TERAMO – Dopo l’appello del fratello di Luca Perazzini, arriva anche la denuncia della famiglia di Christian Gualdi. I due alpinisti, entrambi originari di Sant’Arcangelo di Romagna, sono morti il 22 dicembre scorso sul Gran Sasso. Ora i familiari chiedono alla Procura di Teramo di fare chiarezza su quanto accaduto durante le ore drammatiche in cui i due sono rimasti bloccati a oltre 2700 metri d’altitudine.
Christian Gualdi, mentre lottava contro il gelo e la tempesta, ha composto il numero dei soccorsi per 17 volte. La prima chiamata risale alle 14:52, l’ultima intorno alle 21:00. Accanto a lui c’era l’amico di sempre, Luca. Nessuna delle richieste disperate è bastata a salvarli. I loro corpi sono stati ritrovati cinque giorni dopo, nel Vallone dell’Inferno, appena le condizioni meteo hanno consentito l’intervento.
Nel nuovo esposto presentato dai legali della famiglia Gualdi, si chiede di verificare se le operazioni di soccorso siano state gestite nel modo corretto. La domanda è semplice, ma dolorosa: si è fatto davvero tutto il possibile per salvarli?
Tra i punti sollevati, uno riguarda in modo diretto la mancata attivazione – o il ritardo nell’attivazione – di mezzi aerei in grado di affrontare condizioni estreme. Il riferimento è agli elicotteri HH-101 “Caesar” dell’Aeronautica Militare, basati a Cervia, che possono intervenire anche con visibilità ridotta, vento forte e durante la notte.
“Vogliamo sapere se quei mezzi sono stati attivati tempestivamente e usati in modo adeguato”, dichiarano gli avvocati. “Qui non si tratta solo di stabilire delle responsabilità: c’è in gioco il diritto alla verità, e soprattutto il diritto alla vita. Anche in montagna. Anche quando tutto sembra impossibile.”
L’inchiesta aperta dalla Procura di Teramo ipotizza omicidio colposo a carico di ignoti. Nessuna accusa, per ora, ma le famiglie dei due alpinisti vogliono risposte.







