Metanodotto Snam. Continua la protesta

di Redazione | 19 Settembre 2023 @ 10:59 | AMBIENTE
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SULMONA – “La forte scossa di terremoto di magnitudo 4,8, verificatasi nell’Appennino tosco-emiliano, è l’ennesima riprova che il mega gasdotto Linea Adriatica della Snam è incompatibile con territori altamente sismici quali sono quelli dell’Appennino. La Linea Adriatica, altrimenti conosciuta come “metanodotto dei terremoti”, è lunga 430 chilometri da Sulmona a Minerbio, attraversa sei Regioni e si snoda lungo le aree più fragili dell’Italia sotto il profilo sismico; sono le stesse aree già colpite recentemente dai disastrosi terremoti dell’Aquila nel 2009 e dell’Umbria e delle Marche nel 2016 e 2017″.

Così, una nota a firma di 17 tra associazioni e comitati che dicono no alla realizzazione del metanodotto Snam Linea Adriatica. 

“Il sisma, avvertito distintamente anche in Romagna, ha avuto purtroppo diversi precedenti nella medesima area, come i terremoti del 1918, del 1919, del 1542 e quello del 22 marzo 1661, di magnitudo 6,1, che causò la completa distruzione degli abitati vicino all’epicentro e crolli totali o parziali delle abitazioni anche a Cesena, Faenza e Forlì. I terremoti, oltre a provocare la rottura di ogni manufatto umano collocato lungo la linea di faglia, possono provocare frane  – prosegue la nota – che a loro volta innescano l’esplosione di gasdotti, come è accaduto tante volte in Italia, esponendo così ad ulteriori pericoli i cittadini che vivono in zone già a rischio. Si veda il caso di Mutignano di Pineto (TE) del 6 marzo 2015 quando, in seguito alla esplosione di un metanodotto Snam per uno smottamento di terreno, l’incendio causò distruzioni e danni fino a oltre 100 metri in tutta la zona circostante. Le distanze di sicurezza attualmente vigenti sono peraltro ridicole perché consentono di realizzare gasdotti anche a 30 metri dalle abitazioni.

Nonostante tali evidenze il Governo ha già autorizzato due dei tre tratti della Linea Adriatica e si appresta ad autorizzare il terzo. L’opera, che comprende anche una centrale di compressione a Sulmona (AQ), costerà ben 2 miliardi e 500 milioni di euro, che verranno pagati dai cittadini attraverso la bolletta del gas. Si tratta di un vero e proprio crimine economico in un Paese in cui vengono cancellati dal Pnrr i fondi per mettere in sicurezza i territori a rischio di dissesto idrogeologico; dissesti causati da eventi estremi derivanti dal cambiamento climatico, come le recenti alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna e le Marche, proprio due delle Regioni attraversate dal mega gasdotto.

Ma quello che è ancora più grave è che si tratta di un’opera totalmente inutile. La Linea Adriatica, infatti, era stata praticamente archiviata, sia dalla Snam che dal Governo. Ma è stata riesumata in seguito alla guerra in Ucraina, con il pretesto dell’emergenza energetica dovuta all’abbandono delle forniture di metano da parte della Russia.

Una emergenza che in realtà in Italia non c’è mai stata perché nel 2022 il nostro Paese ha avuto a disposizione più gas degli anni precedenti, tanto che ne ha esportato all’estero 4 miliardi e 600 milioni di metri cubi, un quantitativo maggiore della stessa produzione nazionale. Per di più lo scorso anno si è avuto un crollo dei consumi di metano, che sono passati dai 76 miliardi di metri cubi del 2021 a 68,5 miliardi del 2022. Nei primi sette mesi del 2023 i consumi di gas in Italia sono ulteriormente diminuiti del 15 per cento  rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (fonte: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), il che significa  che alla fine dell’anno essi potrebbero attestarsi intorno ai 60 miliardi di metri cubi o poco più. In buona sostanza l’Italia potrebbe raggiungere già entro quest’anno l’obiettivo che il PNIEC (Piano nazionale energia e clima) ha fissato per il 2030!

Attualmente l’Italia dispone di una capacità di importazione di gas di circa 90 miliardi di metri cubi (Russia esclusa) e di una rete metanifera interna che può assicurare il trasporto e la distribuzione di oltre 120 miliardi di metri cubi. Ciò nonostante il Governo persiste nell’imporre ai territori impianti che non servono assolutamente a nulla ma che, una volta realizzati, diventeranno investimenti stranded, cioè improduttivi, che però peseranno per i prossimi decenni sui bilanci familiari degli Italiani. Non solo la Linea Adriatica, il Governo vuole riempire il nostro Paese di rigassificatori, stoccaggi e depositi di GNL. Inoltre sono in programma altri metanodotti d’ingresso, come l’EastMed-Poseidon da Israele, il raddoppio del TAP, un nuovo gasdotto dall’Algeria e uno nuovo anche dalla Spagna. Siamo di fronte al una vera e propria follia che va fermata prima che produca danni irreparabili all’ambiente, al clima, all’economia dei territori e a quella nazionale. Chiediamo perciò – concludono associazioni e comitati -la cancellazione non solo della Linea Adriatica ma anche di tutte le altre infrastrutture energetiche in programma nel settore dei combustibili fossili, delle quali non c’è nessuna necessità ma che servono unicamente a rimpinguare i profitti della Snam e dell’ENI”

 

Chi sono i firmatari della nota

No Tubo Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo

Campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile

Rete No Rigass No GNL

Gruppo d’Intervento Giuridico

Coordinamento No Gasdotto Snam

No Hub del Gas Abruzzo

Mountain Wilderness

Pro Natura Italia

Comitati cittadini per l’ambiente Sulmona

Tavo Associazioni Ambientaliste Forlì

No Tap/Snam Brindisi

Redazione emergenzaclimatica.it

Orsa Pro Natura Peligna

WWF Forlì-Cesena

Comitato No devastazioni territoriali Umbria

Per il Clima Fuori dal Fossile Ravenna

Movimento civico Cesena Siamo Noi

 

 

 


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