Montagna, rifugio “Panepucci” completamente accessibile entro l’autunno

di Marianna Gianforte | 06 Febbraio 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
rifugio panepucci
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L’AQUILA – Un “Panepucci” nuovo di zecca, accessibile completamente anche alle persone disabili e i sentieri che vi conducono percorribili con joëlette. Così sarà il rifugio che svetterà forse già tra pochi mesi sul versante nord-orientale del monte San Franco, nel massiccio del Gran Sasso e all’interno del territorio del Comune di Pizzoli. Quota 1.700 metri, il rifugio – dedicato alla fine degli anni Settanta all’alpinista Antonella Panepucci Alessandri, morta durante una discesa dal Corno Grande nel 1976 – cattura il cuore di chi lo vive: piccolo, accogliente, profumato di formaggio passito e di vino buono, declinato da centinaia di passi che lo hanno percorso. Qualcuno racconta di splendide giornate vissute lì dentro 20 anni fa festeggiando la fine dell’anno. Neve, luna piena, freddo, e dentro, al caldo, un gruppo di amici insieme a ridere e a volersi bene, brindando alla fine dell’anno prima di partire all’alba con i ramponi verso il San Franco, per dare il benvenuto al nuovo anno. C’era, quella notte, anche Sergio Giglioli, il compianto fondatore del gruppo Grotte e Forre “F. De Marchi” del Cai L’Aquila; ma questa è un’altra storia che, semmai, verrà raccontata a dovere. 

rifugio panepucci oggiDicevamo: sarà un piccolo gioiello il nuovo rifugio, improntato al principio della sostenibilità, compatibilmente con i vincoli imposti dalla tutela delle aree protette. Un gioiello non soltanto per questo, ma anche e soprattutto per una vera e propria rivoluzione culturale che, speriamo, possa spingere a simili esperienze molto presto non soltanto altri rifugi in Abruzzo, del Cai e non, ma in tutta Italia: “l’Antonella” sarà, infatti, completamente accessibile anche ai disabili sia all’interno, sia all’esterno. Un piccolo miracolo che si realizza grazie alla sensibilità della gente di montagna, che ha nel Dna la ricerca delle pari opportunità, dell’unione e della collaborazione, della condivisione del benessere e della felicità. 

Al fianco delle donne e degli uomini della sezione aquilana del Cai ci sono anche tante persone della società civile, dell’associazionismo, delle professioni (come il gruppo di ingegneri che ha redatto il progetto lavorando insieme al consiglio direttivo del Cai) e le associazioni dei disabili; importante anche il contributo di Massimo Prosperococco, coordinatore delle associazioni per i disabili della provincia dell’Aquila. Insomma: ognuno fa e dà quel che sa e che può, come montagna insegna. E cosa ne nasce? Un progetto meraviglioso che permetterà a Massimo e tante altre persone con disabilità di godere e vivere i profumi, i panorami, le fatiche della montagna.

A spiegare come avverrà questo passaggio dal vecchio al nuovo rifugio, è il presidente della sezione del Cai L’Aquila, Vincenzo Brancadoro. Vincenzo Brancadoro

COME È NATA L’IDEA, O FORSE LA NECESSITÀ, DI RICOSTRUIRE IN MODO ACCESSIBILE PROPRIO IL RIFUGIO “PANEPUCCI”? “Nel 2018, all’inizio del primo mandato dell’attuale consiglio direttivo del Cai L’Aquila, la riqualificazione dei beni di proprietà (oltre alla sede nel centro storico la sezione è proprietaria di tre rifugi, il “Panepucci”, il “Garibaldi” e il bivacco “Bafile”) era una priorità, dato che il degrado delle strutture in quota richiedeva un intervento importante di restauro. Il “Panepucci” si prestava in maniera particolare a un intervento che lo potesse rendere accessibile alle persone con disabilità, perché – a differenza del “Garibaldi”, struttura tutelata dai Beni culturali – poteva essere “ripensato”, modificandone gli spazi interni, modulandoli al fine di poter essere utilizzato da chiunque. Anche il sentiero di accesso principale, dal versante settentrionale di monte San Franco, è in effetti uno stradone facilmente percorribile anche con la joëlette, una speciale carrozzina mono-ruota con la quale si può trasportare una persona con disabilità motorie o psichiche”.

COSA VUOL DIRE “RIFUGIO ACCESSIBILE”? “Il termine accessibile per me vuol dire accogliente. Un’accoglienza vera, spontanea, senza sovrastrutture mentali, senza disagio né difficoltà: ogni persona, se le condizioni della montagna lo permettono, sia essa “abile” o no, deve avere la possibilità di nutrire il proprio spirito, godendo della selvaggia bellezza dei monti, dei silenzi e della rigogliosa natura delle quote più alte. Accedere a un rifugio, potersi muovere liberamente al suo interno, senza barriere, senza limitazioni, passare una notte perduti in uno dei boschi più belli dell’intero Abruzzo, può dare il senso profondo di una libertà ritrovata. Ogni essere umano dovrebbe poter “accedere” a tutto questo”.

UN RIFUGIO APERTO E FRUIBILE DA TUTTI INDICA UNA PROFONDA SENSIBILITÀ DEL CAI VERSO L’INCLUSIONE ANCHE IN MONTAGNA. “Credo che il Club alpino italiano non vada confuso con altre realtà associative, che certamente operano nel sociale più e meglio del Cai. Però i fini statutari del sodalizio indicano due strade da percorrere: la formazione in alpinismo (nel senso più ampio), con l’informazione a vantaggio dei tanti che, non possedendo l’esperienza necessaria, hanno bisogno di essere accompagnati nel corretto approccio al mondo della montagna, dal punto di vista tecnico e culturale. Per logica conseguenza, c’è poi la via della tutela della natura alpina e della sua cura. Il Club alpino italiano, però, non fa distinzione fra “normodotati” e “diversamente abili”; vuole anzi dare all’agire di ciascuno una ispirazione al senso civico, un segno di apertura per chi, meno fortunato, deve fare i conti con gli ostacoli e le difficoltà che un modo disattento nel gestire la cosa pubblica spesso non conosce o che non vuole rimuovere. Come sovente accade, tocca all’associazionismo, quindi al singolo, dare risposte che la nostra civiltà difficilmente sa dare”.

CI SARÀ UNA RETE SENTIERISTICA ATTORNO AL RIFUGIO, ANCH’ESSA ACCESSIBILE? “Il rifugio “Panepucci”, che con affetto molti chiamano “Antonella”, è accessibile da Nord (dal passo delle Capannelle) e da Sud (dal valico di San Franco). Verso Est c’è un bellissimo sentiero che dal rifugio porta nel cuore del bosco e della valle del Chiarino. Sarà cura del Cai, mantenere questi percorsi liberi e puliti, accessibili per le joëlette”.

QUALI SONO GLI ATTORI COINVOLTI NEL PROGETTO? “La sezione, con un percorso progettuale basato sulla massima trasparenza, ha riscosso l’apprezzamento della presidenza generale. L’iter da noi intrapreso, impostato sul coinvolgimento delle migliori realtà che operano nel mondo della montagna, sta portando a un risultato che farà scuola a livello nazionale. Il Cai centrale, quindi, ha finanziato una parte dei lavori, come anche la Regione Abruzzo, per importanti cifre. Il Comune di Pizzoli e il Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga hanno appoggiato il progetto e – pur con qualche ritardo sulla tabella di marcia – hanno rilasciato senza difficoltà le necessarie autorizzazioni. Occorre dire che il team di progettisti ha intrapreso un percorso includente, operando importanti scelte tecniche in base ai suggerimenti venuti anche dal mondo dell’associazionismo che si occupa di disabilità, recependo indicazioni preziosissime. Abbiamo riscontrato sempre grande attenzione e gratitudine, quasi stupore, per la strada scelta e la motivazione alla base delle nostre azioni”.

QUALI SONO IL COSTO DEI LAVORI E LE TEMPISTICHE? “I costi per la demolizione e la ricostruzione del nuovo “Panepucci”, oltre ai citati finanziamenti del Cai centrale e della Regione, verranno coperti dalle agevolazioni legate al superbonus 110% e al sisma-bonus, possibilità oggi a disposizione che permetteranno alla sezione di non gravare sulle proprie scarne risorse. Il 9° Reggimento Alpini, di stanza all’Aquila, provvederà, con il suo battaglione “Vicenza” del Genio militare, allo smontaggio del vecchio manufatto, venendo incontro alle esigenze di velocità ed efficienza dettate dalla stretta tempistica e dai cicli di riproduzione della fauna selvatica stanziale nell’area. Riusciremo a restituire ai soci un rifugio a costo zero per il corpo sociale. I lavori per il nuovo rifugio inizieranno a giugno e dovranno essere completati entro la fine dell’autunno”.

PERCHÉ IL PANEPUCCI È COSÌ AMATO? “Per me che l’ho conosciuta, per chi come me la ricorda, Antonella Panepucci era e resta una bella persona, sorridente e appassionata della montagna in ogni stagione, in ogni condizione. Il rifugio (un ricovero per mezzi utilizzato nel corso di uno sciagurato e per fortuna mai nato progetto per la realizzazione di un carosello sciistico nell’area ovest del Gran Sasso) fu acquisito e sistemato dalla sezione aquilana del Cai, che ne fece – dagli anni ’70 – un punto aggregante per gli escursionisti. La figura di Antonella, morta in montagna ma viva nella memoria di tanti, così ricordata, porta con sé il germe della schiettezza, della semplicità, del buonumore, che tanto bene fanno a tutti noi”.

COSA PENSA DEL FATTO CHE SIAMO TRA I PRIMI NELL’APPENNINO E FORSE ANCHE IN ITALIA A REALIZZARE UN RIFUGIO ACCESSIBILE? “Sulle Alpi, come sugli Appennini, ci sono molti rifugi raggiungibili anche in automobile, che vengono fatti passare per accessibili quando, al loro interno, non hanno spazi progettati e dedicati alla disabilità: altra faccenda è, infatti, costruire una struttura con le porte delle giuste dimensioni, con i letti e le mensole posizionati alle giuste altezze, con i servizi pensati per le esigenze di persone con difficoltà, con i percorsi sensoriali interni ed esterni per gli ipovedenti, con le sedie a rotelle a disposizione per i movimenti all’interno e le joëlette per gli spostamenti all’esterno. È un’altra cosa, è un’idea che si concretizza, ispirata da un pensiero rispettoso, che fa parte del Dna della gente di montagna: il compagno in difficoltà lo si aspetta, lo si aiuta, lo si trasporta se non può andare da solo. In fondo è semplice”

rifugio panepucciLA SCHEDA DEL PROGETTO.

I LAVORI. Il progetto è un piano di recupero che punta a conservare “l’Antonella”, come i più affezionati chiamano il rifugio Panepucci, come vero e proprio presidio culturale in quota. A partire da giugno di quest’anno, quando i cantieri apriranno, verrà dapprima smontato, rimosso e demolito, mentre i moduli –- realizzati direttamente all’interno dello stabilimento di lavoro – verranno montati sul nuovo basamento in struttura mista in conglomerato cementizio armato e acciaio (che sostituirà l’attuale in cemento). Anche la struttura metallica prefabbricata “Morteo-Soprefin”, non più a norma dal punto di vista sismico ed energetico, verrà estrapolata: al suo posto una struttura preassemblata in acciaio e legno che risponda ad esigenze tecnologiche e di sicurezza al passo con i tempi. Per trasportare i moduli (ma anche per portare via i rifiuti edili) sarà necessario l’utilizzo di un elicottero (oltre ai mezzi pesanti per alcuni tipi di rifiuti). Infine, i pezzi del nuovo rifugio saranno assemblati e rifiniti.

CARATTERISTICHE ARCHITETTONICHE. Il rifugio sarà fruibile da tutti. Innanzitutto, è ubicato lungo sentieri classificati come percorribili da joëlette. Per questo motivo è stata prevista la dotazione per il rifugio di queste particolari carrozzelle da fuori strada a ruota unica in grado di permettere gite su percorsi montani a persone con disabilità. Le facciate del rifugio sono in lamiera di alluminio. Le porte esterne e interne avranno le dimensioni idonee a permettere il passaggio anche a persone con disabilità, mentre il servizio igienico interno comune è dotato di dispositivi per la fruizione da parte anche di persone disabili.

 

 


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