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Montagne da vivere: il progetto di Laura Sette per bambini e famiglie nel cuore del Parco del Gran Sasso

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Ve la ricordate Laura Sette? La giovane allevatrice aquilana che intervistammo tempo fa, e che in seguito ha indossato i panni di dama della Bolla all’ultima Perdonanza Celestiniana.

L’AQUILA – Ve la ricordate Laura Sette? La giovane allevatrice aquilana che intervistammo tempo fa, e che in seguito ha indossato i panni di dama della Bolla all’ultima Perdonanza Celestiniana. L’abbiamo ritrovata questa volta nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, impegnata grazie a un bando del Parco all’interno del progetto Esploratori con gusto. Domenica 14 settembre, nella Valle di Porcinaro, ha organizzato “Montagne da vivere”, una giornata gratuita pensata per bambini e persone con disabilità, tra mucche, sorrisi e attività a contatto con la natura.

L’evento ha intrecciato zootecnia, educazione ambientale e inclusione sociale. I piccoli partecipanti, accompagnati dalle famiglie, hanno giocato con puzzle e disegni, si sono cimentati in attività sensoriali e nei giochi di una volta. Poi l’incontro ravvicinato con le mucche Charolaise e un momento di pet therapy, prima della passeggiata lungo la Via Cecilia, accanto alla sorgente del Vomano. A tutti è stata offerta una merenda personalizzata, preparata con prodotti locali dal panificio Pane e Dolci di Stefano Ciccarella.

Per Laura Sette è stato un nuovo passo in un percorso che negli ultimi mesi l’ha vista aprire una macelleria agricola e lavorare all’avvio di una fattoria didattica. «Sto seguendo il corso di formazione e questo autunno riprenderò le lezioni a Capestrano – racconta – intanto, con eventi come questo, iniziamo a mettere tasselli concreti: inclusione, educazione e valorizzazione delle nostre montagne».

Durante la giornata, Laura ha voluto anche condividere con i più piccoli anche un pezzo della memoria familiare, una testimonianza letta e donata ai bambini presenti: la storia dell’Azienda Agricola Sette, nata dalla forza e dalla passione del padre Santino e dello zio Silvio. «Credo fortemente in quello che facciamo, nel mio futuro e nell’azienda – ha raccontato – e devo sempre ringraziare loro, i fondatori dell’attività. Oggi sono anche otto giorni precisi che lo zio è venuto a mancare: vedere quel colle, dove hanno sacrificato e lavorato una vita intera, mi ricorda ogni volta quanto dobbiamo a chi ci ha preceduto».

Una giornata che ha unito tradizione e innovazione, e che mostra come le nuove generazioni possano dare vita a un’agricoltura capace di creare comunità, oltre che prodotti.