Militari davanti Montecitorio: “Vogliamo veri diritti”

di Redazione | 08 Ottobre 2020 @ 12:56 | ATTUALITA'
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ROMA – C’erano anche numerosi abruzzesi iscritti all’U.S.I.F. (Unione Sindacale Italiana Finanzieri) – sindacato della Guardia di Finanza – ieri, mercoledì 7 ottobre, a Roma in piazza Montecitorio per partecipare alla manifestazione contro il ddl “Corda” licenziato dalla Camera, che a detta dei rappresentanti dei sindacati militari “non rappresenta quello slancio in avanti che il personale militare auspicava, anzi è addirittura un passo indietro rispetto all’attuale sistema interno della rappresentanza militare”. Presente, in piazza, anche il segretario nazionale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha sposato appieno la causa dell’Usif, che ha salutato i presenti, tra cui anche Paolo Bove, responsabile nazionale della comunicazione Usif e referente regionale Abruzzo. Spiega un comunicato congiunto: “La sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 2018 ha rimosso il divieto di costituire o associarsi in sindacato in capo ai militari delle Forze Armate e agli appartenenti alle forze di polizia ad ordinamento militare. La decisione della Consulta era l’occasione per riconoscere ai militari ciò che è stato negato per oltre 70 anni per ammodernare e uniformare i tre diversi modelli di relazioni sindacali che oggi insistono all’interno del comparto sicurezza e difesa”. E invece il ddl contestato ha deluso le aspettative dei militari su molti punti: “L’attribuzione al giudice amministrativo delle controversie in materia di comportamento antisindacale, le notevoli e numerose ingerenze alla vita sociale dei sindacati, i paletti posti per le cariche dirigenziali del sindacato e per i distacchi, il computo della rappresentatività sulla forza effettiva e non su quella sindacalizzata, l’esclusione dei criteri di articolazione dell’orario di lavoro e della mobilità tra le materie di competenza del sindacato, l’impossibilità di tutelare effettivamente il personale nei procedimenti disciplinari, e l’incomprensibile divieto di usufruire di uno spazio interno come avviene in tutti i sindacati militari europei e nelle nostre forze di Polizia”. In sostanza, per i militari il ddl Corda è “inadeguato e non rispondente a quanto stabilito dalla sentenza n. 120/2018 della Corte Costituzionale e dalla giurisprudenza”. Di qui, la manifestazione di ieri al fine di “sensibilizzare i senatori a ripensare e modificare il ddl in corso di trattazione”.

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Anche  il Nuovo Sindacato Carabinieri è sceso in piazza, a Montecitorio. I Carabinieri, insieme ai Fratelli della Guardia di Finanza e delle Forze Armate, nonostante le minacce dello Stato Maggiore Difesa e il tempo inclemente, hanno manifestato in piazza per ottenere “veri diritti ai militari che ricostruirebbero le nostre Istituzioni, dandogli il giusto slancio e una mentalità aderente per al presente e al futuro.  Cosi’ Roberto Di Stefano, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri, che aggiunge: “Lo dico forte ai Colleghi, che dopo decenni di voglia di diritti come i Fratelli della Polstato e della Penitenziaria, sono lì alla finestra, ad aspettare che altri dedichino tempo e risorse personali nel tentativo di migliorare anche le loro condizioni, perché solo attraverso la tutela di ognuno si possono tutelare i diritti e le legittime aspettative di Tutti Noi. Contro quella discrezionalità esercitata dagli Stati Maggiori e protetta da chi in questi ultimi anni ha dimenticato il proprio ruolo di rappresentante e ha fatto da foglia di fico a questo sistema malato e che produce solo disaffezione, ingiustizie e malcontento. Ieri, in piazza, ho sentito un segretario di uno dei sindacati presenti dire al senatore Mininno, venuto da Noi in piazza insieme ad altri parlamentari per esprimere solidarietà e l’impegno di poter migliorare la legge in discussione, che è meglio tenersi la Rappresentanza Militare invece di questa legge. NSC dice no a questa idea, probabilmente espressa da uno dei tanti doppiocappellisti che non ha ancora compreso, nella sua bipolarità di pensiero, che se scendi in piazza da sindacalista non puoi proprio pensare che sia meglio un sistema inefficiente e oggettivamente fallimentare che ha evidenziato da tanti anni come ci sia bisogno di una sindacalizzazione vera, come quella goduta dalle polizie ad ordinamento civile. Non è accettabile che un dirigente sindacale difenda ancora questo sistema inadeguato, è tempo di maturare una vera filosofia sindacale. Diciamo no perché la legge Corda, già approvata alla Camera, dimostrerà come anche l’amministrazione avrà seri problemi di credibilità e di funzionamento se non ci sarà una legislazione capace di dare reali diritti sindacali. NSC ha già espresso in diversi contesti istituzionali dove e come, quasi in ogni articolo, la legge non risponde alle esigenze sindacali e alla necessità di diritti per i Militari, e siamo per un totale ribaltamento della stessa o per l’approvazione di quella in tempi rapidi al Senato senza modifiche. Che non si cambi qualche virgola solo per perdere tempo e pensare di continuare a prendere in giro le richieste delle OOSS militari prendendo tempo inutile. Abbiamo già ribadito nelle Commissioni parlamentari che basterebbe con pochissimi articoli dare la stessa legge in vigore per i sindacati delle Forze di Polizia civili ai Militari. 40 anni di una legge che ha dimostrato, attraverso i dovuti aggiornamenti, come non ci sia stato il minimo problema né attentati alla solidità e alla lealtà della Polizia di Stato e Penitenziaria verso lo Stato,verso gli Italiani. La retorica della militarità – continua – è poi, a tratti imbarazzante e ormai pleonastica, e se non bastano le mancate richieste di spiegazioni chieste a chi tirava in ballo questo argomento, basta leggere la lettera di SMD riguardo la manifestazione di ieri per comprendere cosa significhi “militarità”: prevaricazione, discrezionalità, minacce e arroganza, quando il militare osi pensare di poter rivendicare diritti garantiti dalla Costituzione, povero illuso, Cittadino di serie C (anche secondo i politici che hanno disegnato e approvato questa legge alla Camera). Nel totale silenzio del Ministro della Difesa, nel totale diniego all’incontro con le OOSS, di incontri chiesti a lui, ai Politici, ai Segretari di Partito. Ma alle proclamazioni di essere dalla parte delle Forze dell’Ordine di tutto il panorama politico corrisponde sempre una mancanza di giusta attenzione nei fatti. Ieri è stata una giornata storica, che ha segnato un altro passo verso la consapevolezza che anche Noi Militari abbiamo gli stessi diritti dei nostri Concittadini, che ogni giorno proteggiamo scendendo in strada in divisa e mettendo cuore e cervello a disposizione delle Comunità, tutelandone i diritti. Mi sarebbe piaciuto che oltre a quei Parlamentari che sono venuti a condividere un momento di sano progresso civile, ai tanti Cittadini che passando ci hanno chiesto perché fossimo in piazza a manifestare, fossero venuti anche i nostri dirigenti, i nostri ufficiali, a sentire il perché della nostra presenza davanti al Parlamento, a darci una mano condividendo idee e visioni sul benessere dei Carabinieri. Invece sono purtroppo arroccati a quel mantra del bisogno di comunicazione predicato durante i rapporti, che però coincide solo con la loro e mai dei loro sottoposti, altra inutile retorica. Ricordo ai miei Collegi Ufficiali che dire di essere pronti all’ascolto ma poi non prendere in considerazione quello che gli viene detto indica ed evidenzia proprio il contrario. “È tempo di partecipazione. Chiedo ai Colleghi di avvicinarsi, di chiedere, di aumentare la conoscenza sul bisogno delle tutele e ricordo a tutti, a Noi, ai Generali, ai Politici, che i Militari giurano fedeltà alla Costituzione e a nessun’altro. Stiamo già andando nelle caserme, non abbiate timore, è vostro diritto informarvi e non sarete sottoposti a rivendicazioni o azioni disciplinari se parlate con noi. Concludo ribadendo che Vogliamo veri diritti come quelli delle Polizie civili o subito la legge Corda). Gli spazi per la nostra attività sociale ce li prenderemo evidenziando come una cattiva legge non risponde né alle esigenze delle tutele e dei diritti né al funzionamento corretto e delle istituzioni”.


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