Migranti e pandemia, rimpatri e ricollocamenti anche in Abruzzo. Lamorgese fa il punto: “Irresponsabili le strumentalizzazioni”

di Redazione | 03 Settembre 2020 @ 13:17 | ATTUALITA'
Lamorgese
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ROMA – In una estate segnata dalle polemiche sui migranti il ministro dell’Interno Lamorgese ha voluto fare il punto della situazione in una lunga intervista al Foglio: “3,98% i migranti positivi”. Polemiche che hanno infiammato anche l’Abruzzo. Di questa mattina la notizia dei 25 migranti di Paterno che verranno spostati a tra Vasto e L’Aquila, con i militanti della Lega e il candidato sindaco Genovesi ad Avezzano impegnati da giorni nella battaglia contro i 25 migranti. Scene già viste all’Aquila, in occasioni della positività riscontrata tra gli ospiti di una struttura a Pettino.  
“Ogni migrante che arriva sulle nostre coste -, ha spiegato il Ministro al Foglio -, viene sottoposto a tampone. Uno sforzo organizzativo importante. Vediamo. 

Le critiche, da destra e da sinistra
“Non voglio fare inutili polemiche, non è mia abitudine. Però dobbiamo fare chiarezza: il fenomeno migratorio al quale stiamo assistendo riguarda per la gran parte i barchini autonomi che ci sono sempre stati e che sono difficili da fermare se non intervenendo sui paesi di partenza. Per quel che riguarda l’assistenza dei migranti salvati in mare, è falso affermare che le cose non sono cambiate. Un tempo, veniva messa in discussione la possibilità di offrire un porto sicuro a queste operazioni di Search and Rescue. Da un anno, questo non accade più. Il porto sicuro viene indicato nel momento in cui c’è la certezza che vi siano tutte le condizioni per poter autorizzare lo sbarco in sicurezza: strutture idonee, capacità dell’accoglienza, precauzioni sanitarie, che oggi vengono garantite dal trasbordo sulle navi quarantena. Non pretendiamo di fermare un fenomeno complesso come l’immigrazione, come voleva fare utopisticamente qualcuno. Semplicemente cerchiamo di governarlo, affrontando tutte le difficoltà del caso”.

Gli sbarchi a Lampedusa
“E’ inutile nasconderci – ha dichiarato Lamorgese – a Lampedusa ci sono problemi che stiamo cercando di risolvere. Non sono problemi legati a un’inefficienza dello stato, ma sono problemi legati a una doppia emergenza: una grave pandemia e un flusso migratorio massiccio che arriva da un paese, come la Tunisia, che sta attraversando mesi di crisi istituzionale. Solo per fissare alcuni numeri: tra i 12 mila arrivi che abbiamo avuto tra luglio e agosto, 6.300 sono i migranti che arrivano dalla Tunisia, per i quali, a partire dal 27 luglio, abbiamo già riavviato le operazioni di rimpatrio con i voli charter: tra luglio e agosto, abbiamo rimandato in Tunisia 394 persone e ogni settimana partono due aerei per rimpatriare 80 tunisini in forza dell’accordo esistente con il governo di Tunisi.”

La gestione del virus
Come detto ogni migrante che sbarca viene sottoposto a tampone, e messo sotto sorveglianza sanitaria. Al termine della quarantena viene fatto un tampone di uscita ha spiegato il ministro. Solo a Lampedusa sono circa 900 le unità di personale impegnata tra Croce Rossa e militari. Sono già 5 le navi covid in cui isolare chi è tenuto alla quarantena.

Rimpatri e ricollocamenti
“Questo è un punto chiave nella gestione del fenomeno migratorio”. “I numeri possono dire poco ma, mai come oggi, sono molto importanti perché ci indicano un cambio di direzione. Da settembre 2019 a oggi, i trasferiti in undici paesi che hanno aderito al meccanismo di ridistribuzione volontaria definito a Malta sono stati 689: 369 sono andati in Francia e 238 in Germania. Di questi, 500 prima del lockdown e 189 dopo. In totale, le quote offerte dagli undici paesi volenterosi sono 1.737, di cui 1.242 dopo il vertice di Malta del 23 settembre 2019”.
L’accordo di Malta è stato un punto di svolta ha spiegato il Ministro, “hi arriva in Italia, non arriva più solo nel nostro paese ma in Europa” ed è questa la strada su cui continuare a lavorare.

L’Europa
“Mi aspetto molto – continua il ministro Lamorgese sul Foglio – Auspico fortemente che si riparta dall’accordo di Malta. Mi auguro che non vi sia alcun passo indietro e, anzi, si compia un passo in avanti. La grande novità di Malta, è bene ribadirlo, consiste nel fatto che il paese che accetta la ricollocazione è chiamato poi ad occuparsi di tutta la procedura del riconoscimento della protezione internazionale e, eventualmente, qualora non ci fossero i presupposti, anche del rimpatrio. E mi aspetto, dunque, che vi sia un sistema di ricollocazione non più su base volontaria ma su base obbligatoria”.

Recovery fund e sanzioni per i paesi del patto di Visegrad
“Penso che sia un’idea da non sottovalutare. E ritengo che passare dall’approccio volontario all’approccio obbligatorio significhi anche questo: accettare che vi siano sanzioni per chi non rispetta gli accordi. Se vogliamo un’Europa integrata, dobbiamo partire da qui”. 

 


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