Minori e nuclei madre/figli, più di 300 in affidamento ai servizi sociali all’Aquila

di Alessio Ludovici | 19 Novembre 2020, @01:11 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Sono più di 300, minori o nuclei madre/figlio minore, le persone in affido presso le strutture di accoglienza dedicate del territorio dell’Aquila. E’ quanto emerso durante la seduta della Commissione politiche sociali del consiglio comunale dell’Aquila questa mattina, convocata dalla Presidente Mancinelli per ascoltare i responsabili delle strutture e fare il punto sull’accoglienza, la governance ed il funzionamento di questa rete di servizi sociali anche alla luce dell’emergenza Covid. 
Ad illustrare la situazione la dottoressa Silvia Caruso del Servizio Politiche Sociali del Comune che ha fatto il quadro: al 2019 erano 322 i soggetti a carico, di questi 124 stranieri, tra questi ultimi rientrano sia i minori non accompagnati richiedenti asilo politico sia i cosiddetti migranti economici, sempre minori. 
La gestione del servizio si base su un avviso del 2016 con il quale si è costruito un Albo di strutture, previ controlli a monte per l’accreditamento delle stesse fatti da Comune, vigili, Asl, Tribunali, Questure ecc. che sono anche gli enti che affidano poi gli ospiti.
La copertura finanziaria è invece assicurata per la gran parte dal Fondo nazionale per l’accoglienza per circa 1milione e 100mila euro e la restante parte da fondi propri del Comune, per circa 580mila. E’ ai Comuni, infatti, che la legge affida i compiti di tutela di queste situazioni.
La governance dell’accoglienza vede in campo molteplici attori, oltre al Comune nelle sue varie articolazioni, ci sono, ognuno per le proprie competenze, la Asl, il Tribunale dei minori o le Prefetture a seconda dei casi, le Procure e ovviamente le strutture stesse che per ogni ospite devono costruire un Pei, un Progetto Educativo Individualizzato che definisce un percorso di integrazione e di crescita dei ragazzi in tutti gli aspetti della loro vita, dalla scuola all’inserimento lavorativo e sociale. Il Pei viene periodicamente aggiornato e verificato con gli assistenti sociali e gli enti interessati. Ci sono poi i controlli, due quelli annuali della Polizia Municipale, più quelli degli altri attori coinvolti. Alla filiera si sono aggiunti i Tutori, una figura creata negli ultimi anni. Prima infatti la responsabilità di tutti i minori era del Sindaco o di chi ne fa le veci, con grandi difficoltà perché i minori hanno continuamente il bisogno di autorizzazioni, firme, per ottenere documenti o partecipare a una gita scolastica, ecc. I tutori, che operano gratuitamente, vengono formati preliminarmente e poi assegnati ai ragazzi, all’Aquila sono state le stesse comunità a chiedere di partecipare all’istituzione di questa rete di Tutori, un controllo esterno in più per le comunità ma uno strumento di facilitazione all’integrazione per i ragazzi.
Diverse le criticità emerse nella discussione in Commissione e fatte emergere dai rappresentati dalle strutture audite quest’oggi – Cenacolo degli Angeli, Crescere Insieme, Futura, FuturaAquila, Fenice. 
Innanzitutto le previsioni della Legge 47 del 2017, che prevede la possibilità di proseguire un percorso di accoglienza nelle comunità anche dopo il compimento della maggiore età e fino ai 21 anni. Sono i tribunali che, se individuano situazioni particolarmente meritevoli, possono autorizzare il proseguio amministrativo di un minore. L’altro è l’emergenza Covid. Una circolare della Prefettura infatti chiedeva per i periodi di lockdown di non procedere alle dimissioni degli ospiti al compimento della maggiore età. Due ulteriori servizi di cui le comunità si sono fatte carico ma che ancora non vengono liquidate dal Comune. 
Ci sono poi dei ritardi anche nei pagamenti delle fatture ordinarie – tutte le spese delle strutture di accoglienza sono rendicontate –  il Comune ha comunque assicurato una rapida risoluzione della problematica.
Sempre sul Covid sono pochi finora i casi di positivi riscontrati, due le strutture interessate, i responsabili di  queste concerto con la Asl e gli enti hanno attivato specifici protocolli di intervento. Tutte comunque sono convenzionate con Dante Labs per screening periodici, e una delle strutture coinvolte ha implementato anche azioni di circoscrizione del contagio ulteriori, in isolamento sono stati messi sia i positivi nelle apposite camere dedicate a un’eventuale emergenza Covid, sia i negativi, “un lockdown domiciliare” lo ha definito uno dei responsabili, con l’intento, e lo sforzo anche personale degli operatori e degli ospiti, di fermare la catena di contagi ed impedire che gli operatori, equiparati dalla Asl al personale sanitario, possano portare il virus fuori dalle strutture stesse. Le cose sembrano funzionare. Sono decine i professionisti impegnati nell’accoglienza, operatori sociali, psicologi, assistenti sociali, ecc. Un mondo poco conosciuto. In particolare è emblematico il dato emerso oggi, sui 322 ospiti del 2019 solo un terzo è straniero. Un dato che cozza con molti luoghi comuni. Sui restanti 198 i commissari non hanno chiesto lumi, non sappiamo se si tratta di minori, o mamme con minori, aquilane, abruzzesi o cosa e quali sono le fragilità di vita – sentenze, violenze, povertà, ecc – che le costringono ad affidarsi ai servizi sociali. Da parte dei commissari c’è la volontà di mettersi a disposizione di questo mondo, se Lelio De Santis ha chiesto di essere più puntuali nel liquidare le fatture, la Iorio ha richiesto un maggiore coinvolgimento conoscitivo, Dundee e Albano hanno ringraziato per il grande sforzo che stanno facendo gli operatori in questo periodo. Della Pelle, in chiusura di Commissione, ha ipotizzato per il futuro, superata l’emergenza Covid, una visita dei commissari presso le strutture al fine di prendere ulteriore contezza del lavoro delle stesse e dei percorsi di integrazione dei loro ospiti. 

 


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