NAVELLI. “Il metanodotto Sulmona – Foligno, con annessa centrale di compressione, è un’opera del tutto inutile che, qualora dovesse essere realizzata, provocherebbe danni molto gravi all’ambiente, alle economie locali e alla sicurezza dei cittadini. I suoi costi di costruzione, inoltre, causerebbero un aumento immotivato della bolletta energetica, già eccessivamente elevata, a carico dei consumatori italiani”.
È quanto si legge in una nota diramata dall’assemblea dei sindaci interessati dall’attraversamento dell’opera, che si è tenuta a Navelli.
“La non necessità di nuove infrastrutture energetiche – prosegue la nota – si evince dai consumi di gas dell’Italia che, dopo il picco massimo avutosi nel 2005 con 86,3 miliardi di metri cubi, sono costantemente in calo, fino a raggiungere il dato medio degli ultimi cinque anni di 71,5 miliardi di metri cubi. Tutte le previsioni per i prossimi anni danno i consumi di metano ulteriormente in calo, non solo in Italia ma in tutto il continente europeo. E ciò per il forte incremento delle fonti energetiche rinnovabili in vista dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi, con la riduzione del 55% della CO2 al 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica al 2050.
Molte sono le criticità dell’opera, tra cui spicca il rischio sismico. Il metanodotto, infatti, passerebbe lungo i territori più altamente sismici dell’Appennino Centrale, già tragicamente colpiti dal terremoto dell’Aquila del 2009 e da quelli del 2016 -17 che hanno interessato molti Comuni di Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio. E’ inaccettabile che un’opera di così rilevante impatto possa essere autorizzata senza gli studi sismici di dettaglio imposti dalla legislazione vigente e dalle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale.
Il metanodotto inoltre, provocherebbe danni elevati, e in molti casi permanenti, a territori di grandissima qualità ambientale, attraverso l’insensato abbattimento di milioni di alberi, la perdita di biodiversità e lo sconvolgimento degli habitat della fauna protetta, l’alterazione degli equilibri idrogeologici, oltre alla forte limitazione, e in ampie fasce anche la soppressione, dei diritti di uso civico.
Il metanodotto inciderà pesantemente anche sull’assetto e sulla programmazione urbanistica di diversi Comuni, interferendo direttamente con attività economiche e commerciali e mettendo a rischio la stessa incolumità pubblica, stante la mancanza delle distanze di sicurezza dalle suddette attività. In più punti, inoltre, la realizzazione della condotta avrà un impatto notevole su beni archeologici e culturali. Per molti Comuni l’interramento del metanodotto, con le relative servitù, comporterà impedimenti e consistenti limitazioni alle attività agricole.
La gravissima crisi climatica in atto, con temperature mai raggiute prima, ghiacciai che si sciolgono e crollano, una persistente siccità con conseguenti notevoli danni all’agricoltura, impongono l’abbandono delle fonti fossili – tra cui il metano, un gas climalterante più potente della C02 – e la loro sostituzione con fonti pulite e rinnovabili.
Diversamente il pianeta, e con esso la vita stessa di esseri umani, animali e piante, andrà incontro al collasso.
Per tutte queste validissime ragioni – conclude la nota- abbiamo chiesto al Governo, attraverso un dettagliato documento, di non autorizzare il metanodotto Sulmona – Foligno e nello stesso tempo un incontro al fine di approfondire tutte le tematiche connesse all’opera”.








