Metanodotto Snam, da Paganica nuovo No all’opera

di Alessio Ludovici | 05 Aprile 2024 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – A luglio l’inizio dei lavori per il metanodotto che da Sulmona raggiungerà Foligno passando per L’Aquila, ma c’è ancora chi dice no. Ieri a Paganica l’assemblea organizzata dall‘Amministrazione separata degli usi civici (Asbuc) di Paganica e San Gregorio nella tensostruttura montata nella villa comunale del paese.

La tratta interesserà 17 comuni abruzzesi, e l’opera impatterà anche con 36 ettari di territorio di uso civico a ridosso di Paganica, classificati dal Piano regolatore generale del Comune dell’Aquila come “zona agricola di rispetto montano”.

Fernarndo Galletti, presidente dell’Asbuc, ha sottolineato i rischi dell’opera ricordando, come già altre volte in passato, quanto successo il 6 aprile del 2009 quando con il terremoto si tranciò un tubo del gas che produsse una voragine di circa 20 mq. “Noi abbiamo paura” ha ribadito Galletti che ha criticato la Snam anche per la totale mancanza di dialogo: “Non siamo mai stati cercati”. Critiche anche al Comune dell’Aquila, prima schierato per il no e che poi ha aperto alle compensazioni.

“E fondamentale che i cittadini prendano consapevolezza dei danni che questa scellerata opera determinerà, ed ecco perchè abbiamo organizzato questo incontro”spiega Il presidente Asbuc, Fernando Galletti.

“Saranno attraversati ettari ed ettari di bosco, compromesse aree di grande valenza paesaggistica e turistica, come quella della Madonna d’Appari. Il tubo passerà in certi casi addirittura a pochi metri dalle abitazioni, come in zona via Pescomaggiore. Come denunciamo da tempo saranno distrutte le preziose cave spontanee di tartufo, sulle quali si basa una micro-economia locale, con danni stimati, in prospettiva da una perizia da noi commissionata, per 42 milioni di euro”.

Critiche all’opera continuano ad arrivare anche dalla Valle Peligna, interessata da importanti mobilitazioni nel corso degli anni. “La Snam – scrive Mario Pizzolla in una lettera – continua ad ingannare l’opinione pubblica facendo credere che i suoi metanodotti possono trasportare idrogeno. In realtà si tratta di una smaccata operazione di greenwashing perché le tubature per il metano non sono idonee per il trasporto di idrogeno, essendo quest’ultimo un gas più espanso e soprattutto corrosivo. E’ possibile solo una miscelazione parziale che può arrivare al massimo al 10 per cento di idrogeno e al 90 per cento di metano, come dimostra lo stesso comunicato Snam relativo all’acquisto delle turbine per la centrale di compressione prevista a Case Pente.” 

“La Linea Adriatica potrà anche essere “hydrogen-ready”, ma non lo sono le condotte che saranno collegate alla Linea Adriatica. Affinché la rete metanifera italiana possa trasportare idrogeno bisognerebbe sostituirla completamente, il che ovviamente non è possibile.  L’idrogeno, inoltre, può avere un utilizzo limitato ad alcuni settori, come le industrie fortemente energivore e i trasporti di grandi dimensioni. Pertanto, è più logico e anche più conveniente produrlo in appositi distretti lì dove serve, come nel caso del progetto IGE a Corfinio, e non portarlo attraverso enormi idrogenodotti che dovrebbero partire addirittura dal continente africano, come è nei progetti dell’ENI.”

“Anche l’affermazione secondo cui la Snam intende raggiungere la neutralità carbonica sulle emissioni dirette entro il 2040 è una balla. Infatti, impianti come le centrali e i gasdotti hanno una vita tecnica di almeno 50 anni, durante i quali vengono spalmati gli enormi costi di costruzione che saranno pagati dai cittadini attraverso la bolletta energetica. Se la Snam avesse davvero come obiettivo il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2040 non dovrebbe costruire affatto questi nuovi impianti fossili che, se i programmi saranno rispettati, saranno pronti nella seconda metà di questo decennio. Quando sarà ancora più evidente ciò che è platealmente evidente già da oggi, e cioè che la centrale di Case Pente e la Linea Adriatica non servono assolutamente a nulla e l’unica ragione per cui la Snam costruisce tali impianti è perché realizza lauti guadagni su un appalto che è lievitato fino a 2 miliardi e 500 milioni di euro, che in parte saranno pagati dalla Unione Europea.”

“La loro inutilità è sotto gli occhi di tutti: la rete metanifera del nostro Paese è stata in grado di trasportare e distribuire nel 2005 86,2 miliardi di metri cubi di gas; nel 2023 i consumi di metano sono crollati a 61,5 miliardi di metri cubi e tutte le previsioni dicono che continueranno a scendere. L’talia ha sostituito quasi del tutto il gas russo con altre fonti senza che ci fosse la Linea Adriatica e non ha alcun problema di approvvigionamento, tanto che continua ad esportare all’estero il metano in surplus.”

Di Girolamo e Alessandrini (M5S): “A Paganica per dire no alla follia del metanodotto Snam

“Che questo governo e Snam non siano abituati ad ascoltare è cosa ben nota. Questo non significa che chi ha qualcosa da dire a questi signori debba rinunciare a farlo, anzi. La nostra presenza qui oggi (giovedì, ndr), a Paganica, testimonia semmai il contrario: noi del Movimento 5 Stelle ribadiamo la nostra ferma e convinta contrarietà a un’opera inutile e dannosa. Tra l’altro proprio qui a Paganica, in quel tragico 2009, le tubature del gas vennero tranciate di netto dalla forza del terremoto.
Il nostro personale ringraziamento va agli organizzatori e ai relatori dell’evento, in particolar modo a Ferdinando Galletti, Presidente ASBUC, e a Mario Pizzola del “Comitato cittadini per l’ambiente”.
In Senato e in Regione continueremo a far sentire la nostra voce e quella dei territori contrari allo scempio metanodotto.

Il futuro è nelle rinnovabili, lo sanno tutti, ma evidentemente qualcuno non l’ha ancora capito. Comprendiamo, non giustifichiamo, la scarsa predisposizione all’ascolto – innata e patologica in questo governo, tanto a Roma quanto in Abruzzo – ma qui si tratta di decisioni e scelte che avranno un forte impatto sull’ambiente, sulla biodiversità e sulle popolazioni di un’intera regione, si tratta di decisioni fondamentali per il futuro energetico del Paese. Si può essere anche così ciechi? Si può continuare a scegliere il passato? Loro lo stanno facendo. È la politica delle fossili e dei fossili: noi l’abbiamo sempre combattuta e continueremo a farlo – così in una nota la senatrice Gabriella Di Girolamo e la consigliera regionale Erika Alessandrini –

Metanodotto Snam devasterà territorio aquilano”: parte la mobilitazione nella gremita assemblea organizzata dall’Asbuc a Paganica

 L’AQUILA – “La sicurezza dei cittadini, l’economia e la qualità ambientale del territorio non sono negoziabili: il metanodotto Snam porterà solo danni, e nessun beneficio. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze a questa scellerata opera. A breve, centinaia di persone verranno contattate dall’azienda per cedere la servitù dei terreni interessati dal passaggio del metanodotto, in cambio di pochi spiccioli. Chiediamo di non firmare questo accordo, precisando che, nel caso di terreni non privati ma di uso civico, gli occupatori abusivi che cederanno diritti di cui non sono titolari, andranno incontro a quanto previsto dalla legge”.
Così Fernando Galletti, presidente dell’Amministrazione separata degli usi civici di Paganica e San Gregorio, nella gremita  tensostruttura della villa comunale di Paganica, nel corso dell’assemblea pubblica di ieri pomeriggio dedicata all’impatto ambientale, sociale ed economico che sarà causato dalla realizzazione del metanodotto della Snam, nel tratto Sulmona-Foligno, che interesserà 17 comuni abruzzesi, e con avvio dei lavori previsti a luglio prossimo, dal costo di 2,5 miliardi. Un’opera che attraverserà anche 36 ettari di territorio di uso civico a ridosso di Paganica, distruggendo come è stato ricordato, cave di tartufo con danni milionari, sorgenti, boschi vetusti, e passando a poche decine di metri dal celebre santuario della Madonna d’Appari; e anche in prossimità dei centri abitati.

Ad intervenire, tra gli altri, Mario Pizzola, in rappresentanza dei comitati cittadini della valle Peligna, il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, la senatrice M5s Gabriella Di Girolamo, per il comune dell’Aquila, l’assessore comunale all’Ambiente Fabrizio Taranta, della Lega, e il presidente della commissione territorio Guglielmo Santella, di L’Aquila futura, e ancora la consigliera comunale di L’Aquila coraggiosa, Simona Giannangeli, per Legambiente Mattia Lolli, per la Cgil Francesco Marrelli, l’ingegnere Claudio Panone. Assente invece il consigliere della Lega, e paganichese, Daniele Ferella.

“La Snam ha sempre negato ogni confronto – ha aggiunto Galletti -, a differenza di altre amministrazioni di uso civico, noi non firmeremo mai l’assenso al passaggio di una opera inutile che farà ricco solo chi la realizzerà, con costi che saranno caricati negli anni a venire sulle bollette, mentre noi per anni saremo attraversati da un cantiere largo ottanta metri, trasformati in servitù di passaggio del metano, che non andrà nemmeno a servire il consumo nazionale, che è in calo, ma destinato all’esportazione”.

Contestazioni dalla sala poi all’assessore Taranta, che da una parte ha ribadito la contrarietà del Comune all’opera, dall’altro, visti che i ricorsi al Tar sono stati respinti, ha considerato opportuno confrontarsi con la Snam per la mitigazione dell’impatto ambientale dell’opera, e sulla consistenza dei ristori. Al presidente di commissione Santella è stato poi fatto presente il “disinteresse” dell’amministrazione comunale per Paganica, per quanto riguarda ad esempio le fogne a cielo aperto, le persone che non possono rientrare nelle case ricostruite, per mancanza di sottoservizi e a causa dei palazzi adiacenti inagibili.

Pizzolla, nel replicare a Taranta, ha ricordato che “il Comune di Sulmona farà ricorso al Consiglio di Stato, e invito il Comune dell’Aquila a fare altrettanto. Inoltre si può chiedere la revisione della Via, e delle distanze minime, e lo si può fare per legge in Parlamento, si può chiedere una analisi costi e benefici, studio non è stato mai fatto. Dunque non è detto che occorre rassegnarsi e scendere a patti. Il metanodotto Linea adriatica si chiama così perché doveva passare sulla costa, poi si è deciso per l’assurdo tracciato nell’entroterra, in aree a fortissimo rischio sismico, e solo per risparmiare sull’acquisto dei terreni, e come hanno scritto nero su bianco, perché ci sarebbero state meno resistenze, pensando di trovare in loco, insomma, passivi cafoni. Per fare questo metanodotto saranno abbattuti due milioni di alberi, c’è chi dice cinque milioni, per fare un solo esempio dell’impatto. È un disastro ambientale che mai si è verificato sugli Appennini, altro che Appennini Parco d’Europa. Terreni e abitazioni verranno svalutate, e la Snam cosa offre in cambio? Solo 60 centesimi a metro quadro, una miseria”.

Il consigliere regionale Pietrucci ha parlato di “un’opera non più attuale e di retroguardia, antistorica, dai costi enormi. Il centrosinistra alla Regione non ha mai dato parere positivo, ha messo sempre i bastoni tra le ruote, per imporre di studiare un percorso alternativo, perché quello attuale non ha senso. Non dobbiamo dire che tanto l’opera si farà, e dunque meglio trattare e rassegnarsi. E’ arrivato il momento delle scelte, occorre dire da che parte stare, e in primis lo deve dire il Comune e la Regione, con atti concreti e conseguenti. Occorre una mobilitazione generale”.

Ha aggiunto la senatrice Di Girolamo: “occorre fare fronte comune con le altre regioni attraversate da questa sciagurata opera, inutile e dannosa, dire a basta a chi nel governo stende il tappeto alle grandi compagnie dei combustibili fossili, che rappresentano il passato”.

Mattia  Lolli ha ricordato che il tema vero è che le rinnovabili sono sempre più competitive, a Taranto è entrato in funzione un grande parco eolico off shore che produce energia pulita e inesauribile, che crea lavoro e indotto, mentre all’Abruzzo aquilano propongono il passato, dall’enorme impatto ambientale, ovvero un metanodotto antistorico, di fatto imposto dalle multinazionali del fossile, con i cittadini che dovrebbero tacere e andare con il cappello in mano a chiedere qualche spicciolo”.


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