”, un vero e proprio “pacco” della passata politica “champagne” divenuto, negli anni, incontrollabile. A conferma di ciò, lo scorso 10 agosto, l’attuale Assemblea regionale proprio tramite una semplice legge- quella fatta per fronteggiare i preoccupanti venti di crisi – decideva che, da quest’anno, anche il solo Ufficio di Presidenza, composto da 5 Consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, può bastare a deliberare per il futuro detrazioni e- udite udite- aumenti del vitalizio del 10%. Si sono pure lasciati la libertà di aumentarsi di nuovo, alla prima distrazione, i vitalizi.

Un privilegio osceno alla faccia di tutti i cittadini appena colpiti da una super stangata che renderà ancora più misero il loro già precario tenore di vita. E non basta: altro che tagli, alla lista dei 134 “servitori” della patria e alle loro fortunate famiglie si aggiungeranno presto i nomi di altri 71 fortunati ex consiglieri abruzzesi destinati, allo stato delle cose, a far salire ulteriormente queste cifre. Le proiezioni economiche ci spiegano che, tra meno di dieci anni, se le cose rimarranno così, arriveremo al paradosso di pagare più per gli “ex” consiglieri che per i consiglieri realmente seduti in Consiglio regionale. Per capire il volume reale di queste cifre, inusuali per i comuni cittadini, si deve tener conto che, secondo le stime, i fondi di bilancio da reperire per istituire la Zfu dell’Aquila ammonterebbero a 90 milioni di euro. Mentre ne spenderemmo realmente, nei prossimi 10 anni, più di 60 milioni solo per gli “ex” consiglieri. 320 mila euro è il fatturato annuale di una piccola azienda: la Regione “brucia” ogni mese la stessa cifra in “vitalizi”, che possono essere abrogati o, perlomeno ridotti al minimo da leggi regionali, atti votati e approvati da chi ora siede in Consiglio regionale. Altro che politiche per lo sviluppo. Fino adesso, sia chiaro, non è stato fatto alcun taglio a queste cifre che pesano e peseranno ancor più sul nostro futuro. La voce nel bilancio di previsione 2012 ne è una prova tangibile, al di là delle opinioni e delle chiacchiere.

Le ragioni per la quali l’Italia è stata “commissariata” dalle Banche e dall’Europa è che questo tipo di privilegi di stampo medioevale sono considerati nel resto di Europa misure fuori dal tempo, inconcepibili, sicuramente improduttive e assolutamente insostenibili soprattuto per lo Stato europeo più bisognoso di crediti economici (tramite l’acquisto dei famosi BtP), con il più alto debito pubblico, con la crescita economica più bassa e con la previsione di una ulteriore diminuzione dello 0,5% del Pil. Proprio l’incapacità di rimediare a queste assurdità ci è costata anche l’umiliazione di essere “commissariati” dagli altri Paesi europei.

Non vogliamo istigare l’”invidia sociale” di marxista memoria  ma, solo ieri sera, abbiamo tutti visto un Ministro del Governo piangere in conferenza stampa al solo pensiero degli enormi sacrifici che verrano chiesti ai cittadini pensionati che dovranno rinunciare, con una pensione di mille euro, all’adeguamento del costo della vita. Tra meno di 10 anni, sia chiaro anche questo, questi pensionati saranno tutti condannati alla povertà. Non staremmo qui a fare i conti ai politici se fossimo vissuti in un Paese dove si fosse garantito, negli ultimi 20 anni, almeno un ciclo economico di crescita veramente virtuoso. I dati testimoniano invece che, negli ultimi trent’anni, siamo stati amministrati in maniera disastrosa. Mentre sono cresciute le disparità e i privilegi delle caste, la maggioranza dei cittadini ha visto perdere il valore del loro lavoro, ancor più delle proprie pensioni. E oggi il governo ci chiede di reintrodurre l’Ici, ridurre le pensioni e aumentare le tasse regionali: tasse sul lavoro vero, concreto e sudato.

La situazione è ormai insostenibile per tutti. E’ lecito, quindi, chiedere un estremo atto di responsabilità agli attuali Consiglieri regionali ad eliminare gli assurdi privilegi della stessa classe politica passata che ci ha lasciato una tale eredità? E’ lecito chiedere ai politici di riprendersi da quello strano incantesimo che colpisce chiunque entri nel Palazzo, impedendogli di cogliere la drammatica realtà? E’ lecito chiedere la fine di annunci di finti tagli che finiranno per esasperare i cittadini, con effetti imprevedibili ed incontrollabili?
Su Facebook esiste già una pagina di “indignati d’Abruzzo” contro i vitalizi. Girano da tempo su Internet gli elenchi dei politici che godono del vitalizio. E quante sorprese! Prima che questi elenchi si trasformino in vere e proprie liste di proscrizione, non è più saggio un gesto di concreta responsabilità ed intervenire subito? Non vi viene il sospetto che, facendo i furbi oggi, chi verrà dopo di voi, non percependo più i vitalizi, vi punirà in maniera ancora più severa? Ci rendiamo conto che questo gioco di “mors tua, vitalizio meo” diventa sempre più cinico e rischioso per tutti? La festa è finita, e non per colpa nostra.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore –  IlCapoluogo.it]

* Tabella tratte da Il Tempo (di Stefano Buda)


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