Montagna da preferire al mare, l’Abruzzo aquilano spera nel turismo post lockdown

di Marco Signori | 20 Aprile 2020, @06:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Della fase 2 dell’emergenza coronavirus si conosce ancora poco, ma la paventata convivenza con le mascherine e gli assembramenti da evitare sembrano privilegiare la montagna al mare per le vacanze estive. E dall’Altopiano delle Rocche al Gran Sasso, passando per borghi e vallate, l’Abruzzo aquilano potrebbe vivere un piccolo riscatto sul fronte dell’agognato sviluppo turistico.

Prime conferme arrivano da alcuni operatori ai quali proprio in questi giorni sono state confermate le prenotazioni per i prossimi mesi caldi e la presenza di molte seconde case nei paesi che circondano il capoluogo fa ben sperare in quanto a presenze.

“Le regole relative al distanziamento sociale porteranno gli ospiti a preferire luoghi all’aperto ma senza affollamento. Si tratterà soprattutto di un turismo di prossimità, infraregionale, con flussi diretti in prevalenza verso le seconde case di proprietà, percepite come luogo conosciuto e sicuro”, riporta il documento previsionale Skipass Panorama Turismo di Jfc, nota società di consulenza turistica e marketing territoriale.

È stato lo stesso presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, d’altra parte, ad affermare come sia “chiaro che se si va a fare una ferrata sulle Dolomiti, scalando da soli una delle tre cime di Lavaredo, il rischio di contrarre il virus è piuttosto basso, mentre se si va in contesti affollati è diverso”.

Vede il bicchiere mezzo pieno Stefano Cardelli, architetto e imprenditore, di quelli che negli anni ha dato un contributo allo sviluppo dei piccoli borghi delle aree interne, in particolare nel Gran Sasso aquilano: “Le nostre realtà saranno avvantaggiate – dice a L’Aquila Blog – , abbiamo sempre praticato turismo senza rumori e clamori, adesso la densità abitativa fa la differenza”.

“La qualità dell’aria”, fa osservare, “per i tanti che oggi sono in casa sarà un beneficio impagabile, e credo a nessuno verrà in mente di andare in vacanza a fare le file o in mezzo alle folle”.

Cardelli plaude alla proposta di un bonus turismo, lanciata dalla società cooperativa Il Bosso, che ha chiesto alla Regione di incentivare famiglie e imprese attraverso una somma da destinare a una vacanza esperienziale in Abruzzo e fa notare come “un altro vantaggio della ricettività dei nostri comuni è rappresentato dal fatto che è costituito da piccole strutture, in alcuni casi addirittura con camere con ingressi autonomi o addirittura vere e proprie abitazioni come a Santo Stefano di Sessanio”.

Dopo anni, insomma, ragiona Cardelli, la pandemia potrebbe dare una svolta nella direzione del modello turistico proposto dall’entroterra abruzzese, “un concetto che accosta l’ospite alla comunità locale, a misura di lentezza, cultura locale e antiche tradizioni”.

“Noi ne avremo un enorme vantaggio”, è sicuro l’architetto, che solo pochi giorni prima di Pasqua dice di aver ricevuto una richiesta di prenotazione per la sua struttura per una numerosa comitiva per settembre: “Abbiamo accettato – dice – anche se con tutte le riserve del caso”.

“Le persone che sento e con cui mi interfaccio sono tutte pronte a tornare, addirittura”, racconta Cardelli, “c’è un maniscalco toscano con cui avevo rapporti quando mi occupavo di cavalli che mi ha scritto di avere nostalgia di tornare a Campo Imperatore, a lui se ne sono aggiungi tanti altri, appena possibile farò un incontro di endurance per tornare a vivere i nostri luoghi”.

Certo, per le attività di ristorazione qualche preoccupazione c’è, considerando che le riaperture si immaginano con forti restrizioni a partire dalla grande riduzione del numero dei coperti.

“Per i locali non grandi o dei centri storici sarà un problema”, ammette Cardelli, “anche per i bar, com’è possibile fare il servizio? La tecnicalità delle riaperture diventa difficile. C’erano molte piccole esperienze che si erano fatte largo, ma molti hanno provato a fare ristorazione o accoglienza pensando fosse la cosa più facile del mondo, ma se non sei preparato non ce la puoi fare, anche perché i margini non sono così ampi. Per tante strutture, soprattutto nate da poco, la vedo dura, molte chiuderanno”.

La Confcommercio, intanto, torna a chiedere alla Regione provvedimenti immediati sulla liquidità: “Gli esercenti non hanno soldi per pagare le spese, di certo non si mettono a fare investimenti”, dice il direttore dell’associazione di categoria Celso Cioni, a proposito della parte della legge Cura Abruzzo che ha limitato alle spese per attrezzature le risorse destinate ai commercianti.

“Chiediamo di utilizzare i fondi europei, non spesi per varie ragioni, che sarebbero una quantità utile al settore – aggiunge – di rivedere i fondi destinati al masterplan, perché non è detto che quelle infrastrutture abbiano oggi la stessa priorità di quando sono state immaginate”.

Anche Cioni, tuttavia, sul turismo montano si dice fiducioso: “Sull’Altopiano delle Rocche si registrano molte conferme per l’estate, da Roma arriveranno in molti anche perché l’insofferenza a stare in casa per chi vive in una grande città si fa sentire”.

 


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