Monopoly: dietro questo gioco senza tempo c’è tanta proprietà intellettuale

di Redazione | 24 Settembre 2020 @ 07:15 | LA LEGGE E LA DIFESA
Print Friendly and PDF

Nel 1935, negli Stati Uniti nasce il Monopoly: il gioco da tavolo che prende il suo nome dal concetto economico di monopolio, il dominio del mercato da parte di un singolo venditore. Complessivamente il gioco è stato concesso in licenza in più di 103 Paesi e stampato in oltre trentasette lingue. In Italia venne commercializzato a partire dal 1936 da una nuova casa editrice: Editrice Giochi. Dal 1991 è di proprietà della Hasbro che dichiara che dalla sua prima edizione è stato giocato da oltre 750 milioni di persone.

Il brevetto è scaduto, ma la tutela del prodotto passa ormai per altre forme di protezione: copyright, marchio, design, e una continua affermazione di originalità tramite piccole varianti di gioco o altre versioni secondarie, lanciate anche in co-branding con altre aziende. Quindi il gioco da tavolo è sì un’opera creativa che merita di essere tutelata, ma per farlo occorre ricorrere a soluzioni diverse, volte a proteggere diverse parti del gioco.

***

Il Codice della Proprietà Industriale prevede che non possono essere considerati come oggetto di brevetto per invenzione i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciale ed i programmi di elaboratore (CPI, art. 45 comma 2 lettera b). Questa regola vale anche a livello europeo per tutti gli Stati firmatari della Convenzione sulla Concessione dei Brevetti Europei (EPC, art. 52 paragrafo 2 lettera c). Al contrario – come per quanto accade per i metodi di allenamento e per i metodi di business – l’ordinamento statunitense prevede la possibilità di presentare domanda per brevetto (patent) su un nuovo gioco da tavolo. Questa soluzione è un’ottima opzione se si progetta di commercializzare il gioco negli Stati Uniti (che sono il mercato dei giochi da tavolo più grande al mondo).

Ciononostante, una prima pragmatica soluzione è sicuramente considerare i singoli elementi che compongono il gioco. Infatti, presi singolarmente, questi elementi possono essere facilmente ricompresi all’interno delle categorie elencate della LdA (Legge d’Autore).

Ci riferiamo, ad esempio:

  • ai disegni realizzati per illustrare il gioco (LdA, art. 2 n. 5, disegni),
  • al suo regolamento e alle sue istruzioni (LdA, art. 2 n. 1, opere letterarie),
  • nomi di personaggi, ecc.

Inoltre, anche il format di gioco nel suo complesso, ancorché sufficientemente dettagliato, potrebbe risultare un’opera protetta dal diritto di autore.

Una seconda soluzione è considerare il gioco nel suo complesso come opera creativa dell’ingegno. L’elenco delle opere protette fornito dalla LdA – sebbene non preveda i giochi al suo interno – è comunemente inteso come esemplificativo e non esaustivo, sia dalla dottrina che dalla giurisprudenza.

Ricordiamo che il carattere creativo è determinato da due fattori principali:

  • Novità – ovvero gli elementi essenziali e caratterizzanti dell’opera devono essere diversi dagli elementi presenti in opere antecedenti;
  • Originalità – ovvero l’opera può definirsi originale quando è il risultato di un’attività dell’ingegno umano non banale.

La giurisprudenza sostiene che il concetto di creatività prescinde da un’assoluta novità e originalità, ritenendosi tutelabili anche idee modeste e nozioni semplici (Cass. Sent. n. 5089/2004 e n. 20925/2005) purché esse siano colte nella loro individualità, quale oggetto di elaborazione personale di carattere creativo da parte dell’autore (Cass. Sent. n. 8597/2003).


Print Friendly and PDF

TAGS