Montagne aquilane, animali invisibili e dove trovarli

di Alessio Ludovici | 12 Maggio 2021, @06:05 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Con Federico Striglioni, zoologo del Parco Gran Sasso, non ci sentiamo da un po’. “Facciamo due animali di cui non si parla mai?”. Sfondi una porta aperta Federì, ho un debole per quelli di cui non si parla mai. Più o meno così, dopo lupi, orsi, ecc, mi sono ritrovato ad ascoltare il mio zoologo di fiducia istruirmi su donnole e caprioli, due animali di cui non si parla mai.

Donnole e caprioli, sì. Ci sono entrambi nei nostri territori, vediamo un po’ come se la cavano. Le donnole in particolare sono proprio invisibili, eppure ci sono, e dalla notte dei tempi convivono con gli essere umani, ma a questo ci arriviamo tra un po’. La donnola è il più piccolo dei mustelidi, “la femmina pesa circa un etto, il maschio due”, due scriccioli. A volte in città capita di vedere dei mustelidi della dimensione dei gatti, per tutti, per me, sono donnole, ma è impossibile, sono molto più piccole in realtà.

Tanto piccolo quanto importante.

“La donnola – racconta infatti Federico – non se la fila nessuno, anche perché non ha alcun valore economico, ma è importantissima. E’ uno di quegli animali che svolge fondamentali servizi ecosistemici.” Ricordate l’effetto Yellowstone dei lupi? Ecco, la stessa cosa, ma in miniatura praticamente visto che è il più piccolo mammifero d’Europa. E qual è questo servizio? “La donnola regola la popolazione di roditori e l’uomo lo sa – o almeno sapeva – da tempo. Già i romani le allevavano proprio per tenere a bada le popolazioni di topi o arvicole.

“Oggi nessuno si preoccupa più dei roditori in città, ma se non ci sono è solo per le massicce campagne di disinfestazione”. Veleno. Per i topi se ne usa uno a scoppio ritardato perché sono intelligenti, se morissero subito nessuno ci tornerebbe nelle trappole, per cui muoiono dopo qualche giorno. Veleno che da qualche parte poi finisce. Nella terra, nelle acque, nelle piante, negli stomaci di altri carnivori, compresa la nostra piccola donnola. Non stiamo dicendo di avere una donnola in casa, “anche perché è un animale un po’ difficile”, ma anche in città sarebbe importante garantire delle fasce di verde non attrezzato in cui questi animali possano svolgere la loro funzione e risparmiarci soldi e veleno.

Ce ne sono ovviamente anche sul Gran Sasso, nel nostro Parco. “Ha un habitat che va da 0 a 2000 metri, predilige le zone arbustive, i roveti, è lì che vive. E’ ancora poco studiata ma ne sono stati avvistati degli esemplari completamente bianchi e ci siamo incuriositi”. Il colore bianco è segnale di un possibile adattamento al bianco delle nevi, una mimetizzazione dai rapaci che le cacciano. Di nuovo donnole e uomini. “Del resto il nostro patrimonio genetico è molto più vicino al loro che a quello di animali più comuni”. Anche alcuni comportamenti sono simili, tra le donnole, infatti, fanno tutto le femmine.

E il capriolo? In realtà ultimamente ne sono stati avvistati diversi, sia nella pineta di Roio che sui Boschi Aquilani. “La popolazione di questo ungulato è in espansione, anche grazie al progressivo abbandono delle terre coltivate dal dopoguerra in poi. E’ infatti un animale che predilige le aree miste, in cui si alternano bosco e radure. Sul Gran Sasso è tornato dal Parco Nazionale d’Abruzzo, lì invece era stato reintrodotto”. Anche il capriolo è un cervide solitario, un brucatore, il suo cibo prediletto sono le gemme e anche per questo la sua popolazione va tenuta sotto controllo e trovato il giusto compromesso tra uomo e natura. Le piccole gemme degli alberi soffrirebbero di una sovrappopolazione di caprioli. Sono i delicati equilibri della natura. Il caso dei caprioli ci permette di accennare a un tema spinoso, la caccia. Sui caprioli, infatti, ci sono in Italia esempi virtuosi di gestione e controllo della popolazione – che ad esempio non ci sono sui cinghiali dove le braccate la fanno da padrone senza risolvere alcunché – anche in collaborazione con le associazioni ambientaliste e quelle venatorie. “il caso del capriolo potrebbe fare scuola, educare e migliorare la gestione degli ungulati”. 

Federì ma come ti è venuto in mente di parlare delle donnole? “Ho trovato l’orto tutto bucherellato dalle arvicole, e mi sono venute in mente le donnole”. Alla prossima!

 


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