Metanodotto Sulmona Foligno, i comitati: “Non serve al paese ma solo ai profitti”

di Redazione | 01 Dicembre 2022 @ 14:13 | AMBIENTE
No alla centrale termoelettrica
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SULMONA – La nota dei Comitati cittadini per l’ambiente Coordinamento No Hub del Gas: “Nello stesso giorno in cui il Ministero dell’Ambiente ha firmato il decreto di autorizzazione del metanodotto Sulmona – Foligno il ministro Pichetto ha finalmente ammesso ciò che noi andiamo dicendo da anni, e cioè che il metanodotto non serve al nostro Paese ma serve esclusivamente per incrementare i profitti della Snam e dell’Eni. 

In tutti questi anni  i vari governi hanno estratto, dal loro cilindro delle menzogne, le più stravaganti motivazioni per attribuire alla Linea Adriatica (metanodotto e centrale di compressione) l’etichetta di ”opera strategica”: “indispensabile per assicurare le necessarie forniture al sistema energetico nazionale (le forniture sono state garantite con l’attuale rete anche in presenza di picchi relativi a condizioni climatiche di carattere eccezionale), diversificare le fonti di approvvigionamento  (l’Italia è il Paese europeo meglio diversificato); insufficienza della rete infrastrutturale  (la rete nazionale gasdotti è sovradimensionata e sottoutilizzata);  l’impianto di compressione di Sulmona serve a spingere il gas sino a Minerbio, anzi serve per “assicurare la tempestività dell’aumento di capacità di trasporto per gli ulteriori quantitativi di gas naturale disponibili in corrispondenza del “campo di stoccaggio” di Fiume Treste  (in questi anni i consumi di gas sono sempre stati in calo rispetto alla data di presentazione del progetto). Ed ora viene tirata in ballo la guerra in Ucraina che nulla ha a che vedere con la necessità di realizzare la “Linea Adriatica” perché dall’inizio del conflitto abbiamo importato ed esportato quantitativi di gas come mai avvenuto in precedenza e, ovviamente, con l’attuale rete d gasdotti. Tutte bugie che abbiamo puntualmente dimostrato e smontato.  Il ministro Pichetto, intervenendo alla Commissione Ambiente del Senato, ha svelato invece che la Linea Adriatica – della quale fa parte la centrale di compressione di Case Pente e il metanodotto Sulmona – Foligno – “consentirà all’Italia, grazie alla sua centralità nel Mediterraneo, di divenire un hub europeo del gas”. Tradotto in parole povere questo significa che il gas che transiterà per Sulmona e lungo l’Appennino sarà rivenduto all’estero e ciò gonfierà gli utili delle multinazionali del settore fossile, in primo luogo della Snam e dell’Eni. 

Da un lato avremo lo sventramento dell’Appennino centrale, l’abbattimento di milioni di alberi, l’alterazione della biodiversità naturale, l’eliminazione dell’uso civico, la compromissione di aree archeologiche, l’aumento del rischio per la salute e la sicurezza dei cittadini (proprio tre giorni fa è scoppiato un altro gasdotto della Snam, – si veda il link https://www.ilmeridianonews.it/2022/11/campania-paura-tra-2-province-esplode-metanodotto-scuole-chiuse-nelle-citta-della-zona/…-, danni irreparabili alle attività economiche, come agricoltura e turismo: quindi l’impoverimento complessivo dei territori attraversati. Dall’altro avremo, invece, flussi di denaro che annualmente finiranno nelle casse di queste grandi società; le stesse che, grazie alla guerra in Ucraina, hanno realizzato enormi extraprofitti a danno dei consumatori italiani. Trattano i nostri territori come se fossero delle colonie da spolpare e chi vi abita come se fossero dei sudditi ignoranti, disposti a subire tutto. Il governo (o meglio, tutti i governi succedutisi fino ad oggi) svolge unicamente il ruolo di passacarte, di mero esecutore al servizio degli interessi dei padroni del vapore.

Ma oltre al danno si aggiungerà la beffa. Infatti, non solo le multinazionali del fossile ingrasseranno sempre di più, ma tutte le spese verranno scaricate addosso ai cittadini – consumatori che per almeno 50 anni saranno costretti a pagare i costi di ammortamento dell’intera opera (metanodotto e centrale) attraverso la bolletta energetica. E non parliamo di inezie: si tratta di ben 2 miliardi e 338 milioni di euro.

Ma, poi, è realistico il sogno di trasformare il nostro Paese in un hub del gas? Su questo è lecito nutrire fortissimi dubbi: non solo perché i combustibili fossili, se vogliamo salvare il clima e con esso il nostro pianeta, hanno ormai il destino segnato, ma soprattutto perché gli altri Paesi europei si stanno attrezzando autonomamente per la transizione energetica e non stanno aspettando il gas che potrebbe arrivare dall’Italia, il quale sarebbe sicuramente tardivo e più costoso rispetto ad altre soluzioni. Insomma, c’è il rischio che le future generazioni si ritrovino con enormi tubi e impianti inservibili e nello stesso tempo con il territorio e l’ambiente profondamente alterati. 

I Comuni devono scegliere: o fare come il presidente della Regione Marco Marsilio che, in cambio dei trenta denari di ipotetici “ristori”, ha tradito l’Abruzzo e i suoi abitanti; oppure mostrare la schiena diritta ed opporsi con ogni mezzo a questa gigantesca operazione di saccheggio economico e territoriale. 

Auspichiamo che tutti i Comuni coinvolti in questo demenziale progetto si coalizzino ed impugnino davanti al TAR Lazio l’autorizzazione ministeriale. Ci auguriamo, inoltre, che il Comune di Sulmona convochi immediatamente l’annunciato Consiglio comunale straordinario, aperto alla partecipazione dei cittadini, al fine di assumere tutte le decisioni del caso. E’ tempo che la politica torni a svolgere il suo ruolo che è quello di difendere e tutelare i diritti dei cittadini e del territorio!”

 

         


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