Messa Natale anticipata alle 18,30. Ecco le norme covid-19

Il Cristo veniente, 'luce per rischiarare gli angoli oscuri della nostra storia'

di don Daniele Pinton | 24 Dicembre 2020 @ 09:58 | CREDERE OGGI
natale 2020
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Sarà un Natale di luce per rischiarare gli angoli oscuri della nostra storia. Questa la sintesi del messaggio del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, rivolto all’Arcidiocesi di L’Aquila, per le festività natalizie 2020. 

La tradizionale messa nella notte di Natale e le celebrazioni del giorno della Solennità risentiranno della situazione pandemica in cui ci troviamo dal marzo di quest’anno, infatti tra le norme previste dal Dpcm del 3 dicembre 2020, l’inizio delle celebrazioni della Messa della Notte di Natale, sarà anticipato a prima del coprifuoco, che partirà alle 22, e quindi le celebrazioni in diocesi avranno luogo tra le 18 e le 20.

Quella presieduta dal Cardinale Arcivescovo, che inizialmente doveva essere celebrata nella Basilica di S. Maria di Collemaggio, per motivi tecnico organizzativi, avrà luogo nella Parrocchia di S. Francesco in Pettino a partire dalle ore 18:30.

 
La Conferenza episcopale italiana, qualche settimana fa, attraverso un comunicato ufficiale ha dichiarato che le Messe di Natale si svolgeranno “nella piena osservanza delle regole”, sia quelle previste dal DPCM del 3 dicembre che dalle linee guida dell’Unione europea, che ormai tutti conosciamo, per evitare la diffusione del contagio e che ‘sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco’, quindi presumibilmente tra le 18 e le 20.  
 
Anche Papa Francesco, in ottemperanza alla normativa vigente, ha deciso di anticipare la celebrazione della Messa della vigilia di Natale alle ore 19:30. La Sala stampa Vaticana, nel divulgare la notizia, ha fatto sapere che “la partecipazione alle celebrazioni sarà molto limitata”, aggiungendo che i fedeli partecipanti alle celebrazioni saranno “individuati secondo le modalità usate nei mesi scorsi, nel rispetto delle misure di protezione previste e salvo variazioni dovute alla situazione sanitaria”. 

Il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, come già ricordato dalla Conferenza Episcopale Italiana,

ha raccomandato ai sacerdoti  dell’Arcidiocesi di “continuare a curare le liturgie e gli incontri comunitari con una particolare cura e prudenza, quindi in condizioni di sicurezza  e nella piena osservanza delle norme”, come fatto fino ad oggi. Inoltre, per le celebrazioni della Notte di Natale ha suggerito ai parroci di “orientare i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno”.

Ai parroci sarà richiesto anche di evitare assembramenti tra i fedeli in chiesa, sia la sera della Vigilia che il giorno di Natale. Raccomandazione che è arrivata anche dalla Commissione europea, nelle linee guida sulle misure anti Covid per le festività, per scongiurare il rischio di una terza ondata della pandemia di Covid-19 dopo Capodanno, garantendo il distanziamento tra i banchi e l’uso obbligatorio delle mascherine.

Il Cardinale, pertanto, invita i sacerdoti a programmare le messe in modo tale che l’inizio e la durata siano in un orario compatibile con il cosiddetto “coprifuoco”, in modo da permettere ai fedeli di rientrare nelle loro abitazioni entro le ore 22. 

Nel suo messaggio per questo santo Natale rivolto alla comunità diocesana, il Cardinale Giuseppe Petrocchi, ha sottolineato come questo dovrà essere un Natale nel quale, pur essendoci tenebre spirituali e relazionali, deve accendersi la luce del Signore-che-viene.

Il primo Natale avvenne mentre Betlemme era avvolta dal buio. Siamo sempre più consapevoli che, pure in diversi settori della nostra società, sembra scendere una “notte culturale”, resa ancora più oscura dalla pandemia da Coronavirus. Anche in queste tenebre, spirituali e relazionali, deve accendersi la luce del Signore-che-viene! Come gli angeli che, “allora” annunciarono ai pastori la nascita del Salvatore, così la Chiesa proclama, oggi, la venuta di Gesù, Salvezza di ogni uomo e di tutto l’uomo. In Lui, infatti, troviamo il riscatto dal male e la Vita nuova, che ci rende davvero “nuove creature” (cfr. 2Cor 5,17). Proprio l’incontro con il Signore ci consente di non essere sopraffatti dalle avversità e ci rende vincenti nelle sfide, anche gravi, a cui la storia ci sottopone. Da soli, non ce l’avremmo fatta. Ma la grazia, ricevuta dall’Alto, ci consente di crescere nel “bene-fatto-bene”, frutto della carità: ricevuta, praticata e donata.

La Pandemia è una sfida. Non basta in queste situazioni un amore generico e standardizzato, ma sono necessarie forme di amore appropriate, perché l’amore non può essere coniugato in generale, ma deve trovare abiti nuovi, che gli consentano di essere vicini al prossimo. Noi stiamo passando come Chiesa e come società una fase di buio, ma la notte del credente non deve avere oscurità perché pur mancando un chiarore non si precipita nelle tenebre, perché la notte è sempre illuminata dalla Grazia e dalla presenza del Signore, in cui possiamo trovare spunti nuovi nel nostro cammino di santità.

È importante invocare l’Avvento della Parola nella nostra storia, per avere una lettura sapienziale degli eventi e vedere le strade da percorrere. La risposta sta nel “fare la verità nella carità” (cfr. Ef 4,15). Questo “metodo evangelico” funziona sempre, anche nelle situazioni peggiori. Non si risorge dalle macerie della propria esistenza se non si accetta, serenamente, che da soli non andiamo lontano e restiamo intrappolati nelle nostre debolezze. Dobbiamo fare i conti con la nostra fragilità.

Bisogna aumentare le dosi della carità che sa condividere, passando al senso dell’obbedienza all’amore di Dio, sapendo compatire, cioè farsi carico delle sofferenze degli altri per dare speranza, ma anche agendo insieme, come popolo, come comunità cristiana, perché da soli non possiamo contrastare questa calamità, ma solo insieme e con l’aiuto di Dio, possiamo superarla.

Con le persone che si incontreranno nelle celebrazioni natalizie, sarà opportuno ricordare come sia necessario accettare le limitazioni imposte dal tempo presente, per rendersi disponibili alla salvaguardia del bene comune. Sarà un Natale speciale, non da dimenticare, ma che ci vede come Chiesa, chiamati a testimoniare una maturità ecclesiale che passa dall’attenzione verso gli ultimi.

Oggi, più che mai siamo chiamati, con la grazia del Natale, a costruire una società a misura d’uomo: più capace di tessere relazioni autentiche e maturanti. Dobbiamo sbarazzarci dalle pretese di essere i “demiurghi” di noi stessi (cioè, gli unici artefici della nostra sorte). Occorre maturare un “umanesimo integrale”, aperto alla Trascendenza, e capace di promuovere il bene autentico, a livello generale e individuale. Il passo decisivo è puntare sul Vangelo, sapendo che «quello che Dio ti fa trovare, è più di quanto cerchi; quello che Dio ti dona è più dì quanto desideri»

Il contatto tra le persone deve tramutarsi in incontro, per creare un noi, nel quale esprime una familiarità una solidarietà, una comunità, perché in questo modo possiamo esprimere una reciproca appartenenza che ci porta a gioire e soffrire con le persone che incontriamo nel nostro quotidiano, frutto della grazie e frutto dell’amore.

Il Cardinale Petrocchi, nel suo messaggio alla Arcidiocesi ricorda anche, come papa Francesco abbia costantemente stimolato la Chiesa nell’individuare i nuovi sentieri che la Provvidenza di Dio ci presenta, per essere, come Chiesa, presenti in modo adeguato per compiere la volontà di Dio.

La pandemia è una crisi e da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori – continua Papa Francesco – Oggi abbiamo un’occasione per costruire qualcosa di diverso. Per esempio, possiamo far crescere un’economia di sviluppo integrale dei poveri e non di assistenzialismo». Per compiere questa “santa impresa” occorre «partire dall’amore di Dio, ponendo le periferie al centro e gli ultimi al primo posto.

Ecco il testo integrale del messaggio del Cardinale Petrocchi:

Messaggio di Natale 2020 del cardinale Petrocchi


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